La comunicazione del cavallo

In questo articolo voglio trattare il comportamento di comunicazione di un animale che sempre più ai giorni nostri sta entrando a far parte della categoria degli “animali da compagnia”: il cavallo.

Per farlo ho deciso di utilizzare e riportare qui un estratto della mia tesi triennale, dato che in questa occasione ho avuto l’opportunità di svolgere uno studio sulla reattività di questo animale e ho quindi avuto modo di approfondire le mie conoscenze sulle sue caratteristiche e sul suo comportamento.

horse foal

“Valutazione della reattività di cavalli Quarter Horse e Argentini usati nella Monta Western”, tesi di Sara Maffi, Relatore: Prof.ssa Elisabetta Canali, Università Degli Studi Di Milano, Facoltà Di Medicina Veterinaria, A.A. 2010/2011.   

In quanto animali sociali, i cavalli tendono a vivere in gruppi. Per vivere con successo all’interno di un gruppo è importante saper interpretare correttamente il linguaggio dei conspecifici e usare segnali corretti (Mills & Nankervis, 2001). In un gruppo la comunicazione è importante per stabilire la gerarchia di dominanza: quando si incontrano due cavalli estranei, o che sono stati separati per lungo tempo, si salutano l’un l’altro avvicinando i musi reciprocamente, narice contro narice. Possono emettere anche segnali vocali o gesti come tentativi di colpire o di saltare all’indietro. Tramite questi rituali si esplorano e si identificano (Houpt, 2000).

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La comunicazione definisce quindi un individuo, la sua attività e il suo stato. Nell’ambito di un gruppo è importante per coordinare le attività degli individui (Mills & Nankervis, 2001). La comunicazione però non serve solo nei soggetti della stessa specie: quando si interagisce con individui di specie diverse infatti è utile saper interpretare il loro linguaggio e per questo in natura molti animali riconoscono segnali di altre specie, soprattutto per quanto riguarda i soggetti predati nei confronti dei loro predatori. Questo è quindi importante anche nel rapporto tra uomo e cavallo: quando l’uomo interagisce coi cavalli deve conoscere il loro linguaggio per poter avere buoni risultati da questo contatto interspecifico (Mills & Nankervis, 2001). […] Comunicare significa produrre segnali che verranno rilevati dagli organi di senso dei soggetti destinati a ricevere il messaggio, con la conseguenza che questo passaggio di informazioni interferisce sul comportamento dei riceventi (Mills & Nankervis, 2001). I cavalli comunicano tramite segnali acustici, chimici, tattili e visivi. Tutti hanno enorme importanza per essi e sono usati diversamente a seconda delle circostanze (Mills & Nankervis, 2001; McGreevy, 2004). I segnali della testa e del corpo sono le forme di comunicazione più usate tra i cavalli in libertà, ma anche l’odorato svolge un ruolo importante. Nel caso invece si è in presenza di ostacoli o per comunicare a distanze elevate allora i cavalli ricorrono ai segnali vocali (Vavra, 1988).

horse-expressions2-SEGNALI VISIVI

I segnali più importanti e più chiari sono quelli delle orecchie che sono il primo sintomo della reattività (Amadesi, 2005). Se le orecchie sono puntate in avanti in genere il cavallo è attento, interessato e curioso, oppure può essere preoccupato per qualcosa. Quando sono rilassate in una posizione neutrale allora il cavallo è tranquillo e se sono divaricate agli angoli della testa può essere che stia dormendo. Se le orecchie sono leggermente all’indietro il cavallo potrebbe esprimere rabbia ed è in una fase di avvertimento, quando vengono proprio abbassate ben aderenti alla testa allora il cavallo è molto aggressivo e potrebbe diventare pericoloso (Amadesi, 2005; Mullen, 2009). I segnali emessi con le orecchie sono poi importanti tra i membri di un gruppo in quanto un cavallo può riconoscere la sorgente di un suono guardando l’orientamento delle orecchie di un suo compagno. Il cavallo infatti è capace di far roteare le orecchie indipendentemente una dall’altra e questo gli è di grande vantaggio per individuare i suoni (Vavra, 1988). Oltre le posizioni delle orecchie anche i vari segnali facciali e le diverse posizioni di tutto il corpo in generale sono molto importanti. Spesso sono segni impercettibili come il dilatarsi delle forge e la tensione del muso. Anche le espressioni degli occhi sono molto significative, in particolare diversi sguardi sono usati dagli stalloni per valorizzarsi tra i membri di un gruppo (Vavra, 1988). I segnali posturali sono invece forme di comunicazione molto evidenti e risultano molto utili per interpretare l’ “umore” del cavallo (Houpt, 2000). Un collo teso, orecchie appiattite e testa inclinata di lato è segno di minaccia. Quando un cavallo si prepara a scalciare arrotonda leggermente la schiena e alza entrambi gli arti posteriori o uno solo; questa tendenza a calciare coi posteriori è soprattutto una prerogativa della femmina e la attua quando si sente minacciata o è preoccupata per il suo puledro. I maschi in genere aggrediscono sempre frontalmente mostrando i denti e mordendo. Possono inoltre rampare, cioè muovere gli anteriori in avanti per ribellione o per colpire. Oppure possono impennarsi: si alzano sugli arti posteriori e minacciano con gli arti anteriori molto sollevati da terra (Amadesi, 2005; Vavra, 1988). Quando un cavallo è rilassato sta calmo in stazione e ha in genere un dorso allungato e un atteggiamento disteso. Un cavallo più eccitato ha invece un atteggiamento generale più contratto e un profilo più arrotondato. Quando un soggetto è nervoso si irrita al minimo contatto e può impennarsi (Houpt, 2000; Mills & Nankervis, 2001). Anche la coda poi, come il corpo e le orecchie, ha una funzione comunicativa importante: quando il cavallo la alza come una bandiera comunica l’eccitazione che precede di solito un comportamento esplosivo, spesso infatti è perché si sta preparando a scappare. Gli stalloni alzano invece la coda dopo un rapporto sessuale e le giumente quando sono in calore. Una coda bassa e aderente al corpo può indicare paura. Quando la coda viene agitata in modo aggressivo o fatta ruotare con un movimento circolare, allora il cavallo può essere infuriato, frustrato o risentito. Una coda mossa invece dolcemente può funzionare per allontanare le mosche (Mullen, 2009).

horse-expressions3-SEGNALI CHIMICI

Nonostante vengono spesso sottostimati dall’uomo, anche i segnali chimici sono molto importanti nella comunicazione dei cavalli. Essi usano sia il classico annusare che il tipico “flehmen” (ossia arricciano il labbro superiore) per identificare odori sociali o la presenza di feromoni. I segnali chimici sono prodotti ed eliminati attraverso secrezioni cutanee, saliva ed espirazione oltre che con le vie tipiche delle urine e feci (Mills & Nankervis, 2001). Tra i cavalli il saluto comprende spesso una vera e propria indagine olfattiva della regione del naso e della bocca, seguita dai fianchi e dalla regione perianale (Mills & Nankervis, 2001; McGreevy, 2004). Durante i rituali di intimidazione i maschi si odorano le froge e il fiato e si annusano la parte bassa dei fianchi per conoscere il loro grado sociale. Lo stallone si serve continuamente delle froge per localizzare i membri del gruppo e per valutare la ricettività di una giumenta attraverso la sua urina (Vavra, 1988). Gli odori sono poi molto importanti per stabilire il legame tra fattrice e puledro, vengono usati nei segnali d’allarme, nell’orientamento, nelle coordinazioni delle attività di un gruppo e per molti altri scopi. Tramite gli odori gli individui sono in grado di identificarsi (Mills & Nankervis, 2001).

-SEGNALI TATTILI

Nei contatti sociali diretti riveste poi molta importanza tra gli equini anche la comunicazione tattile. I segnali tattili usati vanno da quelli trasferiti durante la toelettatura reciproca che hanno effetto calmante a quelli usati durante l’aggressione che causano eccitazione, come il mordere (Mills & Nankervis, 2001; McGreevy, 2004). Coppie di cavalli possono trascorrere lunghi periodi dedicandosi al grooming reciproco (Fraser, 1998). Soggetti di rango sociale simile tendono a pulirsi tra di loro: si posizionano spalla contro spalla e si mordicchiano reciprocamente la schiena e il garrese (Houpt, 2000). Questa toelettatura reciproca aiuta i soggetti di uno stesso gruppo a rimanere vicini e ha un effetto calmante, infatti effettuare il grooming nell’area del garrese riduce la frequenza cardiaca del cavallo (Houpt, 2000). Oltre a fornire segnali sociali tattili, la toelettatura risulta poi essere importante per il controllo dei parassiti cutanei (Mills & Nankervis, 2001). Anche l’uomo, quando striglia il cavallo, assume il ruolo di un partner di grooming (Houpt, 2000).

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-SEGNALI ACUSTICI

Quando la comunicazione ravvicinata non è possibile, assumono allora importanza i segnali acustici. In particolare nei cavalli in cattività si è visto che le loro articolazioni vocali sono più varie di quelle degli animali in libertà in quanto questi tendono ad usare poco la voce per non attirare l’attenzione dei predatori (Vavra, 1988). I tipi di vocalizzazione più rilevati sono: i nitriti, il brontolio, le grida, gli sbruffi, i gemiti, i ruggiti e gli strilli (Mills & Nankervis, 2001). I nitriti sono usati per segnalare la presenza di un individuo: possono essere un segnale di saluto o di separazione e sono importanti per mantenere la coesione del branco. Di solito si sentono quando un cavallo è allontanato da un conspecifico o quando una giumenta viene separata dal suo puledro (Houpt, 2000). I brontolii vengono usati per incoraggiare un individuo ad avvicinarsi, soprattutto si sentono dalle fattrici nei confronti della loro prole. Durante gli accoppiamenti sono invece usati da entrambi i sessi. Le grida si pensa siano segnali difensivi di minaccia usati nell’incontro tra individui che non si conoscono: servono per mettere sull’avviso il ricevente che in caso di provocazioni possono seguire aggressioni. A volte possono però essere risposte al dolore acuto (Mills & Nankervis, 2001). In caso di allarme si possono invece sentire sbruffi brevi, ma se sono prolungati, simili a starnuti, sono allora associati a forme di frustrazione (Houpt, 2000; Mills & Nankervis, 2001). I gemiti sono suoni leggeri emessi in caso di stanchezza o disagio. “Ruggiti” e strilli sono invece suoni di alta intensità emessi in caso di grande eccitazione: sono un segnale di minaccia di violenza estrema, usati quando altri segnali più sottili sono stati ignorati (Mills & Nankervis, 2001).

In conclusione quindi il linguaggio del cavallo è un insieme di visione, suoni, odori e tocchi. Se viene correttamente utilizzato può servire per coordinare e controllare il comportamento degli animali in allevamento (Mills & Nankervis, 2001).

Cowboy couple horse riding at sunset

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

 

BIBLIOGRAFIA

Amadesi P., (2005). Comprendere il cavallo: storia e teoria dell’equitazione. Alberto Perdisa Editore – Airplane S.r.l., Bologna.

Fraser A.F., (1998). Il comportamento del cavallo. Edagricole, Bologna.

Houpt K.A., (2000). Il comportamento degli animali domestici.Edizioni Mediche Scientifiche Internazionali, Roma.

McGreevy P., (2004). Equine Behavior: A Guide for Veterinarians and Equine Scientists.Saunders, London.

Mills D., Nankervis K., (2001). Comportamento equino: principi e pratica. Calderini Edagricole, Bologna.

Mullen G., (2009).  Il Cavallo: Fatti e curiosità. Il Castello S.r.l., Cornaredo (MI).

Vavra R., (1988). Vita segreta del cavallo: il linguaggio, il comportamento, l’amore. Lucchetti Editore, Bergamo.

 

“Dog Guilty Look” …colpevole o innocente?

A quanti proprietari di cani sarà capitato di rientrare in casa dopo aver lasciato da solo il proprio amico a quattro zampe e trovare cuscini distrutti, mobili a soqquadro e carta igienica dappertutto? Al primo impatto si è presi da sensazioni di incredulità, fastidio e magari anche rabbia. Poi, si gira lo sguardo e ci si trova “faccia a muso” col colpevole che mostra un’espressione oppressa e la coda che batte sul pavimento. “Sa di essere colpevole” pensiamo… E invece no! Ci stiamo ingannando da soli! Le cose non sono come ci sembrano… e a dimostrarlo sono una serie di ricerche condotte di recente che vengono riportate in questo articolo.

https://www.thedodo.com/community/JulieHecht/does-your-dog-really-have-a-gu-394593941.html

Spesso il proprietario del cane ritiene che si è comportato male nonostante conosca le regole della casa. E il comportamento post-misfatto dell’animale che si mostra con quei grandi occhi tristi sembra confermarci che lui sa di avere fatto qualcosa di sbagliato.

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Si può definire il tutto come “Sguardo Colpevole” che viene di solito descritto dai proprietari di cani con una serie di comportamenti come il distogliere lo sguardo, avvicinarsi lentamente, immobilizzarsi oppure scappare. Alcuni si mettono a pancia in su, le orecchie si appiattiscono e la coda smette di muoversi. E se li si guarda attentamente, alcuni alzano una zampa.

Secondo queste ricerche che si stanno effettuando lo “Sguardo Colpevole” non è però legato al fatto di aver tenuto un cattivo comportamento.

In un esperimento che è stato fatto si è rilevato che i cani mostravano lo “Sguardo Colpevole” solo quando venivano rimproverati dal proprietario al di là del fatto che avesse commesso qualche misfatto o no. Il risultato appare evidente: lo “Sguardo Colpevole” non è associato a quello che ha fatto il cane ma a quello che fa il proprietario al suo rientro.

Se si vanno a considerare gli studi di etologia si può vedere che nei cani i comportamenti quali: mettersi a pancia in su, alzare la zampa o distogliere lo sguardo, sono ritenuti essere segnali di sottomissione, che vengono mostrati anche nei casi in cui i cani hanno paura o sono sotto stress.

I comportamenti che i proprietari descrivono come segnali di “colpevolezza” corrispondo in realtà ai segnali di “pacificazione” che i cani mostrano in situazioni di paura o stress. Se il proprietario torna e si mostra turbato, il cane mette in atto questi segnali per cercare di appacificarlo.

Gli studi in atto stanno confermando, tramite diversi esperimenti, che  i cani possono manifestare il cosiddetto  “Sguardo Colpevole” per diverse ragioni ma in ogni caso la sua manifestazione non può essere collegata alla consapevolezza da parte del cane di avere commesso un misfatto.

Conoscere tutto ciò è importante in quanto andare a punire il cane dopo il misfatto non risolverà il problema in futuro, anzi si può arrivare a peggiorare la situazione e mettere i nostri amici a quattro zampe in uno stato confusionale.

Bisogna prestare attenzione quindi a non essere tentati a credere che il cane agisca in una certa situazione come ci aspetteremmo si comporterebbe un individuo della nostra specie.

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pubblicato anche su:

http://www.petsandthecity.it/articoli/l_ha_combinata_grossa_ma_si_sente_davvero_colpevole.html 

“Gli manca solo la parola…?”

“Gli manca solo la parola…” diciamo spesso riferendoci agli animali, ma è del tutto vero? Dipende in che senso lo intendiamo e possiamo trarre un buono spunto di riflessione leggendo questo estratto dal libro“L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz.

“Gli animali non possiedono un linguaggio nel vero senso della parola, ma ogni individuo appartenente alle specie superiori, e soprattutto alle specie che vivono in società, possiede fin dalla nascita tutto un codice di segnali e di movimenti espressivi. E innata è tanto la capacità di emettere tali segnali quanto quella di “interpretarli correttamente”, cioè di rispondervi in modo coerente e propizio alla conservazione della specie… …il misterioso apparato trasmittente e ricevente che provvede alla comunicazione inconscia di sentimenti e affetti è molto antico, assai più antico della specie umana, e certamente esso si è andato atrofizzando con l’evolversi del nostro linguaggio verbale. L’uomo non ha bisogno di minimi movimenti che ne svelino le intenzioni per comunicare i suoi umori del momento, perchè può esprimerli con le parole. Gli animali superiori che vivono in società hanno per la comunicazione degli stati d’animo un apparato sia trasmittente sia ricevente assai più elaborato e specializzato di noi uomini, e tutti i suoni coi quali gli animali sono soliti esprimersi, non sono comparabili al nostro linguaggio verbale. Gli animali hanno un apparato trasmittente assai più efficace di quello dell’uomo, e lo stesso si può dire dell’apparato ricevente, che non solo è in grado di distinguere selettivamente un gran numero di segnali, ma anche di captare una energia trasmittente assai inferiore alla nostra. Gli animali sono capaci di cogliere e di interpretare correttamente un numero incredibile di segnali minimi che per l’uomo sono del tutto impercettibili. L’enorme sensibilità di certi animali che colgono movimenti espressivi quasi impercettibili, come ad esempio del cane che percepisce i sentimenti amichevoli o ostili del suo padrone verso un’altra persona, è una cosa veramente straordinaria, e non è quindi strano che l’osservatore ingenuo, portato ad antropomorfizzare, creda che una creatura, capace “perfino” di indovinare dei pensieri così intimi e inespressi, debba a “maggior ragione” comprendere ogni singola parola del suo padrone. A questo proposito si dimentica però che negli animali sociali la capacità di comprendere anche i più lievi movimenti espressivi è così enormemente sviluppata proprio perchè essi non comprendono la parola, proprio perchè non sono in grado di parlare. Tuttavia, un cane che vuole indurvi ad aprire la porta o il rubinetto cerca coscientemente e volontariamente di influenzare il suo amico uomo…il suo comportamento è frutto di apprendimento e dettato da una vera comprensione della situazione in cui si trova. Ogni singolo cane ha metodi diversi per farsi capire dal suo padrone, e anche lo stesso cane per raggiungere questo scopo adotterà sistemi diversi secondo le varie situazioni”. Tratto da “L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz.

Dopo aver letto questo testo quindi possiamo dire che “la parola” nel senso stretto del termine manca davvero agli animali, essi non possiedono il nostro linguaggio verbale. Tuttavia le specie superiori, e in particolare gli animali sociali, hanno anch’essi i loro sistemi di comunicazione che per certi aspetti possono essere più sviluppati di quelli dell’uomo: sono ad esempio capaci di cogliere e interpretare minimi segnali (espressioni, movimenti, gesti…) che l’uomo non è in grado di percepire.

Gli animali sono quindi in grado di comunicare con noi, anche loro “ci studiano”, cercano di capirci e interpretarci ottenendo spesso risultati che ci sorprendono.

Anche loro  ci osservano e spesso sono in grado di “dirigere” e “manipolare” i nostri comportamenti.

…Come si può dar torto al famoso Bracchetto Snoopy quando ritiene che è lui ad avere addestrato il suo amico Charlie Brown? :)

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“L’Etologia applicata agli animali domestici”

http://www.justdog.it/blog/224/l-etologia-applicata-agli-animali-domestici.aspx

L’Etologia applicata agli animali domestici

L’importanza di conoscere il comportamento degli animali per poter avere un corretto approccio con essi

di Dottoressa Sara Maffi
pubblicato su http://www.justdog.it/    mercoledì 25 giugno 2014   
 
L’Etologia è lo studio biologico del comportamento animale.Il comportamento può essere definito come ciò che un animale fa e come lo fa, l’insieme delle attività direttamente e oggettivamente osservabili nell’individuo. Tutte quelle azioni e reazioni manifestate in risposta a fattori interni e/o stimoli esterni. Va posta attenzione sui “fattori interni”, in quanto parlando di comportamento bisogna tenere in considerazione anche la mente animale e tutti i processi mentali che avvengono nel sistema nervoso centrale e che non sono direttamente osservabili (processi cognitivi, emotivi, motivazionali).

Studiare la cognizione animale significa studiare i processi mentali degli animali e in che modo questi processi determinano il comportamento adattativo, ossia studiare come un animale acquisisce, elabora, immagazzina le informazioni e utilizza la conoscenza che ha del proprio ambiente fisico e sociale per agire su di esso (percezione, apprendimento, memoria e processi di decisione).Uno strumento importante nell’Etologia è l’Etogramma, ovvero la classificazione del repertorio comportamentale delle specie animali. Ogni specie animale ha dei comportamenti specifici che sono innati, presenti già alla nascita e codificati nel genoma.

Nel comportamento in generale entrano però in gioco anche tutti quei comportamenti che vengono appresi dopo la nascita attraverso l’apprendimento (comportamenti appresi).L’apprendimento è un processo di acquisizione di informazioni caratterizzato da modificazioni durature della capacità di comportarsi di un organismo in seguito a particolari esperienze specifiche.Attraverso l’apprendimento si ha l’acquisizione di nuove informazioni, conoscenze, risposte, comportamenti, tramite l’interazione con l’ambiente (fisico e sociale).L’apprendimento determina un cambiamento nel comportamento di un individuo che non sempre è immediatamente osservabile.Il comportamento viene considerato come il risultato dato dall’interazione tra genetica(comportamenti innati “scritti” nel DNA) e ambiente (comportamenti appresi interagendo con l’ambiente esterno). GENETICA + AMBIENTE = COMPORTAMENTO.

Il comportamento degli animali è considerato in continua evoluzione; interagendo con il mondo esterno, dopo la nascita, ogni individuo modifica il suo comportamento.Studiare l’etologia ci permette di conoscere meglio gli animali: quali sono i loro bioritmi (ritmi di attività e di riposo), i loro sistemi di comunicazione, il loro comportamento sociale e le gerarchie di gruppo, come usano il territorio (territorialità), il temperamento, le variabilità individuali, le loro attitudini, le loro tendenze reattive, i loro sistemi di apprendimento, ecc.

Avere una maggior consapevolezza di tutto questo serve per poter stabilire meglio una relazione con gli animali (rapporto uomo-animale), anche quando si svolgono delle particolari attività con i quadrupedi (sport, lavoro…). Un fattore molto importante nell’interazione uomo-animale è la comunicazione. Gli animali non ci parlano nel vero senso del termine, ma sono comunque in grado di comunicare con noi attraverso un loro linguaggio e comportamento. Hanno anch’essi un’intelligenza sociale.

comunicazioneAd esempio il cane, ormai da tempo fedele compagno dell’uomo, ha acquisito nel tempo abilità sociali e cognitive che gli consentono di interagire e comunicare in modo unico con gli esseri umani. Nella relazione uomo-cane la comunicazione ha un ruolo fondamentale e i cani sono ottimi «etologi».Il cane ha mantenuto i moduli comportamentali del lupo sviluppando alcune abilità peculiari per comunicare con l’essere umano. Nella comunicazione entrano in gioco tutti i 5 sensi: vistauditotattoolfattogusto.Ci sono diversi modi per comunicare e diversi segnali di comunicazione che possono essere usati sia tra conspecifici che tra eterospecifici.

husky

corgiInstagram: @aquacorg

I segnali di comunicazione possono essere:

  • Visivi: posture, posizioni orecchie/coda, localizzazione nello spazio
  • Acustici: vocalizzazioni
  • Olfattivi: feromoni (molecole prodotte dall’organismo)
  • Tattili: grooming, ecc…

uditolupoululatoNell’interazione uomo-animale i segnali di comunicazione sono molto importanti. Ad esempio, l’uomo comunica con il cane con il linguaggio del corpo, anche senza rendersene conto.

posizioni

Il busto inclinato in avanti viene interpretato come un approccio da dominante, verticale è indice di neutralità, inclinato all’indietro indica sottomissione.La velocità degli spostamenti: rapidi costituiscono segnale di aggressione, a velocità costante sono interpretati come approccio neutro, a velocità incostante vengono associati ad atteggiamento sottomesso.La traiettoria: verso la testa è atteggiamento dominante; se l’avvicinamento avviene da dietro è interpretato come approccio da sottomesso.Se non si pone attenzione ai segnali di comunicazione propri di ogni specie, ci possono essere dei malintesi quando si interagisce con l’animale.Ad esempio il “mostrare i denti” ha un significato diverso nelle seguenti tre specie:

espressioni

  • Per l’uomo equivale ad un sorriso
  • Nella scimmia indica paura
  • Nel lupo e nel cane aggressività

L’abbraccio ha un significato diverso nella specie umana e nel cane: per l’uomo è un gesto d’affetto, mentre per il cane è segno di dominanza.Anche lo sguardo ha importanza e significato sociale: uno “sguardo diretto” indica dominanza/sfida.

La conoscenza dell’Etologia può quindi esserci molto utile quando interagiamo con i nostri animali. Conoscendo il comportamento degli animali si può interagire in modo più consapevole con essi, mantenendoli in una miglior condizione di benessere, prevenendo errori e possibili incidenti.

BIBLIOGRAFIA

  • Abrantes R., “Il linguaggio del cane”, Editore Olimpia (2008).
  • Casey R., “Paura e stress”, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188 (2004).
  • Houpt K.A., “Il comportamento degli animali domestici” – Ed EMSI, terza edizione. Prima edizione italiana. Roma (2000).
  • Immelmann Klaus and Giorgio P. Panini, “Introduzione all’etologia”, Bollati Boringhieri (1988).
  • Verga Marina and Corrado Carenzi, “Il comportamento degli animali domestici: introduzione allo studio della etologia zootecnica”, Edagricole (1981).

“Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare”

http://www.justdog.it/blog/219/lo-stress-nel-cane-un-argomento-importante-su-cui-indagare.aspx

Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare

Avere una buona conoscenza dello stato di stress nel nostro cane ci permette di tutelare la sua salute

di Dottoressa Sara Maffi

pubblicato su http://www.justdog.it/  giovedì 17 aprile 2014

Capita spesso di sentire parlare di stress, sia per quanto riguarda gli umani che gli animali. 

Volendo dare una breve definizione, si può dire che lo stress è quel meccanismo che consente agli individui di reagire rapidamente ad un evento che cambia il loro stato omeostatico, ossia il loro equilibrio interno.

È una risposta fisiologica e comportamentale dell’organismo che si verifica in relazione ad una gamma di cambiamenti che avvengono in un individuo, sia a livello emotivo che motivazionale. 
Si usa invece il termine “stressor” per indicare quell’evento o situazione che dà avvio alla “risposta allo stress”, ossia tutta quella serie di avvenimenti e cambiamenti a livello fisiologico e comportamentale che avvengono durante lo stress.
Lo stress è un meccanismo normale e altamente adattativo nell’uomo e negli altri animali ed è importante per la sopravvivenza. 
I cambiamenti a cui dà avvio, infatti, forniscono all’individuo le risorse necessarie o per un’immediata attività scheletrica (attacco o fuga), ottimizzando lo stato di vigilanza e la reattività, o per far fronte ad un evento interno, attivando ad esempio il sistema immunitario (Casey, 2004).

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INDICATORI COMPORTAMENTALI DI STRESS NEI CANI (WWW.DOGGIEDRAWINGS.NET)

Si è visto poi che la paura e l’ansia sono due stati emozionali importanti nei cani che possono causare reazioni di stress (Wolfle, 2000). 

I cani possono mostrare spesso problemi legati all’ansia quando si trovano di fronte a stimoli che fanno presagire situazioni potenzialmente pericolose o imprevedibili (Bamberger e Houpt, 2006, Casey, 2004). 
Un cane ansioso mostra spesso comportamenti agitati, come ad esempio leccarsi eccessivamente in particolari parti del corpo, masticare oggetti o mobili ed è timoroso e diffidente nelle nuove situazioni (Diverio et al., 2008). 
La paura, invece, è un’emozione scatenata dalla presenza di uno stimolo potenzialmente pericoloso e può causare stress in un individuo quando è esposto a quello stimolo. 
Anche solo una persona in particolare può diventare uno stimolo che induce paura in un cane; ad esempio, il cane può considerare un certo veterinario particolarmente pericoloso se ha avuto in precedenza un’esperienza negativa con lui (Wolfle, 2000). 

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SEGNALI DI ANSIA E PAURA NEI CANI(WWW.DRSOPHIAYIN.COM)

Nonostante, come detto in precedenza, la risposta allo stress è un meccanismo importante per gli organismi ed essenziale per la sopravvivenza, quando diventa esagerata incontrollata può essere però essa stessa causa di danni. 

Infatti, quando lo stress si prolunga o diventa cronico, si verificano effetti negativi prolungati sulla salute, sia fisica che emotiva dell’individuo.
Gli effetti fisiologici di uno stress prolungato che si possono avere sono molteplici e vari, per esempio si può avere aumento della pressione sanguigna, diabete, infertilità, inibizione della crescita, calo della libido, riduzione del livello d’attenzione e della capacità di concentrazione, alterazione della memoria, inibizione delle risposte infiammatorie e alterazioni della funzione immunitaria. Inoltre, si possono avere alterazioni e problemi anche a livello comportamentale (Casey, 2004).

Da questo, quindi, si può comprendere come sia importante avere una buona conoscenza dello stato di stress nei nostri cani per poter così tutelare maggiormente la loro salute.
Per questo le ricerche e gli studi che vengono fatti per valutare lo stress nei cani sono molto importanti e complessi: devono tenere in considerazione le diverse variabili legate allo stress (variabilità individuale, genetica, esperienza…) e devono poi essere utilizzati e messi a confronto diversi parametri (fisiologici e comportamentali), che sono ritenuti essere indicatori di stress (Beerda et al., 1997; Beerda et al., 1998).
È utile, perciò, effettuare e mettere a confronto diversi studi per poter indagare sullo stress in tutti gli ambiti e per avere informazioni su come intervenire in modo corretto per migliorare le condizioni di vita dei nostri animali.

 BIBLIOGRAFIA

  • Bamberger M., Houpt K.A., (2006), Signalment factors, comorbidity and trends in behavior diagnoses in dogs: 1644 cases (1991-2001), Journal of the American Veterinary Medical Association 229 (10), 1591-1601.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H. W., (1997), Manifestations of chronic and acute stress in dogs., Applied Animal Behaviour Science, 52, 307-3 19.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H.W., Mol, J.A., (1998), Behavioural, saliva cortisol and heart rate responses to different types of stimuli in dogs, Appl. Anim. Behav. Sci., 58, 365–381.
  • Casey R., (2004), Paura e stress, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.
  • Diverio S., Tami G., Barone A., (2008), Prevalence of aggression and fear-related behavioural problems in a sample of Argentine Dogos in Italy, Journal of Veterinary Behaviour 3, 74-86.
  • Döring D., Roscher A., Scheipl F., Küchenhoff H., Erhard M., (2009), Fear – related behaviour of dogs in veterinary practice, Vet J., 182; 38-43.
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