PAURA, ANSIA E STRESS

Paura, ansia e stress sono termini che ci troviamo ad usare nel quotidiano sia in riferimento a noi umani che negli altri animali.

In particolare, come potrete vedere nel corso dell’articolo e come spiegherò alla fine, la decisione di trattare proprio in questo periodo e in questi giorni dell’anno questi temi non è fatta a caso.

Per la complessità degli argomenti immagino risulterà piuttosto lungo e impegnativo per chi non ha ancora avuto modo di approfondire queste tematiche così importanti e complicate. Proverò a semplificare per quanto possibile. Buona lettura 😉

Iniziamo col dire che: paura, ansia e stress sono delle risposte adattative essenziali per la sopravvivenza degli organismi. Sono presenti come detto, sia in noi umani che negli altri animali. Vanno però distinti tra loro in quanto ognuno rappresenta condizioni e stati ben definiti.

La paura è considerata un’emozione primaria e fondamentale (Darwin, 1872; Ekman, 1999) che induce una risposta adattativa che consente all’individuo (umano e non umano) di evitare situazioni e attività che potrebbero essere pericolose. La risposta emotiva (che può o no implicare una componente cognitiva) ha inizio quando l’animale percepisce uno stimolo che riconosce come pericoloso, o interpreta come potenzialmente pericoloso, e dà avvio a una risposta correlata allo stress e a un’appropriata attività motoria.

L’ansia invece va distinta dalla paura, è generalmente descritta come uno stato “psicologico, fisiologico e comportamentale indotto negli uomini e negli altri animali da una minaccia al loro benessere o alla loro sopravvivenza, che può essere sia attuale o potenziale” (Steimer, 2002). È una risposta emotiva a uno stimolo che presagisce una situazione potenzialmente pericolosa o imprevedibile. In questo caso l’animale non si trova necessariamente già di fronte al potenziale stimolo di pericolo ma piuttosto anticipa una conseguenza negativa.

Dalla paura e dall’ansia deriva però una comune risposta correlata allo stress derivato da una reale o prevista minaccia (Casey, 2004).

Parlando di stress entrano invece in gioco i termini “risposta allo stress” e “stressors” (o eventi stressanti).

La risposta allo stress è un meccanismo normale e altamente adattativo nell’uomo e negli altri animali, importante per la sopravvivenza. Dà avvio a cambiamenti che forniscono all’individuo le risorse necessarie o per un’immediata attività scheletrica, ottimizzando lo stato di vigilanza e la reattività (Weipkema e Koolhaas, 1992), o per far fronte a un evento interno, come la risposta del sistema immunitario a una sfida interna (Ader e Cohen, 1993).

Il termine “stressor” indica invece un evento o situazione che ha un impatto acuto o cronico su un individuo e che provoca una risposta neuroendocrina allo stress.

Nell’uso quotidiano, il termine “stress” è utilizzato sia in riferimento alla risposta fisiologica descritta da Selye (1956) sia per definire un evento o una situazione che causa un impatto cronico e negativo sul comportamento, sulla salute, sul benessere (Casey, 2004). 

paura,ansia,stress  (1)

MECCANISMI DELLO STRESS

Tutti gli organismi cercano di mantenere in condizioni stabili l’ambiente interno per far sì che funzioni al meglio, per far questo usano una serie di meccanismi fisiologici: questo processo prende il nome di omeostasi.

Le variabili fisiche, chimiche o biologiche dell’ambiente esterno continuano a perturbare e influenzare questo sistema. I cambiamenti avversi percepiti dal soggetto riguardano stimoli stressanti o stressors. L’organismo tiene continuamente informato il sistema nervoso riguardo al suo stato in relazione all’ambiente esterno. Il cervello elabora queste informazioni e mette in atto risposte appropriate per mantenere l’omeostasi (Johnson et al., 1992).

Gli stimoli stressanti danno luogo a diverse risposte adattative da parte del corpo, che servono per mantenere stabili le funzioni dell’organismo quando si trova in circostanze e condizioni non ottimali (Gabry et al., 2002).

Lo stress è la condizione in cui il cervello interpreta il carico di stressors troppo eccessivo e risponde così in modo generalizzato.

Gli stimoli stressanti possono essere fisiologici, biologici o fisici.

Nell’ambito di stimoli intensi e paurosi le risposte cognitive, fisiologiche ed emotive lavorano insieme per migliorare le possibilità di sopravvivenza. L’attenzione è tutta incentrata sullo stimolo pericoloso e le funzioni del sistema autonomo mettono l’organismo pronto per l’attacco o la fuga.

Gli effetti comportamentali della risposta allo stress includono un aumento di sensibilità, consapevolezza, cognizione, euforia e analgesia.

Gli adattamenti fisiologici riguardano l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), l’aumento del tono cardiovascolare, della frequenza respiratoria e del metabolismo.

C’è poi una generale diminuzione di quelle attività e funzioni che possono compromettere l’efficacia delle risposte messe in atto per affrontare e superare il pericolo (esempi di queste attività: il sonno, l’alimentazione, la crescita e la riproduzione).

Questa condizione è stata ben descritta e definita da Selye (1976) come GAS ossia Sindrome Generale d’Adattamento ed è convenzionalmente conosciuta come “risposta allo stress”.

Gli individui differiscono nella capacità di sopportare il carico allostatico e l’intensità delle sue risposte a stress acuto o cronico.

Nonostante la risposta allo stress è essenziale per la sopravvivenza, quando diventa esagerata o incontrollata può essere però essa stessa causa di danni (Rhodes et al., 2009).

paura,ansia,stress  (2)Risposta fisiologica allo stress (www.yogatradizione.it/biologia)

SINDROME GENERALE D’ADATTAMENTO (GAS)

Hans Selye ha goduto di molto credito nel ventesimo secolo per avere reso popolare il concetto di Stress nella letteratura medica e scientifica. Nel 1936 Selye ha introdotto la sua nozione di stress definendola come una “risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta posta a esso”. Ha inoltre avanzato il concetto di una risposta allo stress che si sviluppa secondo determinate fasi, arrivando così a parlare di GAS ossia Sindrome Generale d’Adattamento.

Quando un animale o l’uomo è esposto a uno stressor, ha inizio rapidamente la fase d’allarme. Questa fase viene a sua volta distinta in due fasi: shock e contro-shock. Gli effetti perturbatori dello stressor sono resi evidenti dai repentini cambiamenti che si hanno nel processo omeostatico: si modificano i processi regolatori che controllano la pressione  sanguigna, i livelli di glucosio circolante, il bilancio elettrolitico, la distribuzione del flusso  sanguigno, la permeabilità delle membrane. Queste immediate risposte di shock allo stressor sono in parte contro bilanciate dalle risposte di contro-shock della corteccia surrenale, attraverso il rilascio di corticosteroidi, e dal midollo surrenale, attraverso il rilascio di epinefrina.

Se lo stimolo stressante persiste oltre un periodo prolungato, ha inizio la seconda fase della Sindrome Generale d’Adattamento: la fase di resistenza. Durante questa seconda fase, l’organismo acquista un maggior adattamento agli effetti di questi imprevisti che si trova ad affrontare ma diventa più suscettibile agli effetti dannosi di altre sfide omeostatiche. In questa fase Selye ritiene che la corteccia surrenale svolga un ruolo chiave attraverso un rilascio bilanciato di ormoni steroidi “sintossici” e “catatossici”. Gli ormoni glucocorticoidi sintossici inibiscono le risposte infiammatorie, mentre gli ormoni catatossici promuovono il processo infiammatorio contro i patogeni.

A un certo punto, se lo stimolo stressante continua e aumenta d’intensità, l’organismo entra nella terza e ultima fase della Sindrome, la fase di esaurimento. Selye ha suggerito che l’inizio di questa terza fase è innescato dall’esaurimento delle riserve di energia. L’esaurimento di quest’energia è seguito da un aumento dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi- adrenocorticale e dall’inizio di cambiamenti pato-fisiologici a livello del sistema immunitario e del tratto gastrointestinale, che possono condurre fino alla morte dell’organismo.

Quando lo stress si prolunga per anni, infatti, l’organismo diventa sempre più suscettibile agli agenti infettivi e si hanno ulcere nel tratto gastrointestinale, tutti questi effetti deleteri della fase d’esaurimento a lungo andare possono quindi portare alla morte (McCarty e Pacak, 2007).

…PER CONCLUDERE: 

Come possiamo vedere quindi tutti questi stati, meccanismi ed eventi descritti fanno parte della vita di tutti gli esseri viventi e sono tutti molto importanti per regolare la sopravvivenza degli organismi. 

Come si può notare ci sono poi diverse e tante variabili coinvolte in tutto ciò e spesso le differenze dipendono da individuo a individuo.

La paura, l’ ansia e lo stress aiutano l’organismo ad affrontare gli eventi con cui si trova a che fare nel corso dell’esistenza.

Abbiamo visto però che, quando questi stati diventano prolungati nel tempo, tutti questi meccanismi possono avere invece conseguenze anche deleterie nel caso in cui gli organismi non riescano a far fronte alle avversità.

Come si può notare tutte queste tematiche e meccanismi, oltre ad essere molto importanti, sono anche molto complessi e difficili da spiegare e trattare. Molti studi e ricerche sono poi ancora in atto per capire sempre meglio il funzionamento degli organismi viventi.

La decisione di affrontare in questo articolo questa tematica cosí complessa proprio in questo periodo di feste, come dicevo all’inizio, non è stata fatta a caso e forse ora capirete maggiormente anche voi lettori il motivo 😉

La fine dell’anno infatti si avvicina e in molte città, ahimè, si sentono già colpi, spari e botti per i festeggiamenti del nuovo anno e così molti proprietari di animali domestici purtroppo si stanno già trovando ad affrontare i problemi che da essi derivano.

Questi rumori cosí forti, improvvisi e inaspettati infatti sono spesso esempi di eventi paurosi e stressanti per molti dei nostri animali, spesso anche per noi in realtà, che portano a una serie di eventi negativi. Causano poi stati di ansia in quanto spesso non ce li si aspetta. Inoltre i nostri animali nemmeno sanno di che si tratta e li percepiscono con intensità maggiori rispetto a noi.

Tutto ciò porta quindi stress e negatività e le feste invece che essere momento di semplice svago e relax diventano motivo di incubo per cose che, a mio parere, possono benissimo essere evitate o perlomeno fatte con un certo criterio, limitate magari nel momento della festa e non buttate a caso per dare sfogo a chissà cosa.

Speriamo quindi di saperci regolare nei festeggiamenti…

Auguro a tutti gli animali umani e non umani una felice fine dell’anno e un buon inizio…si spera con un po’ di calma e serenità :)

Sara e Biscotto ringraziano tutti i lettori che ci hanno seguiti in questi primi mesi di esperienza di questo blog e vi aspettano sempre più numerosi per il nuovo anno :)

Tanti saluti a tutti!

Woof woof da Biscotto 😉

paura,ansia,stress  (3)https://consultambientepsg.wordpress.com/2013/12/21/capodanno-2014-dire-no-ai-botti-e-un-segno-di-civilta/

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

BIBLIOGRAFIA

Tesi di Laurea: Sara Maffi, (2014), “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde, Facoltà di Veterinaria, Università degli Studi di Milano.

Ader R., Cohen N., (1993), Psychoneuroirnmunology: conditioning and stress, Annual Review of Psychology, 44, pp. 53-85.

Casey R., (2003), Fear and stress, In: Horwitz, D.,Mills D., Heath S. (Eds.), BSAVA Manual of Canine and Feline Behavioural Medicine, BSAVA, Gloucester, pp. 144–153.

Casey R., (2004), Paura e stress., In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.

Darwin C., (1872), The expression of the emotions in man and animals, London, Murray.

Ekman P., (1999), “Basic Emotions”, in Dalgleish, T; Power, M, Handbook of Cognition and Emotion, Sussex, UK: John Wiley & Sons.

Gabry K.E., Gold P.W., and Chrousos G.P., (2002), Hypothalamic–pituitary–adrenal axis: Introduction to physiology and pathophysiology. In: Pfaff D (ed.) Hormones, Brain, and Behavior, vol. 4, pp. 841–866. New York: Academic Press.

Johnson E.O., Kamilaris T.C., Chrousos G.P., and Gold P.W., (1992), Mechanisms of stress: A dynamic overview of hormonal and behavioral homeostasis, Neuroscience and Biobehavioral Reviews 16: 115–130.

McCarty R., Pacak K., (2007), Alarm Phase and General Adaptation Syndrome, Elsevier Inc., Vanderbilt University, Nashville, TN, USA, National Institutes of Health, Atlantic GA, USA, reproduction from the previous edition, volume 1, pp 126–130, 2000.

Rhodes M.E., McKlveen J. M., Ripepi D.R. and Gentile N.E., (2009), Hypothalamic–Pituitary–Adrenal Cortical Axis, Elsevier Inc., Saint Vincent College, Latrobe, PA, USA.

Selye H., (1936), A syndrome produced by diverse nocuous agents. Nature 138: 32.

Selye H., (1976), Forty years of stress research: Principal remaining problems and misconceptions. Canadian Medical Association Journal 115: 53–56.

Steimer T., (2002), The biology of fear-and anxiety-related behaviors, Dialogues in clinical neuroscience, 4(3), 231.

Weipkema P.R., Koolhaas, J.M., (1992), The emotional brain, Animal Welfare, 1, pp. 13-18.

 

La visita veterinaria

http://www.justdog.it/blog/225/la-visita-veterinaria-un-appuntamento-importante-nella-vita-dei-nostri-amici-a-4-zampe.aspx

La visita veterinaria: un appuntamento importante nella vita dei nostri amici a 4 zampe

La visita veterinaria può costituire fonte di stress per il cane: analizziamo quali sono i fattori determinanti e scopriamo come ridurre la paura

di Dottoressa Sara Maffi
mercoledì 23 luglio 2014
AmbulVet  Gif Vet 1
In diversi studi scientifici è stato provato che la visita dal veterinario può essere un fattore di stress per i cani.
In particolare ho avuto la possibilità di partecipare ad uno studio di questo tipo durante lo svolgimento della mia tesi Magistrale (Sara Maffi, 2014, “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde).

In questo studio sono stati valutati quattordici cani adulti e in salute durante una visita veterinaria standard, effettuata da un veterinario ad essi sconosciuto e in presenza dei loro rispettivi proprietari. Si trattava di una semplice visita di routine che non comportava manipolazioni dolorose per gli animali. 
Tramite una videocamera è stato registrato il comportamento dei soggetti in tutte le tre fasi dello studio, ossia: pre-visita (durante l’attesa nella sala d’aspetto dello studio veterinario),visita (il cane si trovava sul tavolo delle visite) e post-visita (il cane era ancora nello studio del veterinario ma per terra e poteva muoversi) e sono state raccolte le temperature oculari tramite la termocamera.
La termocamera era lo strumento innovativo di questo studio pilota, in cui si voleva vedere se anche per i cani la termografia a infrarossi (IRT) potesse essere considerato un nuovo metodo non invasivo da utilizzare durante la valutazione del benessere e delle risposte allo stress. 
Questo strumento è già stato validato in diversi studi e viene già utilizzato per questo scopo in altre specie animali da allevamento e laboratorio (bovini, suini, pecore, capre, cavalli, conigli, topi); ma per i cani, invece, mancano ancora dati e informazioni.
Con la termocamera è possibile monitorare l’andamento della temperatura cutanea degli animali durante una condizione stressante o molto stressante (es. trasporto, procedure di routine in allevamento come la castrazione ecc…). In caso di stress, infatti, le catecolamine e il cortisolo (due ormoni collegati allo stress) aumentano la loro concentrazione ematica e ne risulta una risposta metabolica e vasomotoria (generalmente un incremento della temperatura interna e una vasocostrizione periferica) che può essere rilevata tramite la termografia. 
I dati delle temperature prese a livello oculare tramite la termocamera sono poi stati messi a confronto con i parametri comportamentali (un altro indicatore di stress) ottenuti tramite le videoregistrazioni.Gif Vet puppy
Dai risultati è emerso che i livelli di attività dei cani e i comportamenti legati allo stress sono variati nel corso delle tre differenti fasi del test.
In particolare, i dati termografici hanno evidenziato la presenza di un picco nella temperatura oculare dei cani durante la fase della visita veterinaria
A livello comportamentale, invece, questa fase è risultata essere quella in cui i soggetti testati hanno mostrato il minor livello di attività. 
Durante questa fase, infatti, si è avuta la manifestazione, nella metà dei soggetti, di un comportamento ritenuto indice di stress: il “freezing”, ossia “stare immobile”.
Poiché la procedura utilizzata non prevedeva nessuna manipolazione dolorosa per gli animali, è probabile che la visita abbia rappresentato uno stressor psicogeno, causato dall’esposizione a un ambiente nuovo e minaccioso, dall’imprevedibilità e dalla mancanza di controllo sugli eventi esterni (Hennessy, 2013; Toates, 2001).
In particolare, sembra che quando i cani hanno a che fare col veterinario, basandosi anche sulle esperienze avute in precedenza, realizzino che non è possibile mettere in atto una strategia attiva e mostrino quindi un comportamento passivo, adottando un atteggiamento statico che arriva in alcuni casi al “freezing”.

L’aumento rilevato nella temperatura oculare dalla termocamera quando i cani si trovano sul tavolo della visita può perciò essere messo in relazione all’attivazione dell’asse HPA (Cook et al., 2001; Pavlidis et al., 2002), particolarmente sensibile agli stressor di tipo psicogeno e ai suoi effetti sul metabolismo e può inoltre essere collegato alla vasodilatazione periferica data dall’attivazione del sistema parasimpatico durante il freezing (Alm, 2004; Romero, 2010).
Tutti i cani testati avevano già avuto precedenti esperienze di visite veterinarie, quindi si può ritenere che l’anticipazione di un evento spiacevole può avere contribuito nella risposta di stress, a conferma degli studi che hanno associato una componente cognitiva dello stress con l’aumento nella temperatura oculare (Pavlidis et al., 2002; Stewart et al., 2005; Vianna e Carrive, 2005).
Dott Snoopy
Senza entrare nel merito di quelle che sono state le conclusioni per quanto riguarda l’uso della termocamera, volevo in quest’occasione porre l’attenzione sul fatto che anche in questo studio i risultati ottenuti confermano quelli di Döring e colleghi (2009), che avevano già mostrato come la visita veterinaria rappresenti una condizione stressante per i cani.
snoopy-vet
Il fatto quindi che la visita veterinaria può costituire fonte di stress per i nostri animali, è un elemento che non va sottovalutato in quanto lo stress, soprattutto a livelli cronici, può comportare diversi problemi di salute e tuttavia, si sa, la visita veterinaria è un momento importante e inevitabile nella vita dei nostri amici a quattro zampe.Può essere utile, perciò, conoscere alcuni elementi su cui porre attenzione.
Gli studi di etologia hanno messo in evidenza il fatto che la formazione di un’associazione fra uno stimolo e un’emozione “positiva” salvaguarda dal successivo sviluppo di un’associazione negativa con lo stimolo stesso. Per quanto riguarda ad esempio gli animali domestici come gatti e cani, possiamo quindi ritenere che se li mettiamo nelle condizioni di poter fare esperienza con una vasta gamma di eventi sociali e fisici, facendo in modo che formino con questi eventi associazioni emotive positive, li potremo proteggere in seguito dal sviluppare risposte negative (ad esempio stress e paura) correlate a tali eventi.
Una volta creata un’associazione fra uno stimolo e una risposta emotiva positiva, è molto più difficile per l’animale associarlo successivamente con una risposta emotiva negativa, rispetto al caso in cui non sia stata fatta alcuna associazione in precedenza. Questo processo è chiamato “inibizione latente”.
A fronte di questo, considerando in particolare il caso della visita veterinaria, può essere utile quindi che i nostri animali abbiano una piacevole esperienza nell’ambulatorio veterinario: è importante che in occasione della prima visita sperimentino eventi postivi, come complimenti bocconcini, prima di essere sottoposti a qualsiasi altro tipo di trattamento. Questo aiuterà a ridurre la possibilità che sviluppino un’associazione fra paura e ambulatorio, anche se in seguito vi entreranno per una prassi meno piacevole.
Se la prima esperienza con l’ambulatorio è anche solo un po’ sgradevole, sarà molto più facile che imparino ad associare allo stesso una risposta correlata alla paura (Appleby et al., 2002; Casey, 2004).
Questo fattore è emerso anche nel già citato studio di Doring e colleghi (2009), che hanno appunto rilevato il fatto che tra i cani testati durante la visita, quelli che in precedenza avevano avuto esperienze positive durante i trattamenti, si sono mostrati meno “paurosi” rispetto a quelli che avevano invece avuto esperienze negative.Un altro elemento da considerare è l’influenza che il proprietario può avere sull’animale (Campbell, 1985). È importante che il proprietario si mostri il più rilassato possibile durante questa occasione. Se il cane ci vede preoccupati sarà portato a ritenere che l’evento della visita sia effettivamente una situazione “paurosa” da temere (Heath, 1996; Jones, 1997).
È controproducente poi cercare di calmare o rassicurare il cane che si mostra impaurito, in quanto tutto ciò non farà che rinforzare, seppur involontariamente, quella che è la paura dell’animale (Hart and Hart, 1985; O’Farrell, 1987; Eckstein, 1996; Askew, 1997; Walker et al., 1997).
Anche punizioni sgridate sono del tutto inutili, in quanto non faranno che aumentare ancora di più la paura del cane (O’Farrell, 1987).Si è visto inoltre che anche il modo in cui il veterinario tratta l’animale è un fattore determinante per ridurre o eliminare lo stress o la paura della visita. Un veterinario che si mostra “amichevole” e gentile con cane e proprietario metterà a loro agio entrambi, creando così una situazione piacevole, e contribuirà quindi a rendere la visita un evento positivo (Schmidke, 1973; Richardson, 1976; Bergler, 1988; Case, 1988; Simpson, 1997).
Questi ed altri elementi, di cui molti ancora oggetto di studi e ricerche, potranno essere utili per far sì che le visite veterinarie non diventino causa di problemi per i nostri amici a quattro zampe.
Puppy Vet
BIBLIOGRAFIA

  • Sara Maffi, (2014), “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde, Facoltà di Veterinaria, Università degli Studi di Milano.
  • Alm P.A., (2004), Stuttering, emotions, and heart rate during anticipatory anxiety: a critical review, J. Fluency Disord; 29, 123-33.
  • Appleby D. L., Bradshaw J.W.S., Casey R.A., (2002), Relationship between aggressive and avoidance behaviour by dogs and their experience in the first six months of life, Veterinary record, 150 (14), 434-438.
  • Askew, H.R., (1997), Behandlung von Verhaltensproblemen bei Hund und Katze: ein Leitfaden für die tierärztliche Praxis. Paul Parey Verlag, Berlin.
  • Bergler R., (1988), Psychologie der Beziehungen von Heimtieren, Heimtierhaltern und Tierärzten. Zentralblatt für Veterinärmedizin Reihe B 35, 443–461.
  • Campbell W.E., (1985), Behavior Problems in Dogs. American Veterinary Publications Inc., Santa Barbara, California.
  • Casey R., (2004), Paura e stress, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.
  • Cook N.J., Schaefer A.L., Warren L., Burwash L., Anderson M., Baron V., (2001), Adrenocortical and metabolic responses to ACTH injection in horses: an assessment by salivary cortisol and infrared thermography of the eye, Can J Anim Sci, 81; 621.
  • Döring D., Roscher A., Scheipl F., Küchenhoff H., Erhard M., (2009), Fear-related behaviour of dogs in veterinary practice, Vet J., 182; 38-43.
  • Eckstein, A., (1996), Fears and phobias. In: Ackermann, L. (Hrsg.) (1996), Dog Behavior and Training. Veterinary Advice for Owners. T.F.H. Publications, Inc. pp. 175–185.
  • Hart, B.L., Hart, L.A., (1985), Canine and Feline Behavioral Therapy. Lea and Febiger, Philadelphia.
  • Heath, S., (1996), Betrachtungen einer Tierärztin zur Verhaltenstherapie. In: Fisher, J. (Ed.), Verhaltensstörungen bei Hunden und Katzen. Kynos Verlag, Mürlenbach, pp. 17–24.
  • Hennessy M.B., (2013), Using hypothalamic–pituitary–adrenal measures for assessing and reducing the stress of dogs in shelters: a review, Appl Anim Behav Sci; 149;1-12.
  • Jones, R., (1997), Welpenschule Leicht Gemacht. Franckh-Kosmos,Stuttgart.
  • O’Farrell, V., (1987), Manual of Canine Behaviour. In: British Small Animal Association (Eds.), KCO Worthing.
  • Pavlidis I., Eberhardt N.L., Levine J.A., (2002), Seeing through the face of deception, Human Behaviour; Nature, 415; 35.
  • Richardson, P.J., (1976), A survey of the attitudes of Sydney pet owners to veterinari services. Australian Veterinary Journal 52, 105–108.
  • Romero L.M., (2010), Fight or Flight responses, In: Breed MD, Moore J., editors. Encyclopaedia of animal behaviour, Oxford: Oxford Academy Press, p. 710-4.
  • Schmidke, H.O., (1973), Über die Beziehung Tierarzt – Klient – Patient. Kleintierpraxis 18, 210–213.
  • Simpson, B.S., (1997), Canine communication. North American Veterinary Clinics – Small Animal Practice 27, 445–464.
  • Stewart M., Webster J.R., Schaefer A.L., Cook N.J., Scott S.L., (2005), Infra-red thermography as a non-invasive tool to study animal welfare, Animal Welfare 14, 319-325.
  • Toates F., (2001), Biological psychology – An integrative approach. Harlow: Pearson Education.
  • Walker, R., Fischer, J., Neville, P., (1997), The treatment of phobias in the dog. Applied Animal Behaviour Science 52, 275–289.
  • Vianna D.M.L. and Carrive P., (2005), Changes in cutaneous and body temperature during and after conditioned fear to context in the rat, European Journal of Neuroscience 21 (9), 2505-2512.

Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale
E-mail: [email protected]

“Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare”

http://www.justdog.it/blog/219/lo-stress-nel-cane-un-argomento-importante-su-cui-indagare.aspx

Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare

Avere una buona conoscenza dello stato di stress nel nostro cane ci permette di tutelare la sua salute

di Dottoressa Sara Maffi

pubblicato su http://www.justdog.it/  giovedì 17 aprile 2014

Capita spesso di sentire parlare di stress, sia per quanto riguarda gli umani che gli animali. 

Volendo dare una breve definizione, si può dire che lo stress è quel meccanismo che consente agli individui di reagire rapidamente ad un evento che cambia il loro stato omeostatico, ossia il loro equilibrio interno.

È una risposta fisiologica e comportamentale dell’organismo che si verifica in relazione ad una gamma di cambiamenti che avvengono in un individuo, sia a livello emotivo che motivazionale. 
Si usa invece il termine “stressor” per indicare quell’evento o situazione che dà avvio alla “risposta allo stress”, ossia tutta quella serie di avvenimenti e cambiamenti a livello fisiologico e comportamentale che avvengono durante lo stress.
Lo stress è un meccanismo normale e altamente adattativo nell’uomo e negli altri animali ed è importante per la sopravvivenza. 
I cambiamenti a cui dà avvio, infatti, forniscono all’individuo le risorse necessarie o per un’immediata attività scheletrica (attacco o fuga), ottimizzando lo stato di vigilanza e la reattività, o per far fronte ad un evento interno, attivando ad esempio il sistema immunitario (Casey, 2004).

stress1

 

 

 

 

 

 

 

INDICATORI COMPORTAMENTALI DI STRESS NEI CANI (WWW.DOGGIEDRAWINGS.NET)

Si è visto poi che la paura e l’ansia sono due stati emozionali importanti nei cani che possono causare reazioni di stress (Wolfle, 2000). 

I cani possono mostrare spesso problemi legati all’ansia quando si trovano di fronte a stimoli che fanno presagire situazioni potenzialmente pericolose o imprevedibili (Bamberger e Houpt, 2006, Casey, 2004). 
Un cane ansioso mostra spesso comportamenti agitati, come ad esempio leccarsi eccessivamente in particolari parti del corpo, masticare oggetti o mobili ed è timoroso e diffidente nelle nuove situazioni (Diverio et al., 2008). 
La paura, invece, è un’emozione scatenata dalla presenza di uno stimolo potenzialmente pericoloso e può causare stress in un individuo quando è esposto a quello stimolo. 
Anche solo una persona in particolare può diventare uno stimolo che induce paura in un cane; ad esempio, il cane può considerare un certo veterinario particolarmente pericoloso se ha avuto in precedenza un’esperienza negativa con lui (Wolfle, 2000). 

stress2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SEGNALI DI ANSIA E PAURA NEI CANI(WWW.DRSOPHIAYIN.COM)

Nonostante, come detto in precedenza, la risposta allo stress è un meccanismo importante per gli organismi ed essenziale per la sopravvivenza, quando diventa esagerata incontrollata può essere però essa stessa causa di danni. 

Infatti, quando lo stress si prolunga o diventa cronico, si verificano effetti negativi prolungati sulla salute, sia fisica che emotiva dell’individuo.
Gli effetti fisiologici di uno stress prolungato che si possono avere sono molteplici e vari, per esempio si può avere aumento della pressione sanguigna, diabete, infertilità, inibizione della crescita, calo della libido, riduzione del livello d’attenzione e della capacità di concentrazione, alterazione della memoria, inibizione delle risposte infiammatorie e alterazioni della funzione immunitaria. Inoltre, si possono avere alterazioni e problemi anche a livello comportamentale (Casey, 2004).

Da questo, quindi, si può comprendere come sia importante avere una buona conoscenza dello stato di stress nei nostri cani per poter così tutelare maggiormente la loro salute.
Per questo le ricerche e gli studi che vengono fatti per valutare lo stress nei cani sono molto importanti e complessi: devono tenere in considerazione le diverse variabili legate allo stress (variabilità individuale, genetica, esperienza…) e devono poi essere utilizzati e messi a confronto diversi parametri (fisiologici e comportamentali), che sono ritenuti essere indicatori di stress (Beerda et al., 1997; Beerda et al., 1998).
È utile, perciò, effettuare e mettere a confronto diversi studi per poter indagare sullo stress in tutti gli ambiti e per avere informazioni su come intervenire in modo corretto per migliorare le condizioni di vita dei nostri animali.

 BIBLIOGRAFIA

  • Bamberger M., Houpt K.A., (2006), Signalment factors, comorbidity and trends in behavior diagnoses in dogs: 1644 cases (1991-2001), Journal of the American Veterinary Medical Association 229 (10), 1591-1601.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H. W., (1997), Manifestations of chronic and acute stress in dogs., Applied Animal Behaviour Science, 52, 307-3 19.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H.W., Mol, J.A., (1998), Behavioural, saliva cortisol and heart rate responses to different types of stimuli in dogs, Appl. Anim. Behav. Sci., 58, 365–381.
  • Casey R., (2004), Paura e stress, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.
  • Diverio S., Tami G., Barone A., (2008), Prevalence of aggression and fear-related behavioural problems in a sample of Argentine Dogos in Italy, Journal of Veterinary Behaviour 3, 74-86.
  • Döring D., Roscher A., Scheipl F., Küchenhoff H., Erhard M., (2009), Fear – related behaviour of dogs in veterinary practice, Vet J., 182; 38-43.
  • Kuhne F., Struwe R., & Balzer H. U., (2009), Noninvasive assessment of specific strain in dogs, Journal of Veterinary Behavior: Clinical Applications and Research, 4 (2), 92.
  • Pastore C., Pirrone F., Balzarotti F., Faustini M., Pierantoni L., Albertini M., (2011), Evaluation of physiological and behavioral stress-dependent parameters in agility dogs, Journal of Veterinary Behavior, Vol. 6, No 3, 188-194.
  • Wolfle T.L., (2000), Understanding the role of stress in animal welfare: Practical Considerations In The biology of animal stress – the principles and implications for animal welfare Edited by Moberg G.P. and Mech J.A., CABI Publishing, Wallingford, UK, ISBN: 0851993591, pp. 355-368.