“L’Etologia applicata agli animali domestici”

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L’Etologia applicata agli animali domestici

L’importanza di conoscere il comportamento degli animali per poter avere un corretto approccio con essi

di Dottoressa Sara Maffi
pubblicato su http://www.justdog.it/    mercoledì 25 giugno 2014   
 
L’Etologia è lo studio biologico del comportamento animale.Il comportamento può essere definito come ciò che un animale fa e come lo fa, l’insieme delle attività direttamente e oggettivamente osservabili nell’individuo. Tutte quelle azioni e reazioni manifestate in risposta a fattori interni e/o stimoli esterni. Va posta attenzione sui “fattori interni”, in quanto parlando di comportamento bisogna tenere in considerazione anche la mente animale e tutti i processi mentali che avvengono nel sistema nervoso centrale e che non sono direttamente osservabili (processi cognitivi, emotivi, motivazionali).

Studiare la cognizione animale significa studiare i processi mentali degli animali e in che modo questi processi determinano il comportamento adattativo, ossia studiare come un animale acquisisce, elabora, immagazzina le informazioni e utilizza la conoscenza che ha del proprio ambiente fisico e sociale per agire su di esso (percezione, apprendimento, memoria e processi di decisione).Uno strumento importante nell’Etologia è l’Etogramma, ovvero la classificazione del repertorio comportamentale delle specie animali. Ogni specie animale ha dei comportamenti specifici che sono innati, presenti già alla nascita e codificati nel genoma.

Nel comportamento in generale entrano però in gioco anche tutti quei comportamenti che vengono appresi dopo la nascita attraverso l’apprendimento (comportamenti appresi).L’apprendimento è un processo di acquisizione di informazioni caratterizzato da modificazioni durature della capacità di comportarsi di un organismo in seguito a particolari esperienze specifiche.Attraverso l’apprendimento si ha l’acquisizione di nuove informazioni, conoscenze, risposte, comportamenti, tramite l’interazione con l’ambiente (fisico e sociale).L’apprendimento determina un cambiamento nel comportamento di un individuo che non sempre è immediatamente osservabile.Il comportamento viene considerato come il risultato dato dall’interazione tra genetica(comportamenti innati “scritti” nel DNA) e ambiente (comportamenti appresi interagendo con l’ambiente esterno). GENETICA + AMBIENTE = COMPORTAMENTO.

Il comportamento degli animali è considerato in continua evoluzione; interagendo con il mondo esterno, dopo la nascita, ogni individuo modifica il suo comportamento.Studiare l’etologia ci permette di conoscere meglio gli animali: quali sono i loro bioritmi (ritmi di attività e di riposo), i loro sistemi di comunicazione, il loro comportamento sociale e le gerarchie di gruppo, come usano il territorio (territorialità), il temperamento, le variabilità individuali, le loro attitudini, le loro tendenze reattive, i loro sistemi di apprendimento, ecc.

Avere una maggior consapevolezza di tutto questo serve per poter stabilire meglio una relazione con gli animali (rapporto uomo-animale), anche quando si svolgono delle particolari attività con i quadrupedi (sport, lavoro…). Un fattore molto importante nell’interazione uomo-animale è la comunicazione. Gli animali non ci parlano nel vero senso del termine, ma sono comunque in grado di comunicare con noi attraverso un loro linguaggio e comportamento. Hanno anch’essi un’intelligenza sociale.

comunicazioneAd esempio il cane, ormai da tempo fedele compagno dell’uomo, ha acquisito nel tempo abilità sociali e cognitive che gli consentono di interagire e comunicare in modo unico con gli esseri umani. Nella relazione uomo-cane la comunicazione ha un ruolo fondamentale e i cani sono ottimi «etologi».Il cane ha mantenuto i moduli comportamentali del lupo sviluppando alcune abilità peculiari per comunicare con l’essere umano. Nella comunicazione entrano in gioco tutti i 5 sensi: vistauditotattoolfattogusto.Ci sono diversi modi per comunicare e diversi segnali di comunicazione che possono essere usati sia tra conspecifici che tra eterospecifici.

husky

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I segnali di comunicazione possono essere:

  • Visivi: posture, posizioni orecchie/coda, localizzazione nello spazio
  • Acustici: vocalizzazioni
  • Olfattivi: feromoni (molecole prodotte dall’organismo)
  • Tattili: grooming, ecc…

uditolupoululatoNell’interazione uomo-animale i segnali di comunicazione sono molto importanti. Ad esempio, l’uomo comunica con il cane con il linguaggio del corpo, anche senza rendersene conto.

posizioni

Il busto inclinato in avanti viene interpretato come un approccio da dominante, verticale è indice di neutralità, inclinato all’indietro indica sottomissione.La velocità degli spostamenti: rapidi costituiscono segnale di aggressione, a velocità costante sono interpretati come approccio neutro, a velocità incostante vengono associati ad atteggiamento sottomesso.La traiettoria: verso la testa è atteggiamento dominante; se l’avvicinamento avviene da dietro è interpretato come approccio da sottomesso.Se non si pone attenzione ai segnali di comunicazione propri di ogni specie, ci possono essere dei malintesi quando si interagisce con l’animale.Ad esempio il “mostrare i denti” ha un significato diverso nelle seguenti tre specie:

espressioni

  • Per l’uomo equivale ad un sorriso
  • Nella scimmia indica paura
  • Nel lupo e nel cane aggressività

L’abbraccio ha un significato diverso nella specie umana e nel cane: per l’uomo è un gesto d’affetto, mentre per il cane è segno di dominanza.Anche lo sguardo ha importanza e significato sociale: uno “sguardo diretto” indica dominanza/sfida.

La conoscenza dell’Etologia può quindi esserci molto utile quando interagiamo con i nostri animali. Conoscendo il comportamento degli animali si può interagire in modo più consapevole con essi, mantenendoli in una miglior condizione di benessere, prevenendo errori e possibili incidenti.

BIBLIOGRAFIA

  • Abrantes R., “Il linguaggio del cane”, Editore Olimpia (2008).
  • Casey R., “Paura e stress”, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188 (2004).
  • Houpt K.A., “Il comportamento degli animali domestici” – Ed EMSI, terza edizione. Prima edizione italiana. Roma (2000).
  • Immelmann Klaus and Giorgio P. Panini, “Introduzione all’etologia”, Bollati Boringhieri (1988).
  • Verga Marina and Corrado Carenzi, “Il comportamento degli animali domestici: introduzione allo studio della etologia zootecnica”, Edagricole (1981).

“A ciascuno il suo… cane!”

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A ciascuno il suo… cane!

La scelta di un cane non è semplice: è necessario prestare attenzione e non sottovalutare alcuni aspetti importanti, tra cui l’intelligenza dell’animale stesso

di Dottoressa Sara Maffi
pubblicato su http://www.justdog.it/  venerdì 02 maggio 2014

Quando si prende la decisione di far entrare nella propria vita un cane, che sia all’ interno di un nucleo famigliare o come singolo individuo, è importante valutare attentamente le caratteristiche del quadrupede, per far sì che ci sia un equilibrio con le esigenze dei futuri proprietari.
È importante che il temperamentoil livello di attività, le caratteristiche di razza dell’animale siano adatte allo stile di vita e alle esigenze del proprietario o della famiglia in cui andrà ad abitare.

Se si cerca un cane per poter partecipare a gare di obbedienza, Agility o altre competizioni e attività cinofile, bisognerà prendere in considerazione certi parametri; se si vuole un cane che svolga un compito preciso come cacciarefare la guardia o proteggere il gregge, si dovrà far attenzione ad altri elementi; se si desidera un cane da accogliere semplicemente come animale da compagnia, andranno tenute in considerazione anche in questo caso una serie di caratteristiche che l’amico a quattro zampe dovrà possedere.
La scelta di un cane da compagnia infatti, non è così semplice come può all’apparenza sembrare. È necessario prestare attenzione e non sottovalutare alcuni aspetti importanti delle caratteristiche del nostro futuro compagno.
A questo proposito, c’è un elemento importante da non sottovalutare, ossia l’intelligenza del cane.
Al riguardo ho trovato un buono spunto di riflessione in un capitolo del libro “L’intelligenza dei cani” di Stanley Corey, in cui l’autore chiede ai suoi lettori: “Volete veramente un cane intelligente?”.

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Come spiega approfonditamente l’autore del libro, ci sono diversi tipi di intelligenza: ubbiditivalavorativaistintiva.

Parlando di intelligenza in generale, Corey riporta la scoperta fatta dagli psicologi tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui si è notato che spesso per molti mestieri avere un’intelligenza elevata costituisce un ostacolo, soprattutto per quanto riguarda lavori ripetitivi e con ritmi lenti di attività. 

Questo viene spiegato col fatto che gli individui con un’intelligenza generale superiore hanno bisogno di stimolisfide e attività variate, altrimenti si annoiano e diventano negligenti, frustrati e infelici. 
Al contrario, i soggetti meno brillanti hanno bisogno di meno sfide e variabilità e si adattano più facilmente alla routine traendo appagamento dal lavoro che riescono a svolgere, risultando così i più produttivi.

Questo discorso può essere fatto anche nel caso dei cani: come gli esseri umani, i cani più intelligenti riescono peggio in circostanze in cui animali meno dotati eccellono.

Per questo, quindi, è importante far coincidere le caratteristiche del cane con le esigenze del proprietario o del nucleo famigliare.
Un cane con un’elevata capacità di apprendimento impara più facilmente le cose che riguardano il suo ambiente e crea velocemente associazioni tra gli stimoli che si trova ad affrontare. È più veloce e attivo ad assimilare la routine domestica in cui viene posto e spesso riesce ad anticipare determinati eventi. 
Un cane più intelligente è più reattivo e pronto ad imparare, ma non per questo è più facile da addestrare e gestire… anzi! A tal proposito, Corey riporta nel capitolo una serie di esempi ed esperienze su cui riflettere.
Un cane meno intelligente sarà invece meno reattivo, non andrà alla ricerca di troppi stimoli o novità, preferirà starsene maggiormente tranquillo e sarà meno portato a fare associazioni o previsioni, ma non per questo sarà più difficile da addestrare o meno portato ad imparare.

Anche l’ambiente, il tempo che ognuno avrà da dedicare al nuovo compagno, gli stimoli e le attività a cui il soggetto verrà sottoposto sono elementi che vanno tenuti in considerazione per decidere se si è più adatti ad ospitare un cane più intelligente oppure uno meno dotato.
Se si è alla ricerca di nuove attività e stimoli, se si ha molto tempo e desiderio di nuove esperienze, un cane intelligente saprà di certo come metterci alla prova.
Se al contrario si desidera un compagno che arricchisca semplicemente il nostro focolare domestico, che porti affetto e compagnia in casa, senza avere la necessità che sia un campione di prodezze e di inventiva, sempre alla ricerca di qualcosa da combinare, allora un cane meno dotato che rimane appagato nelle piccole abitudini di un ambiente tranquillo e confortevole può essere quello che fa al caso nostro.

Questi, ovviamente, vogliono essere solo degli spunti e delle riflessioni, utili da considerare quando si è di fronte alla scelta del nuovo amico da adottare. 
Quando ci si trova poi a valutare i singoli casi, le variabili e le casistiche saranno più complesse: non ci saranno regole generali e non per tutti varranno le stesse cose.
Chi si prende la responsabilità di accogliere nella propria vita un cane, è importante che sappia e consideri bene che quello che cerca e che desidererebbe nel nuovo compagno andrà relazionato ed eventualmente adattato alle proprie caratteristiche personali e alle esigenze dei membri della famiglia. 


BIBLIOGRAFIA

  • L’intelligenza dei Cani, Stanley Coren, 1996, Mondadori Editore. 

“Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare”

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Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare

Avere una buona conoscenza dello stato di stress nel nostro cane ci permette di tutelare la sua salute

di Dottoressa Sara Maffi

pubblicato su http://www.justdog.it/  giovedì 17 aprile 2014

Capita spesso di sentire parlare di stress, sia per quanto riguarda gli umani che gli animali. 

Volendo dare una breve definizione, si può dire che lo stress è quel meccanismo che consente agli individui di reagire rapidamente ad un evento che cambia il loro stato omeostatico, ossia il loro equilibrio interno.

È una risposta fisiologica e comportamentale dell’organismo che si verifica in relazione ad una gamma di cambiamenti che avvengono in un individuo, sia a livello emotivo che motivazionale. 
Si usa invece il termine “stressor” per indicare quell’evento o situazione che dà avvio alla “risposta allo stress”, ossia tutta quella serie di avvenimenti e cambiamenti a livello fisiologico e comportamentale che avvengono durante lo stress.
Lo stress è un meccanismo normale e altamente adattativo nell’uomo e negli altri animali ed è importante per la sopravvivenza. 
I cambiamenti a cui dà avvio, infatti, forniscono all’individuo le risorse necessarie o per un’immediata attività scheletrica (attacco o fuga), ottimizzando lo stato di vigilanza e la reattività, o per far fronte ad un evento interno, attivando ad esempio il sistema immunitario (Casey, 2004).

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INDICATORI COMPORTAMENTALI DI STRESS NEI CANI (WWW.DOGGIEDRAWINGS.NET)

Si è visto poi che la paura e l’ansia sono due stati emozionali importanti nei cani che possono causare reazioni di stress (Wolfle, 2000). 

I cani possono mostrare spesso problemi legati all’ansia quando si trovano di fronte a stimoli che fanno presagire situazioni potenzialmente pericolose o imprevedibili (Bamberger e Houpt, 2006, Casey, 2004). 
Un cane ansioso mostra spesso comportamenti agitati, come ad esempio leccarsi eccessivamente in particolari parti del corpo, masticare oggetti o mobili ed è timoroso e diffidente nelle nuove situazioni (Diverio et al., 2008). 
La paura, invece, è un’emozione scatenata dalla presenza di uno stimolo potenzialmente pericoloso e può causare stress in un individuo quando è esposto a quello stimolo. 
Anche solo una persona in particolare può diventare uno stimolo che induce paura in un cane; ad esempio, il cane può considerare un certo veterinario particolarmente pericoloso se ha avuto in precedenza un’esperienza negativa con lui (Wolfle, 2000). 

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SEGNALI DI ANSIA E PAURA NEI CANI(WWW.DRSOPHIAYIN.COM)

Nonostante, come detto in precedenza, la risposta allo stress è un meccanismo importante per gli organismi ed essenziale per la sopravvivenza, quando diventa esagerata incontrollata può essere però essa stessa causa di danni. 

Infatti, quando lo stress si prolunga o diventa cronico, si verificano effetti negativi prolungati sulla salute, sia fisica che emotiva dell’individuo.
Gli effetti fisiologici di uno stress prolungato che si possono avere sono molteplici e vari, per esempio si può avere aumento della pressione sanguigna, diabete, infertilità, inibizione della crescita, calo della libido, riduzione del livello d’attenzione e della capacità di concentrazione, alterazione della memoria, inibizione delle risposte infiammatorie e alterazioni della funzione immunitaria. Inoltre, si possono avere alterazioni e problemi anche a livello comportamentale (Casey, 2004).

Da questo, quindi, si può comprendere come sia importante avere una buona conoscenza dello stato di stress nei nostri cani per poter così tutelare maggiormente la loro salute.
Per questo le ricerche e gli studi che vengono fatti per valutare lo stress nei cani sono molto importanti e complessi: devono tenere in considerazione le diverse variabili legate allo stress (variabilità individuale, genetica, esperienza…) e devono poi essere utilizzati e messi a confronto diversi parametri (fisiologici e comportamentali), che sono ritenuti essere indicatori di stress (Beerda et al., 1997; Beerda et al., 1998).
È utile, perciò, effettuare e mettere a confronto diversi studi per poter indagare sullo stress in tutti gli ambiti e per avere informazioni su come intervenire in modo corretto per migliorare le condizioni di vita dei nostri animali.

 BIBLIOGRAFIA

  • Bamberger M., Houpt K.A., (2006), Signalment factors, comorbidity and trends in behavior diagnoses in dogs: 1644 cases (1991-2001), Journal of the American Veterinary Medical Association 229 (10), 1591-1601.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H. W., (1997), Manifestations of chronic and acute stress in dogs., Applied Animal Behaviour Science, 52, 307-3 19.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H.W., Mol, J.A., (1998), Behavioural, saliva cortisol and heart rate responses to different types of stimuli in dogs, Appl. Anim. Behav. Sci., 58, 365–381.
  • Casey R., (2004), Paura e stress, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.
  • Diverio S., Tami G., Barone A., (2008), Prevalence of aggression and fear-related behavioural problems in a sample of Argentine Dogos in Italy, Journal of Veterinary Behaviour 3, 74-86.
  • Döring D., Roscher A., Scheipl F., Küchenhoff H., Erhard M., (2009), Fear – related behaviour of dogs in veterinary practice, Vet J., 182; 38-43.
  • Kuhne F., Struwe R., & Balzer H. U., (2009), Noninvasive assessment of specific strain in dogs, Journal of Veterinary Behavior: Clinical Applications and Research, 4 (2), 92.
  • Pastore C., Pirrone F., Balzarotti F., Faustini M., Pierantoni L., Albertini M., (2011), Evaluation of physiological and behavioral stress-dependent parameters in agility dogs, Journal of Veterinary Behavior, Vol. 6, No 3, 188-194.
  • Wolfle T.L., (2000), Understanding the role of stress in animal welfare: Practical Considerations In The biology of animal stress – the principles and implications for animal welfare Edited by Moberg G.P. and Mech J.A., CABI Publishing, Wallingford, UK, ISBN: 0851993591, pp. 355-368.