Benessere Animale

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Come possiamo tutelare i nostri Super Pet?

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 pubblicato da http://www.mypetshero.it/
 
di Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale
 

Oggi sono sempre più in aumento i proprietari di “Pets”, termine entrato in uso per indicare i cosiddetti “animali da compagnia” che vanno dai più noti e comuni cane e gatto per arrivare a conigli, porcellini d’india, pesci, criceti & co.

Di qualunque specie si tratti però, ogni proprietario in genere ha a cuore, ci si augura, il suo amico animale, lo ritiene “Speciale” e “Super”, ognuno dotato di caratteristiche proprie che glielo rendono unico e glielo fanno apprezzare.

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Cosa si è o non si è disposti a fare per loro? Tutti vorremmo il loro bene, no?

Ma come facciamo a sapere come fare? Cos’è per loro il “Benessere”?

In un certo senso anche per la specie umana questo concetto è ancora un “mistero”, è difficile definirlo, spesso è molto soggettivo e tutto ciò vale, a maggior ragione, quando si vuol cercare di stabilire quello che potrebbe essere “Benessere” per i nostri amici animali.

Come possiamo allora tutelare il nostro “Super Pet”?

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Una vera e propria risposta a questa domanda non c’è, possiamo però fare alcune riflessioni e anche la scienza ha cercato, soprattutto negli ultimi anni, di studiare e indagare questo importante aspetto della vita animale.

Nel corso degli anni sono state date una serie di definizioni di quello che può essere il Benessere animale o “Welfare”, come viene indicato in inglese.

Ne riporto alcune tra le principali:

1.“Benessere” è un termine dal significato vasto, che comprende il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Tutti i tentativi di valutarlo devono tenere in considerazione l’evidenza scientifica disponibile relativamente alle sensazioni degli animali, evidenza che può derivare dalla loro struttura e funzioni, come pure dal loro comportamento (dal Brambell Report, 1965).

2.“Benessere” è uno stato di completa salute fisica e mentale, in cui l’ animale è in armonia con il suo ambiente (Hughes, 1976).

3.“Benessere” è la situazione di un organismo in relazione ai suoi tentativi di adattarsi all’ambiente. Questa situazione varia lungo un continuum. Se un soggetto non riesce ad adattarsi adeguatamente, o vi riesce ma a costi eccessivi, si può ritenere che sia sotto stress, e quindi il suo livello di welfare sia scarso (Broom, 1986).

Si può far risalire la nascita dell’interesse scientifico per quanto riguarda il benessere animale al 1965 quando in Inghilterra fu pubblicato il “Brambell Report”.

Questo rapporto fu commissionato dal governo Inglese dopo il clamore suscitato dall’uscita del libro di Ruth Harrison “Animal Machine”(“Vita degli animali allevati”).

Il Brambell Report ha il grande merito di essere stato il primo documento scientifico sull’argomento e di aver enunciato le “Cinque libertà” (“Five Freedoms”) per la tutela del benessere animale:

1) Libertà dalla fame, dalla sete e dalla malnutrizione, mediante facile accesso ad acqua fresca e pulita, ad un’alimentazione appropriata alla specie, allo stato fisiologico ed all’età dell’animale, in grado di garantirne salute e vigore fisico.

2) Libertà dal disagio, mediante la predisposizione di un ambiente appropriato alla specie, con adeguati ripari in grado di proteggere anche da condizioni climatiche avverse.

3) Libertà da dolore, ferite e malattie, mediante prevenzione, rapida diagnosi e trattamento, garantito da un servizio veterinario adeguato.

4) Libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche normali, fornendo spazio sufficiente, locali appropriati e la compagnia di altri soggetti della stessa specie, in modo da favorire i contatti sociali.

5) Libertà da paura ed angoscia, assicurando condizioni di vita e trattamenti che evitino sofferenza fisica e mentale.

Da queste prime definizioni possiamo fare ora una serie di considerazioni in merito al benessere.

Per prima cosa va notato che il benessere è quindi una caratteristica/ uno stato intrinseco dell’animale e non qualcosa che gli viene fornito dall’esterno. Il soggetto che riesce ad adattarsi all’ambiente si trova in uno stato di benessere, viceversa il soggetto che non ci riesce (perché non ne è in grado per caratteristiche psicofisiche proprie, o perché ne è impedito da fattori esterni) si trova in una condizione di non benessere.

Il benessere è poi una condizione che può essere soggetta a variazioni, da ottime a pessime.

Si possono fare, e già sono state fatte, misurazioni scientifiche che valutano il benessere. Queste misurazioni si devono basare sulla conoscenza della biologia delle specie, e, in particolare, dei metodi usati dagli animali per tentare di adattarsi all’ambiente e sulle indicazioni che tali tentativi non hanno successo.

Per fare delle misurazioni scientifiche sono però necessari “indicatori oggettivi”. Negli studi che vengono fatti vengono in genere usati diversi tipi di indicatori, alcuni legati all’animale:

-fisiologici (ormoni, frequenza cardiaca)

-patologici (presenza di malattie)

-produttivi (accrescimento, fecondità, fertilità, mortalità)

-comportamentali (risposta a test, vocalizzazione, interazione sociale, stereotipie)

Altri indicatori sono invece legati ad elementi esterni che hanno influenza sulla vita dell’animale:

-legati all’ambiente  (idoneità delle strutture)

-legati alla gestione (pulizia, manutenzione, profilassi)

-legati al rapporto uomo-animale (qualità e quantità delle interazioni)

La valutazione del benessere coinvolge una serie di discipline come l’etologia, la fisiologia, la genetica e la psiconeuroendocrinologia (disciplina che sintetizza le relazioni esistenti tra sistema nervoso, sistema neuroendocrino e sistema immunitario) le quali, integrandosi fra loro, consentono di descrivere i diversi aspetti che riguardano l’interazione degli animali con il proprio ambiente.

La capacità da parte dell’uomo di misurare il benessere, rappresenta oggi un campo di studio molto importante ed attuale e può essere utile per molti ambiti, ad esempio:

-durante gli studi per valutare il benessere si può migliorare anche la conoscenza biologica complessiva delle specie: relazioni tra aspetti etologici, fisiologici, patologici e produttivi.

-valutare il benessere permette inoltre di vedere se si è stabilito un adattamento reciproco nell’ interazione uomo – animale.

-dando una definizione di quello che è il benessere può essere utile poi per sapere quindi in che modo si può agire per migliorare la qualità della vita degli animali, la qualità delle loro performance e la qualità della produzione intesa in senso globale.

Come possiamo vedere da ciò, la valutazione del benessere animale è un argomento complesso, che comporta diverse variabili. Sono necessarie infatti diverse misurazioni che spesso possono essere di difficile interpretazione e ci possono essere difficoltà a reperirle. C’è inoltre la possibilità che subiscano variazioni in maniera significativa da soggetto a soggetto in quanto, a parità di condizioni,  ci possono essere differenze, anche significative, tra individui.

In genere vengono presi in considerazione tre tipi di approccio scientifici usati nella valutazione del Benessere animale (Duncan e Fraser, 1997):

1)approccio basato sui “feelings” (sensazioni soggettive) degli animali;

Parte dal presupposto che gli animali possono avere delle esperienze soggettive, quali stati affettivi ed emozioni, quindi possa percepire determinate situazioni come piacevoli o spiacevoli. Le misurazioni vengono effettuate con tests di preferenza (l’animale viene posto davanti ad una scelta, si valuta quanto è disposto a spendere in energie per effettuarla), si usano indicatori comportamentali: alterazioni del repertorio comportamentale normale, stereotipie, attività sostitutive, ecc. e indicatori fisiologici di stati emotivi: frequenza cardiaca, respiratoria, salivazione ecc.

2)approccio “funzionale” basato sulle funzioni biologiche “normali” degli animali;

Allo stato di benessere deve corrispondere un funzionamento normale dell’organismo e dei suoi sistemi biologici. Vengono valutati, ad esempio, lo stato di salute, la longevità, il successo riproduttivo.

Alla base di tale modello vi è la teoria dello stress. L’individuo risponde ad uno stimolo ambientale avverso, a livello fisiologico, mediante l’attivazione dell’asse simpatico-adrenomidollare, cui corrisponde una reazione di lotta/fuga tramite la quale l’individuo riesce quindi a ripristinare lo stato di benessere (stress acuto). Se lo stimolo avverso permane e il soggetto non ha la possibilità di interagire con l’ambiente per bloccare/evitare lo stimolo, alla componente specifica (stimolo avverso) si somma una componente aspecifica (paura + tempo d’attesa), si passa quindi all’attivazione dell’asse ipofisicorticosurrenale e dopo una prima fase di resistenza, si arriva ad una fase di esaurimento, cioè di non adattamento, malessere (stress cronico o distress). A questa fase possono corrispondere alterazioni comportamentali quali stereotipie, o patologie più o meno conclamate (immunodeficienza, patologie condizionate ecc.).

3)approccio “naturale” basato sulla possibilità di esprimere il repertorio comportamentale della specie. Va tenuto presente a tal proposito che il comportamento può essere considerato il primo segno di risposta adattativa insieme alle altre variabili biologiche e può fornire una visione completa dell’unita bio-psicologica o psicosomatica.

 Da queste considerazioni fatte non abbiamo la risposta che ci dice cos’è esattamente il Benessere Animale. Abbiamo però una serie di riflessioni, spunti e strumenti che ci possono essere utili per capire come e dove possiamo intervenire se vogliamo tutelare il nostro Super Pet.

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Alcuni elementi che emergono da quanto detto, che possono essere utili da considerare nel  caso dei nostri animali domestici, sono ad esempio il rapporto che noi stabiliamo con loro, come li trattiamo, in che modo ce ne prendiamo cura ecc.

Sono importanti poi le condizioni in cui li teniamo, che spazi e ambienti mettiamo loro a disposizione… Quanto tempo dedichiamo loro? Cosa facciamo con loro?

E, domanda fondamentale: rispettiamo quelle che sono le caratteristiche proprie della specie cui appartengono?

Questo, in particolare, è un fattore molto importante che spesso però viene poco o per niente considerato. Molto spesso infatti, l’uomo tende ancora oggi, nonostante i molti passi avanti che si sono fatti nella conoscenza di quelle che sono le caratteristiche biologiche e comportamentali delle varie specie, ad “antropomorfizzare” gli altri animali, riflettendo su di essi quelli che sono i suoi propri sentimenti, modi di fare e pensare, lo si fa spesso anche fra persone, ancora di più si tende a farlo con gli altri animali.

Pensandoci bene e anche secondo le considerazioni fatte sopra, questo elemento può essere molto controproducente se si vuole davvero tutelare il benessere dei nostri amici animali.

Per questo quindi quando ci relazioniamo con essi dobbiamo cercare il più possibile, come si dice, di “metterci nei loro panni”, cerchiamo di rapportarci con loro in maniera più consapevole, informandoci maggiormente su quelle che sono le loro caratteristiche, i loro bisogni ecc., in questo modo potremo trarre più appagamento dal rapporto che andremo a stabilire con loro e sicuramente anche i nostri Super Eroi saranno Super felici.

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La visita veterinaria

http://www.justdog.it/blog/225/la-visita-veterinaria-un-appuntamento-importante-nella-vita-dei-nostri-amici-a-4-zampe.aspx

La visita veterinaria: un appuntamento importante nella vita dei nostri amici a 4 zampe

La visita veterinaria può costituire fonte di stress per il cane: analizziamo quali sono i fattori determinanti e scopriamo come ridurre la paura

di Dottoressa Sara Maffi
mercoledì 23 luglio 2014
AmbulVet  Gif Vet 1
In diversi studi scientifici è stato provato che la visita dal veterinario può essere un fattore di stress per i cani.
In particolare ho avuto la possibilità di partecipare ad uno studio di questo tipo durante lo svolgimento della mia tesi Magistrale (Sara Maffi, 2014, “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde).

In questo studio sono stati valutati quattordici cani adulti e in salute durante una visita veterinaria standard, effettuata da un veterinario ad essi sconosciuto e in presenza dei loro rispettivi proprietari. Si trattava di una semplice visita di routine che non comportava manipolazioni dolorose per gli animali. 
Tramite una videocamera è stato registrato il comportamento dei soggetti in tutte le tre fasi dello studio, ossia: pre-visita (durante l’attesa nella sala d’aspetto dello studio veterinario),visita (il cane si trovava sul tavolo delle visite) e post-visita (il cane era ancora nello studio del veterinario ma per terra e poteva muoversi) e sono state raccolte le temperature oculari tramite la termocamera.
La termocamera era lo strumento innovativo di questo studio pilota, in cui si voleva vedere se anche per i cani la termografia a infrarossi (IRT) potesse essere considerato un nuovo metodo non invasivo da utilizzare durante la valutazione del benessere e delle risposte allo stress. 
Questo strumento è già stato validato in diversi studi e viene già utilizzato per questo scopo in altre specie animali da allevamento e laboratorio (bovini, suini, pecore, capre, cavalli, conigli, topi); ma per i cani, invece, mancano ancora dati e informazioni.
Con la termocamera è possibile monitorare l’andamento della temperatura cutanea degli animali durante una condizione stressante o molto stressante (es. trasporto, procedure di routine in allevamento come la castrazione ecc…). In caso di stress, infatti, le catecolamine e il cortisolo (due ormoni collegati allo stress) aumentano la loro concentrazione ematica e ne risulta una risposta metabolica e vasomotoria (generalmente un incremento della temperatura interna e una vasocostrizione periferica) che può essere rilevata tramite la termografia. 
I dati delle temperature prese a livello oculare tramite la termocamera sono poi stati messi a confronto con i parametri comportamentali (un altro indicatore di stress) ottenuti tramite le videoregistrazioni.Gif Vet puppy
Dai risultati è emerso che i livelli di attività dei cani e i comportamenti legati allo stress sono variati nel corso delle tre differenti fasi del test.
In particolare, i dati termografici hanno evidenziato la presenza di un picco nella temperatura oculare dei cani durante la fase della visita veterinaria
A livello comportamentale, invece, questa fase è risultata essere quella in cui i soggetti testati hanno mostrato il minor livello di attività. 
Durante questa fase, infatti, si è avuta la manifestazione, nella metà dei soggetti, di un comportamento ritenuto indice di stress: il “freezing”, ossia “stare immobile”.
Poiché la procedura utilizzata non prevedeva nessuna manipolazione dolorosa per gli animali, è probabile che la visita abbia rappresentato uno stressor psicogeno, causato dall’esposizione a un ambiente nuovo e minaccioso, dall’imprevedibilità e dalla mancanza di controllo sugli eventi esterni (Hennessy, 2013; Toates, 2001).
In particolare, sembra che quando i cani hanno a che fare col veterinario, basandosi anche sulle esperienze avute in precedenza, realizzino che non è possibile mettere in atto una strategia attiva e mostrino quindi un comportamento passivo, adottando un atteggiamento statico che arriva in alcuni casi al “freezing”.

L’aumento rilevato nella temperatura oculare dalla termocamera quando i cani si trovano sul tavolo della visita può perciò essere messo in relazione all’attivazione dell’asse HPA (Cook et al., 2001; Pavlidis et al., 2002), particolarmente sensibile agli stressor di tipo psicogeno e ai suoi effetti sul metabolismo e può inoltre essere collegato alla vasodilatazione periferica data dall’attivazione del sistema parasimpatico durante il freezing (Alm, 2004; Romero, 2010).
Tutti i cani testati avevano già avuto precedenti esperienze di visite veterinarie, quindi si può ritenere che l’anticipazione di un evento spiacevole può avere contribuito nella risposta di stress, a conferma degli studi che hanno associato una componente cognitiva dello stress con l’aumento nella temperatura oculare (Pavlidis et al., 2002; Stewart et al., 2005; Vianna e Carrive, 2005).
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Senza entrare nel merito di quelle che sono state le conclusioni per quanto riguarda l’uso della termocamera, volevo in quest’occasione porre l’attenzione sul fatto che anche in questo studio i risultati ottenuti confermano quelli di Döring e colleghi (2009), che avevano già mostrato come la visita veterinaria rappresenti una condizione stressante per i cani.
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Il fatto quindi che la visita veterinaria può costituire fonte di stress per i nostri animali, è un elemento che non va sottovalutato in quanto lo stress, soprattutto a livelli cronici, può comportare diversi problemi di salute e tuttavia, si sa, la visita veterinaria è un momento importante e inevitabile nella vita dei nostri amici a quattro zampe.Può essere utile, perciò, conoscere alcuni elementi su cui porre attenzione.
Gli studi di etologia hanno messo in evidenza il fatto che la formazione di un’associazione fra uno stimolo e un’emozione “positiva” salvaguarda dal successivo sviluppo di un’associazione negativa con lo stimolo stesso. Per quanto riguarda ad esempio gli animali domestici come gatti e cani, possiamo quindi ritenere che se li mettiamo nelle condizioni di poter fare esperienza con una vasta gamma di eventi sociali e fisici, facendo in modo che formino con questi eventi associazioni emotive positive, li potremo proteggere in seguito dal sviluppare risposte negative (ad esempio stress e paura) correlate a tali eventi.
Una volta creata un’associazione fra uno stimolo e una risposta emotiva positiva, è molto più difficile per l’animale associarlo successivamente con una risposta emotiva negativa, rispetto al caso in cui non sia stata fatta alcuna associazione in precedenza. Questo processo è chiamato “inibizione latente”.
A fronte di questo, considerando in particolare il caso della visita veterinaria, può essere utile quindi che i nostri animali abbiano una piacevole esperienza nell’ambulatorio veterinario: è importante che in occasione della prima visita sperimentino eventi postivi, come complimenti bocconcini, prima di essere sottoposti a qualsiasi altro tipo di trattamento. Questo aiuterà a ridurre la possibilità che sviluppino un’associazione fra paura e ambulatorio, anche se in seguito vi entreranno per una prassi meno piacevole.
Se la prima esperienza con l’ambulatorio è anche solo un po’ sgradevole, sarà molto più facile che imparino ad associare allo stesso una risposta correlata alla paura (Appleby et al., 2002; Casey, 2004).
Questo fattore è emerso anche nel già citato studio di Doring e colleghi (2009), che hanno appunto rilevato il fatto che tra i cani testati durante la visita, quelli che in precedenza avevano avuto esperienze positive durante i trattamenti, si sono mostrati meno “paurosi” rispetto a quelli che avevano invece avuto esperienze negative.Un altro elemento da considerare è l’influenza che il proprietario può avere sull’animale (Campbell, 1985). È importante che il proprietario si mostri il più rilassato possibile durante questa occasione. Se il cane ci vede preoccupati sarà portato a ritenere che l’evento della visita sia effettivamente una situazione “paurosa” da temere (Heath, 1996; Jones, 1997).
È controproducente poi cercare di calmare o rassicurare il cane che si mostra impaurito, in quanto tutto ciò non farà che rinforzare, seppur involontariamente, quella che è la paura dell’animale (Hart and Hart, 1985; O’Farrell, 1987; Eckstein, 1996; Askew, 1997; Walker et al., 1997).
Anche punizioni sgridate sono del tutto inutili, in quanto non faranno che aumentare ancora di più la paura del cane (O’Farrell, 1987).Si è visto inoltre che anche il modo in cui il veterinario tratta l’animale è un fattore determinante per ridurre o eliminare lo stress o la paura della visita. Un veterinario che si mostra “amichevole” e gentile con cane e proprietario metterà a loro agio entrambi, creando così una situazione piacevole, e contribuirà quindi a rendere la visita un evento positivo (Schmidke, 1973; Richardson, 1976; Bergler, 1988; Case, 1988; Simpson, 1997).
Questi ed altri elementi, di cui molti ancora oggetto di studi e ricerche, potranno essere utili per far sì che le visite veterinarie non diventino causa di problemi per i nostri amici a quattro zampe.
Puppy Vet
BIBLIOGRAFIA

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Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
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