MENTE, BIOLOGIA, EVOLUZIONE

Passo tratto dal libro: “La mente che scodinzola- Storie di animali e di cervelli” di Giorgio Vallortigara , un interessante spunto di riflessione sul nostro mondo: animali, biologia, comunicazione, evoluzione…

“Ci sono due idee sulle menti e sui cervelli che diamo per assodate. La prima prende origine dalla concezione secondo cui esisterebbe una sorta di scala ascendente delle creature viventi, che vedrebbe collocate sui gradini più bassi le creature meno complesse e meno evolute e agli apici quelle più complesse ed evolute. Tale gerarchia si applicherebbe a tutte le strutture dell’organismo, cervello incluso. Vi sarebbe perciò anche una scala ascendente e progressiva delle funzioni mentali, con la sommità occupata dalla nostra specie. La seconda è l’idea che i cervelli servano a darci una rappresentazione veridica della realtà. Le due idee hanno in comune vari aspetti tra cui quello di essere sbagliate.

I biologi sanno che per gli organismi viventi – gli unici che possiamo studiare direttamente per ciò che riguarda il comportamento e i tessuti molli come il cervello – non ha alcun significato parlare di specie più o meno evolute. Tutte le specie viventi sono egualmente evolute. […]

mente-natura

Tuttavia quel che si ha in mente di solito quando si parla di specie più o meno evolute non è un criterio di storia filogenetica, bensì di complessità di struttura. […]

È un fraintendimento comune quello per cui l’evoluzione determinerebbe un aumento di ordine e complessità. […] Non è questo il modo in cui la biologia moderna concepisce l’evoluzione. L’evoluzione implica cambiamento, ma non necessariamente progresso. E progresso poi, rispetto  a che cosa? Gli ambienti cambiano e ciò che è ben adattato oggi può non esserlo più domani, in circostanze diverse. È sbagliato ritenere che una struttura che mostra una certa complessità in una specie quale la conosciamo oggi non possa essere derivata da una struttura che era in origine più complessa, anziché meno complessa, nella specie ancestrale. […]

Perciò l’evoluzione per selezione naturale non implica la costruzione di cervelli sempre più complessi, perché non è la complessità di struttura il criterio su cui opera la selezione naturale, bensì la sopravvivenza selettiva e la riproduzione. Chi ha detto che ci si debba riprodurre di più con un cervello più complesso? […]

La complessità della vita mentale è associata tradizionalmente al fatto che gli esseri umani possiederebbero una migliore, più completa rappresentazione della realtà. Non c’è dubbio che il confronto tra le diverse specie riveli capacità differenti.[…]

Intuitivamente diremmo che poichè gli organismi vivono e agiscono in questo mondo, i cervelli dovrebbero essersi evoluti per darne una rappresentazione fedele. Cervelli con complessità differenti dovrebbero cioè approssimare sempre meglio la complessità del mondo.[…] Ma non è detto che una rappresentazione fedele sia più efficace di una una infedele ai fini della sopravvivenza e della riproduzione.[…]

Il mondo naturale è ricco di fenomeni che rappresentano trucchi e inganni espliciti rispetto all’effettivo stato delle cose: dagli stimoli-chiave, ai segnali infantili, al mimetismo, solo per menzionarne alcuni.[…]

Gli etologi hanno compiuto grandi progressi nello studio della comunicazione animale quando si sono resi conto della falsità dell’assunto secondo il quale la comunicazione serve a trasmettere informazioni veridiche. In natura la comunicazione animale serve principalmente per ingannare e imbrogliare. La percezione dovrebbe essere considerata alla stessa stregua: le nostre percezioni non sono state plasmate dalla selezione  naturale per darci un’immagine veridica del mondo, quanto piuttosto per ingannarci sufficientemente bene per sopravvivere nel mondo.[…]

Se quello che conta per gli organismi è sopravvivere e riprodursi, la selezione naturale deve avere inventato (come in effetti ha fatto) una varietà di trucchi e scorciatoie ai fini dell’esecuzione del comportamento più adeguato in un certo ambiente. Trucchi e scorciatoie che fanno del nostro mondo percettivo non un’approssimazione a come il nostro mondo è davvero, ma a come sia più conveniente rappresentarlo. Un teatrino, una grande illusione. La nostra prigione.”

PAURA, ANSIA E STRESS

Paura, ansia e stress sono termini che ci troviamo ad usare nel quotidiano sia in riferimento a noi umani che negli altri animali.

In particolare, come potrete vedere nel corso dell’articolo e come spiegherò alla fine, la decisione di trattare proprio in questo periodo e in questi giorni dell’anno questi temi non è fatta a caso.

Per la complessità degli argomenti immagino risulterà piuttosto lungo e impegnativo per chi non ha ancora avuto modo di approfondire queste tematiche così importanti e complicate. Proverò a semplificare per quanto possibile. Buona lettura 😉

Iniziamo col dire che: paura, ansia e stress sono delle risposte adattative essenziali per la sopravvivenza degli organismi. Sono presenti come detto, sia in noi umani che negli altri animali. Vanno però distinti tra loro in quanto ognuno rappresenta condizioni e stati ben definiti.

La paura è considerata un’emozione primaria e fondamentale (Darwin, 1872; Ekman, 1999) che induce una risposta adattativa che consente all’individuo (umano e non umano) di evitare situazioni e attività che potrebbero essere pericolose. La risposta emotiva (che può o no implicare una componente cognitiva) ha inizio quando l’animale percepisce uno stimolo che riconosce come pericoloso, o interpreta come potenzialmente pericoloso, e dà avvio a una risposta correlata allo stress e a un’appropriata attività motoria.

L’ansia invece va distinta dalla paura, è generalmente descritta come uno stato “psicologico, fisiologico e comportamentale indotto negli uomini e negli altri animali da una minaccia al loro benessere o alla loro sopravvivenza, che può essere sia attuale o potenziale” (Steimer, 2002). È una risposta emotiva a uno stimolo che presagisce una situazione potenzialmente pericolosa o imprevedibile. In questo caso l’animale non si trova necessariamente già di fronte al potenziale stimolo di pericolo ma piuttosto anticipa una conseguenza negativa.

Dalla paura e dall’ansia deriva però una comune risposta correlata allo stress derivato da una reale o prevista minaccia (Casey, 2004).

Parlando di stress entrano invece in gioco i termini “risposta allo stress” e “stressors” (o eventi stressanti).

La risposta allo stress è un meccanismo normale e altamente adattativo nell’uomo e negli altri animali, importante per la sopravvivenza. Dà avvio a cambiamenti che forniscono all’individuo le risorse necessarie o per un’immediata attività scheletrica, ottimizzando lo stato di vigilanza e la reattività (Weipkema e Koolhaas, 1992), o per far fronte a un evento interno, come la risposta del sistema immunitario a una sfida interna (Ader e Cohen, 1993).

Il termine “stressor” indica invece un evento o situazione che ha un impatto acuto o cronico su un individuo e che provoca una risposta neuroendocrina allo stress.

Nell’uso quotidiano, il termine “stress” è utilizzato sia in riferimento alla risposta fisiologica descritta da Selye (1956) sia per definire un evento o una situazione che causa un impatto cronico e negativo sul comportamento, sulla salute, sul benessere (Casey, 2004). 

paura,ansia,stress  (1)

MECCANISMI DELLO STRESS

Tutti gli organismi cercano di mantenere in condizioni stabili l’ambiente interno per far sì che funzioni al meglio, per far questo usano una serie di meccanismi fisiologici: questo processo prende il nome di omeostasi.

Le variabili fisiche, chimiche o biologiche dell’ambiente esterno continuano a perturbare e influenzare questo sistema. I cambiamenti avversi percepiti dal soggetto riguardano stimoli stressanti o stressors. L’organismo tiene continuamente informato il sistema nervoso riguardo al suo stato in relazione all’ambiente esterno. Il cervello elabora queste informazioni e mette in atto risposte appropriate per mantenere l’omeostasi (Johnson et al., 1992).

Gli stimoli stressanti danno luogo a diverse risposte adattative da parte del corpo, che servono per mantenere stabili le funzioni dell’organismo quando si trova in circostanze e condizioni non ottimali (Gabry et al., 2002).

Lo stress è la condizione in cui il cervello interpreta il carico di stressors troppo eccessivo e risponde così in modo generalizzato.

Gli stimoli stressanti possono essere fisiologici, biologici o fisici.

Nell’ambito di stimoli intensi e paurosi le risposte cognitive, fisiologiche ed emotive lavorano insieme per migliorare le possibilità di sopravvivenza. L’attenzione è tutta incentrata sullo stimolo pericoloso e le funzioni del sistema autonomo mettono l’organismo pronto per l’attacco o la fuga.

Gli effetti comportamentali della risposta allo stress includono un aumento di sensibilità, consapevolezza, cognizione, euforia e analgesia.

Gli adattamenti fisiologici riguardano l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), l’aumento del tono cardiovascolare, della frequenza respiratoria e del metabolismo.

C’è poi una generale diminuzione di quelle attività e funzioni che possono compromettere l’efficacia delle risposte messe in atto per affrontare e superare il pericolo (esempi di queste attività: il sonno, l’alimentazione, la crescita e la riproduzione).

Questa condizione è stata ben descritta e definita da Selye (1976) come GAS ossia Sindrome Generale d’Adattamento ed è convenzionalmente conosciuta come “risposta allo stress”.

Gli individui differiscono nella capacità di sopportare il carico allostatico e l’intensità delle sue risposte a stress acuto o cronico.

Nonostante la risposta allo stress è essenziale per la sopravvivenza, quando diventa esagerata o incontrollata può essere però essa stessa causa di danni (Rhodes et al., 2009).

paura,ansia,stress  (2)Risposta fisiologica allo stress (www.yogatradizione.it/biologia)

SINDROME GENERALE D’ADATTAMENTO (GAS)

Hans Selye ha goduto di molto credito nel ventesimo secolo per avere reso popolare il concetto di Stress nella letteratura medica e scientifica. Nel 1936 Selye ha introdotto la sua nozione di stress definendola come una “risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta posta a esso”. Ha inoltre avanzato il concetto di una risposta allo stress che si sviluppa secondo determinate fasi, arrivando così a parlare di GAS ossia Sindrome Generale d’Adattamento.

Quando un animale o l’uomo è esposto a uno stressor, ha inizio rapidamente la fase d’allarme. Questa fase viene a sua volta distinta in due fasi: shock e contro-shock. Gli effetti perturbatori dello stressor sono resi evidenti dai repentini cambiamenti che si hanno nel processo omeostatico: si modificano i processi regolatori che controllano la pressione  sanguigna, i livelli di glucosio circolante, il bilancio elettrolitico, la distribuzione del flusso  sanguigno, la permeabilità delle membrane. Queste immediate risposte di shock allo stressor sono in parte contro bilanciate dalle risposte di contro-shock della corteccia surrenale, attraverso il rilascio di corticosteroidi, e dal midollo surrenale, attraverso il rilascio di epinefrina.

Se lo stimolo stressante persiste oltre un periodo prolungato, ha inizio la seconda fase della Sindrome Generale d’Adattamento: la fase di resistenza. Durante questa seconda fase, l’organismo acquista un maggior adattamento agli effetti di questi imprevisti che si trova ad affrontare ma diventa più suscettibile agli effetti dannosi di altre sfide omeostatiche. In questa fase Selye ritiene che la corteccia surrenale svolga un ruolo chiave attraverso un rilascio bilanciato di ormoni steroidi “sintossici” e “catatossici”. Gli ormoni glucocorticoidi sintossici inibiscono le risposte infiammatorie, mentre gli ormoni catatossici promuovono il processo infiammatorio contro i patogeni.

A un certo punto, se lo stimolo stressante continua e aumenta d’intensità, l’organismo entra nella terza e ultima fase della Sindrome, la fase di esaurimento. Selye ha suggerito che l’inizio di questa terza fase è innescato dall’esaurimento delle riserve di energia. L’esaurimento di quest’energia è seguito da un aumento dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi- adrenocorticale e dall’inizio di cambiamenti pato-fisiologici a livello del sistema immunitario e del tratto gastrointestinale, che possono condurre fino alla morte dell’organismo.

Quando lo stress si prolunga per anni, infatti, l’organismo diventa sempre più suscettibile agli agenti infettivi e si hanno ulcere nel tratto gastrointestinale, tutti questi effetti deleteri della fase d’esaurimento a lungo andare possono quindi portare alla morte (McCarty e Pacak, 2007).

…PER CONCLUDERE: 

Come possiamo vedere quindi tutti questi stati, meccanismi ed eventi descritti fanno parte della vita di tutti gli esseri viventi e sono tutti molto importanti per regolare la sopravvivenza degli organismi. 

Come si può notare ci sono poi diverse e tante variabili coinvolte in tutto ciò e spesso le differenze dipendono da individuo a individuo.

La paura, l’ ansia e lo stress aiutano l’organismo ad affrontare gli eventi con cui si trova a che fare nel corso dell’esistenza.

Abbiamo visto però che, quando questi stati diventano prolungati nel tempo, tutti questi meccanismi possono avere invece conseguenze anche deleterie nel caso in cui gli organismi non riescano a far fronte alle avversità.

Come si può notare tutte queste tematiche e meccanismi, oltre ad essere molto importanti, sono anche molto complessi e difficili da spiegare e trattare. Molti studi e ricerche sono poi ancora in atto per capire sempre meglio il funzionamento degli organismi viventi.

La decisione di affrontare in questo articolo questa tematica cosí complessa proprio in questo periodo di feste, come dicevo all’inizio, non è stata fatta a caso e forse ora capirete maggiormente anche voi lettori il motivo 😉

La fine dell’anno infatti si avvicina e in molte città, ahimè, si sentono già colpi, spari e botti per i festeggiamenti del nuovo anno e così molti proprietari di animali domestici purtroppo si stanno già trovando ad affrontare i problemi che da essi derivano.

Questi rumori cosí forti, improvvisi e inaspettati infatti sono spesso esempi di eventi paurosi e stressanti per molti dei nostri animali, spesso anche per noi in realtà, che portano a una serie di eventi negativi. Causano poi stati di ansia in quanto spesso non ce li si aspetta. Inoltre i nostri animali nemmeno sanno di che si tratta e li percepiscono con intensità maggiori rispetto a noi.

Tutto ciò porta quindi stress e negatività e le feste invece che essere momento di semplice svago e relax diventano motivo di incubo per cose che, a mio parere, possono benissimo essere evitate o perlomeno fatte con un certo criterio, limitate magari nel momento della festa e non buttate a caso per dare sfogo a chissà cosa.

Speriamo quindi di saperci regolare nei festeggiamenti…

Auguro a tutti gli animali umani e non umani una felice fine dell’anno e un buon inizio…si spera con un po’ di calma e serenità :)

Sara e Biscotto ringraziano tutti i lettori che ci hanno seguiti in questi primi mesi di esperienza di questo blog e vi aspettano sempre più numerosi per il nuovo anno :)

Tanti saluti a tutti!

Woof woof da Biscotto 😉

paura,ansia,stress  (3)https://consultambientepsg.wordpress.com/2013/12/21/capodanno-2014-dire-no-ai-botti-e-un-segno-di-civilta/

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

BIBLIOGRAFIA

Tesi di Laurea: Sara Maffi, (2014), “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde, Facoltà di Veterinaria, Università degli Studi di Milano.

Ader R., Cohen N., (1993), Psychoneuroirnmunology: conditioning and stress, Annual Review of Psychology, 44, pp. 53-85.

Casey R., (2003), Fear and stress, In: Horwitz, D.,Mills D., Heath S. (Eds.), BSAVA Manual of Canine and Feline Behavioural Medicine, BSAVA, Gloucester, pp. 144–153.

Casey R., (2004), Paura e stress., In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.

Darwin C., (1872), The expression of the emotions in man and animals, London, Murray.

Ekman P., (1999), “Basic Emotions”, in Dalgleish, T; Power, M, Handbook of Cognition and Emotion, Sussex, UK: John Wiley & Sons.

Gabry K.E., Gold P.W., and Chrousos G.P., (2002), Hypothalamic–pituitary–adrenal axis: Introduction to physiology and pathophysiology. In: Pfaff D (ed.) Hormones, Brain, and Behavior, vol. 4, pp. 841–866. New York: Academic Press.

Johnson E.O., Kamilaris T.C., Chrousos G.P., and Gold P.W., (1992), Mechanisms of stress: A dynamic overview of hormonal and behavioral homeostasis, Neuroscience and Biobehavioral Reviews 16: 115–130.

McCarty R., Pacak K., (2007), Alarm Phase and General Adaptation Syndrome, Elsevier Inc., Vanderbilt University, Nashville, TN, USA, National Institutes of Health, Atlantic GA, USA, reproduction from the previous edition, volume 1, pp 126–130, 2000.

Rhodes M.E., McKlveen J. M., Ripepi D.R. and Gentile N.E., (2009), Hypothalamic–Pituitary–Adrenal Cortical Axis, Elsevier Inc., Saint Vincent College, Latrobe, PA, USA.

Selye H., (1936), A syndrome produced by diverse nocuous agents. Nature 138: 32.

Selye H., (1976), Forty years of stress research: Principal remaining problems and misconceptions. Canadian Medical Association Journal 115: 53–56.

Steimer T., (2002), The biology of fear-and anxiety-related behaviors, Dialogues in clinical neuroscience, 4(3), 231.

Weipkema P.R., Koolhaas, J.M., (1992), The emotional brain, Animal Welfare, 1, pp. 13-18.

 

Natura, Indagine, Scienza

La Natura è affascinante e la Scienza può essere un utile strumento che permette all’uomo di scoprirla. Citando alcuni passi del libro “L’Aggressività” di Konrad Lorenz, leggiamo:

<<…Ma ogni domanda alla quale si possa dare una risposta ragionevole è lecita, ed è inammissibile che il valore e la bellezza di qualsiasi avvenimento naturale possano venir pregiudicati a volersi rendere conto del perché questo sia fatto così e non altrimenti.
L’attitudine dello scienziato non può venir meglio espressa che in questa succinta formula di Willam Beebe: “L’essenza delle cose val certamente un’ indagine; ma è il loro perché a dar valore alla vita“.
L’arcobaleno non è diventato né meno commovente né meno bello perché abbiamo imparato a capire le leggi di rifrazione della luce […] 
Ma fra il vedere e il poter dimostrare una differenza ci corre, quella che cioè divide l’ arte dalla scienza.>>. 
Rainbow

La Scienza è però uno strumento potente che può anche diventare diventare pericoloso nelle mani dell’uomo:

<<..L’aggressione intra-specifica degli animali consegue ben difficilmente esiti mortali. I rappresentanti di una stessa specie (il fenomeno riguarda in modo particolare i vertebrati) combattono tra loro per la gerarchia, il territorio o la femmina. In generale, tuttavia, questi conflitti presentano una caratteristica davvero stupefacente, e che ne limita enormemente la pericolosità, sono, cioè, “ritualizzati”. Un comportamento aggressivo “ritualizzato” è formato da un insieme di elementi abbastanza stereotipati e convenzionalizzati, come grida, esibizioni di parti corporee a effetto terrifico, movimenti alterni di avvicinamento, fuga, accerchiamento, atteggiamenti di minaccia o di resa incondizionata; ben difficilmente le armi micidiali dei contendenti, zanne, artigli, corna ecc. sono impiegate per uccidere… Sembra che parallelamente al formarsi di strutture morfologiche ad alto potenziale offensivo, come per l’appunto, le zanne e gli artigli, siano comparse nell’evoluzione delle inibizioni che ne “regolamentano” l’uso… Queste inibizioni hanno, quindi, un valore enorme per la conservazione della specie. Nell’uomo le cose sono andate ben diversamente. Le sue guerre sono caratterizzate da un processo di progressiva “deritualizzazione” e quindi da uno spaventevole aumento di pericolosità… Le armi dell’uomo sono un prodotto tecnologico, un oggetto realizzato sul ritmo del tempo storico, enormemente accelerato rispetto al tempo evolutivo. Noi siamo, nell’impiego delle armi, degli animali quasi totalmente “disinibiti” a livello istintuale.

[…] Si rinfaccia oggi molto spesso alla scienza di aver richiamato terribili pericoli sull’umanità, avendole dato troppo potere sulla natura… La minaccia che pesa sull’umanità attuale non è tanto la sua potenza nel governare fenomeni naturali quanto la sua impotenza nel dirigere ragionevolmente processi sociali>>.

Il libro è stato pubblicato nel 1963, ma direi che queste riflessioni possono essere tutt’ora valide per la realtà dei giorni nostri.Come si evolverà il nostro progresso? Saremo in grado di utilizzare correttamente la Scienza e di non farci sopraffare dalle nostre stesse armi, apprezzando ed usando al meglio quello che la Natura ci ha dato?

Benessere Animale

Benessere Animale

Come possiamo tutelare i nostri Super Pet?

http://www.mypetshero.it/blog/curiosita-sugli-animali/approfondimenti/benessere-animale-come-possiamo-tutelare-i-nostri-super-pet/#more-1793

 pubblicato da http://www.mypetshero.it/
 
di Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale
 

Oggi sono sempre più in aumento i proprietari di “Pets”, termine entrato in uso per indicare i cosiddetti “animali da compagnia” che vanno dai più noti e comuni cane e gatto per arrivare a conigli, porcellini d’india, pesci, criceti & co.

Di qualunque specie si tratti però, ogni proprietario in genere ha a cuore, ci si augura, il suo amico animale, lo ritiene “Speciale” e “Super”, ognuno dotato di caratteristiche proprie che glielo rendono unico e glielo fanno apprezzare.

PetsHero

Cosa si è o non si è disposti a fare per loro? Tutti vorremmo il loro bene, no?

Ma come facciamo a sapere come fare? Cos’è per loro il “Benessere”?

In un certo senso anche per la specie umana questo concetto è ancora un “mistero”, è difficile definirlo, spesso è molto soggettivo e tutto ciò vale, a maggior ragione, quando si vuol cercare di stabilire quello che potrebbe essere “Benessere” per i nostri amici animali.

Come possiamo allora tutelare il nostro “Super Pet”?

LogoBiscoSara

Una vera e propria risposta a questa domanda non c’è, possiamo però fare alcune riflessioni e anche la scienza ha cercato, soprattutto negli ultimi anni, di studiare e indagare questo importante aspetto della vita animale.

Nel corso degli anni sono state date una serie di definizioni di quello che può essere il Benessere animale o “Welfare”, come viene indicato in inglese.

Ne riporto alcune tra le principali:

1.“Benessere” è un termine dal significato vasto, che comprende il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Tutti i tentativi di valutarlo devono tenere in considerazione l’evidenza scientifica disponibile relativamente alle sensazioni degli animali, evidenza che può derivare dalla loro struttura e funzioni, come pure dal loro comportamento (dal Brambell Report, 1965).

2.“Benessere” è uno stato di completa salute fisica e mentale, in cui l’ animale è in armonia con il suo ambiente (Hughes, 1976).

3.“Benessere” è la situazione di un organismo in relazione ai suoi tentativi di adattarsi all’ambiente. Questa situazione varia lungo un continuum. Se un soggetto non riesce ad adattarsi adeguatamente, o vi riesce ma a costi eccessivi, si può ritenere che sia sotto stress, e quindi il suo livello di welfare sia scarso (Broom, 1986).

Si può far risalire la nascita dell’interesse scientifico per quanto riguarda il benessere animale al 1965 quando in Inghilterra fu pubblicato il “Brambell Report”.

Questo rapporto fu commissionato dal governo Inglese dopo il clamore suscitato dall’uscita del libro di Ruth Harrison “Animal Machine”(“Vita degli animali allevati”).

Il Brambell Report ha il grande merito di essere stato il primo documento scientifico sull’argomento e di aver enunciato le “Cinque libertà” (“Five Freedoms”) per la tutela del benessere animale:

1) Libertà dalla fame, dalla sete e dalla malnutrizione, mediante facile accesso ad acqua fresca e pulita, ad un’alimentazione appropriata alla specie, allo stato fisiologico ed all’età dell’animale, in grado di garantirne salute e vigore fisico.

2) Libertà dal disagio, mediante la predisposizione di un ambiente appropriato alla specie, con adeguati ripari in grado di proteggere anche da condizioni climatiche avverse.

3) Libertà da dolore, ferite e malattie, mediante prevenzione, rapida diagnosi e trattamento, garantito da un servizio veterinario adeguato.

4) Libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche normali, fornendo spazio sufficiente, locali appropriati e la compagnia di altri soggetti della stessa specie, in modo da favorire i contatti sociali.

5) Libertà da paura ed angoscia, assicurando condizioni di vita e trattamenti che evitino sofferenza fisica e mentale.

Da queste prime definizioni possiamo fare ora una serie di considerazioni in merito al benessere.

Per prima cosa va notato che il benessere è quindi una caratteristica/ uno stato intrinseco dell’animale e non qualcosa che gli viene fornito dall’esterno. Il soggetto che riesce ad adattarsi all’ambiente si trova in uno stato di benessere, viceversa il soggetto che non ci riesce (perché non ne è in grado per caratteristiche psicofisiche proprie, o perché ne è impedito da fattori esterni) si trova in una condizione di non benessere.

Il benessere è poi una condizione che può essere soggetta a variazioni, da ottime a pessime.

Si possono fare, e già sono state fatte, misurazioni scientifiche che valutano il benessere. Queste misurazioni si devono basare sulla conoscenza della biologia delle specie, e, in particolare, dei metodi usati dagli animali per tentare di adattarsi all’ambiente e sulle indicazioni che tali tentativi non hanno successo.

Per fare delle misurazioni scientifiche sono però necessari “indicatori oggettivi”. Negli studi che vengono fatti vengono in genere usati diversi tipi di indicatori, alcuni legati all’animale:

-fisiologici (ormoni, frequenza cardiaca)

-patologici (presenza di malattie)

-produttivi (accrescimento, fecondità, fertilità, mortalità)

-comportamentali (risposta a test, vocalizzazione, interazione sociale, stereotipie)

Altri indicatori sono invece legati ad elementi esterni che hanno influenza sulla vita dell’animale:

-legati all’ambiente  (idoneità delle strutture)

-legati alla gestione (pulizia, manutenzione, profilassi)

-legati al rapporto uomo-animale (qualità e quantità delle interazioni)

La valutazione del benessere coinvolge una serie di discipline come l’etologia, la fisiologia, la genetica e la psiconeuroendocrinologia (disciplina che sintetizza le relazioni esistenti tra sistema nervoso, sistema neuroendocrino e sistema immunitario) le quali, integrandosi fra loro, consentono di descrivere i diversi aspetti che riguardano l’interazione degli animali con il proprio ambiente.

La capacità da parte dell’uomo di misurare il benessere, rappresenta oggi un campo di studio molto importante ed attuale e può essere utile per molti ambiti, ad esempio:

-durante gli studi per valutare il benessere si può migliorare anche la conoscenza biologica complessiva delle specie: relazioni tra aspetti etologici, fisiologici, patologici e produttivi.

-valutare il benessere permette inoltre di vedere se si è stabilito un adattamento reciproco nell’ interazione uomo – animale.

-dando una definizione di quello che è il benessere può essere utile poi per sapere quindi in che modo si può agire per migliorare la qualità della vita degli animali, la qualità delle loro performance e la qualità della produzione intesa in senso globale.

Come possiamo vedere da ciò, la valutazione del benessere animale è un argomento complesso, che comporta diverse variabili. Sono necessarie infatti diverse misurazioni che spesso possono essere di difficile interpretazione e ci possono essere difficoltà a reperirle. C’è inoltre la possibilità che subiscano variazioni in maniera significativa da soggetto a soggetto in quanto, a parità di condizioni,  ci possono essere differenze, anche significative, tra individui.

In genere vengono presi in considerazione tre tipi di approccio scientifici usati nella valutazione del Benessere animale (Duncan e Fraser, 1997):

1)approccio basato sui “feelings” (sensazioni soggettive) degli animali;

Parte dal presupposto che gli animali possono avere delle esperienze soggettive, quali stati affettivi ed emozioni, quindi possa percepire determinate situazioni come piacevoli o spiacevoli. Le misurazioni vengono effettuate con tests di preferenza (l’animale viene posto davanti ad una scelta, si valuta quanto è disposto a spendere in energie per effettuarla), si usano indicatori comportamentali: alterazioni del repertorio comportamentale normale, stereotipie, attività sostitutive, ecc. e indicatori fisiologici di stati emotivi: frequenza cardiaca, respiratoria, salivazione ecc.

2)approccio “funzionale” basato sulle funzioni biologiche “normali” degli animali;

Allo stato di benessere deve corrispondere un funzionamento normale dell’organismo e dei suoi sistemi biologici. Vengono valutati, ad esempio, lo stato di salute, la longevità, il successo riproduttivo.

Alla base di tale modello vi è la teoria dello stress. L’individuo risponde ad uno stimolo ambientale avverso, a livello fisiologico, mediante l’attivazione dell’asse simpatico-adrenomidollare, cui corrisponde una reazione di lotta/fuga tramite la quale l’individuo riesce quindi a ripristinare lo stato di benessere (stress acuto). Se lo stimolo avverso permane e il soggetto non ha la possibilità di interagire con l’ambiente per bloccare/evitare lo stimolo, alla componente specifica (stimolo avverso) si somma una componente aspecifica (paura + tempo d’attesa), si passa quindi all’attivazione dell’asse ipofisicorticosurrenale e dopo una prima fase di resistenza, si arriva ad una fase di esaurimento, cioè di non adattamento, malessere (stress cronico o distress). A questa fase possono corrispondere alterazioni comportamentali quali stereotipie, o patologie più o meno conclamate (immunodeficienza, patologie condizionate ecc.).

3)approccio “naturale” basato sulla possibilità di esprimere il repertorio comportamentale della specie. Va tenuto presente a tal proposito che il comportamento può essere considerato il primo segno di risposta adattativa insieme alle altre variabili biologiche e può fornire una visione completa dell’unita bio-psicologica o psicosomatica.

 Da queste considerazioni fatte non abbiamo la risposta che ci dice cos’è esattamente il Benessere Animale. Abbiamo però una serie di riflessioni, spunti e strumenti che ci possono essere utili per capire come e dove possiamo intervenire se vogliamo tutelare il nostro Super Pet.

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super dog

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Alcuni elementi che emergono da quanto detto, che possono essere utili da considerare nel  caso dei nostri animali domestici, sono ad esempio il rapporto che noi stabiliamo con loro, come li trattiamo, in che modo ce ne prendiamo cura ecc.

Sono importanti poi le condizioni in cui li teniamo, che spazi e ambienti mettiamo loro a disposizione… Quanto tempo dedichiamo loro? Cosa facciamo con loro?

E, domanda fondamentale: rispettiamo quelle che sono le caratteristiche proprie della specie cui appartengono?

Questo, in particolare, è un fattore molto importante che spesso però viene poco o per niente considerato. Molto spesso infatti, l’uomo tende ancora oggi, nonostante i molti passi avanti che si sono fatti nella conoscenza di quelle che sono le caratteristiche biologiche e comportamentali delle varie specie, ad “antropomorfizzare” gli altri animali, riflettendo su di essi quelli che sono i suoi propri sentimenti, modi di fare e pensare, lo si fa spesso anche fra persone, ancora di più si tende a farlo con gli altri animali.

Pensandoci bene e anche secondo le considerazioni fatte sopra, questo elemento può essere molto controproducente se si vuole davvero tutelare il benessere dei nostri amici animali.

Per questo quindi quando ci relazioniamo con essi dobbiamo cercare il più possibile, come si dice, di “metterci nei loro panni”, cerchiamo di rapportarci con loro in maniera più consapevole, informandoci maggiormente su quelle che sono le loro caratteristiche, i loro bisogni ecc., in questo modo potremo trarre più appagamento dal rapporto che andremo a stabilire con loro e sicuramente anche i nostri Super Eroi saranno Super felici.

BIBLIOGRAFIA

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