MENTE, BIOLOGIA, EVOLUZIONE

Passo tratto dal libro: “La mente che scodinzola- Storie di animali e di cervelli” di Giorgio Vallortigara , un interessante spunto di riflessione sul nostro mondo: animali, biologia, comunicazione, evoluzione…

“Ci sono due idee sulle menti e sui cervelli che diamo per assodate. La prima prende origine dalla concezione secondo cui esisterebbe una sorta di scala ascendente delle creature viventi, che vedrebbe collocate sui gradini più bassi le creature meno complesse e meno evolute e agli apici quelle più complesse ed evolute. Tale gerarchia si applicherebbe a tutte le strutture dell’organismo, cervello incluso. Vi sarebbe perciò anche una scala ascendente e progressiva delle funzioni mentali, con la sommità occupata dalla nostra specie. La seconda è l’idea che i cervelli servano a darci una rappresentazione veridica della realtà. Le due idee hanno in comune vari aspetti tra cui quello di essere sbagliate.

I biologi sanno che per gli organismi viventi – gli unici che possiamo studiare direttamente per ciò che riguarda il comportamento e i tessuti molli come il cervello – non ha alcun significato parlare di specie più o meno evolute. Tutte le specie viventi sono egualmente evolute. […]

mente-natura

Tuttavia quel che si ha in mente di solito quando si parla di specie più o meno evolute non è un criterio di storia filogenetica, bensì di complessità di struttura. […]

È un fraintendimento comune quello per cui l’evoluzione determinerebbe un aumento di ordine e complessità. […] Non è questo il modo in cui la biologia moderna concepisce l’evoluzione. L’evoluzione implica cambiamento, ma non necessariamente progresso. E progresso poi, rispetto  a che cosa? Gli ambienti cambiano e ciò che è ben adattato oggi può non esserlo più domani, in circostanze diverse. È sbagliato ritenere che una struttura che mostra una certa complessità in una specie quale la conosciamo oggi non possa essere derivata da una struttura che era in origine più complessa, anziché meno complessa, nella specie ancestrale. […]

Perciò l’evoluzione per selezione naturale non implica la costruzione di cervelli sempre più complessi, perché non è la complessità di struttura il criterio su cui opera la selezione naturale, bensì la sopravvivenza selettiva e la riproduzione. Chi ha detto che ci si debba riprodurre di più con un cervello più complesso? […]

La complessità della vita mentale è associata tradizionalmente al fatto che gli esseri umani possiederebbero una migliore, più completa rappresentazione della realtà. Non c’è dubbio che il confronto tra le diverse specie riveli capacità differenti.[…]

Intuitivamente diremmo che poichè gli organismi vivono e agiscono in questo mondo, i cervelli dovrebbero essersi evoluti per darne una rappresentazione fedele. Cervelli con complessità differenti dovrebbero cioè approssimare sempre meglio la complessità del mondo.[…] Ma non è detto che una rappresentazione fedele sia più efficace di una una infedele ai fini della sopravvivenza e della riproduzione.[…]

Il mondo naturale è ricco di fenomeni che rappresentano trucchi e inganni espliciti rispetto all’effettivo stato delle cose: dagli stimoli-chiave, ai segnali infantili, al mimetismo, solo per menzionarne alcuni.[…]

Gli etologi hanno compiuto grandi progressi nello studio della comunicazione animale quando si sono resi conto della falsità dell’assunto secondo il quale la comunicazione serve a trasmettere informazioni veridiche. In natura la comunicazione animale serve principalmente per ingannare e imbrogliare. La percezione dovrebbe essere considerata alla stessa stregua: le nostre percezioni non sono state plasmate dalla selezione  naturale per darci un’immagine veridica del mondo, quanto piuttosto per ingannarci sufficientemente bene per sopravvivere nel mondo.[…]

Se quello che conta per gli organismi è sopravvivere e riprodursi, la selezione naturale deve avere inventato (come in effetti ha fatto) una varietà di trucchi e scorciatoie ai fini dell’esecuzione del comportamento più adeguato in un certo ambiente. Trucchi e scorciatoie che fanno del nostro mondo percettivo non un’approssimazione a come il nostro mondo è davvero, ma a come sia più conveniente rappresentarlo. Un teatrino, una grande illusione. La nostra prigione.”

APPRENDIMENTO

Cosa significa APPRENDERE?

L’apprendimento è un processo vasto e complesso presente sia nell’uomo che negli altri animali. Iniziamo col dare alcune definizioni e in seguito presenteremo e descriveremo brevemente i diversi tipi di apprendimento.

dog laying head on a pile of books

DEFINIZIONI

Immelmann (1988): “l’insieme di tutti i processi che portano ad un adattamento individuale del comportamento in relazione alle condizioni ambientali” – “Un processo di apprendimento si verifica quando un certo comportamento, in un preciso quadro di stimoli, subisce mutamenti come conseguenza del fatto che l’animale si è già trovato in precedenza nella stessa situazione”.

Hilgard et al. (1982): “una modificazione relativamente persistente del comportamento che ha luogo per effetto dell’esperienza”.

Lorenz (1969) definisce apprendimento ogni modificazione adattativa del comportamento.

–> Possiamo quindi dire che l’APPRENDIMENTO è un processo di acquisizione di informazioni caratterizzato da modificazioni durature della capacità di comportarsi di un organismo in seguito a particolari esperienze specifiche.

Tramite l’apprendimento si ha:

@acquisizione di nuove informazioni, conoscenze, risposte/comportamenti attraverso l’interazione con l’ambiente (fisico e sociale).

@cambiamento nel comportamento di un individuo (non sempre immediatamente osservabile).

L’APPRENDIMENTO è importante PER SOPRAVVIVERE.

Caratteristiche dell’apprendimento:

_È una modalità naturale di adattarsi all’ambiente diffusa in moltissime specie (dagli insetti all’essere umano).

_È un processo che continua per tutta la vita dell’ individuo.

_Non è direttamente osservabile; viene dedotto dal comportamento osservabile (performance).

_Non sempre produce una modificazione comportamentale immediatamente osservabile (es. apprendimento latente).

_Richiede la presenza di un‘esperienza diretta o indiretta.

_Ha una relativamente lunga durata nel tempo.

Elementi importanti dell’APPRENDIMENTO sono la BASE GENETICA dell’ individuo e l’AMBIENTE in cui esso si trova ad agire.

OGNI INDIVIDUO, SULLA BASE DELLE PREDISPOSIZIONI INNATE, IMPARA QUANTO L’AMBIENTE GLI INSEGNA (vanno quindi tenute conto variabili come: la DISPOSIZIONE SPECIE-SPECIFICA, il SUBSTRATO NERVOSO del singolo individuo che determina la sua CAPACITÀ di: IMPARARE, IMMAGAZZINARE, MEMORIZZARE e i suoi diversi MECCANISMI PERCETTIVI).

I moduli geneticamente predeterminati si perfezionano quindi con l’apprendimento in seguito all’interazione con l’ambiente.

Altre variabili da considerare nell’apprendimento sono:

-la MOTIVAZIONE dell’individuo = ossia ciò che spinge ad agire e predispone il soggetto all’azione.

-le diverse FASI DI SVILUPPO COMPORTAMENTALE in cui si trova il soggetto.

@Altro elemento essenziale per l’apprendimento è la MEMORIA. Apprendimento e memoria sono entrambi processi cognitivi.

L’Apprendimento è l’insieme dei processi che consentono l’acquisizione di informazioni e comportamenti, mentre la Memoria è l’insieme di quei processi che consentono il mantenimento nel tempo di informazioni e comportamenti.

@—> Consideriamo ora i diversi tipi di APPRENDIMENTO:

>IMPRINTING,

>ABITUDINE,

>CONDIZIONAMENTO CLASSICO,

>CONDIZIONAMENTO OPERANTE O STRUMENTALE,

>GIOCO,

>IMITAZIONE / FACILITAZIONE SOCIALE,

>INSIGHT (INTUITO/intuizione).

_IMPRINTING: è una forma di apprendimento caratteristica dei vertebrati che ha luogo durante le prime fasi di vita (periodo sensibile), quando l’animale può facilmente venire “impressionato” (imprinting in inglese significa “impressione”) da un oggetto che ha vicino, su cui dirigerà in seguito particolari reazioni istintive. Il termine “imprinting” fu coniato dall’etologo tedesco K. Lorenz.

Caratteristiche:

-si verifica solo nel ‘periodo critico’ o ‘sensibile’ (la cui durata varia a seconda delle specie).

irreversibile.

-implica l’attaccamento ad un oggetto che evocherà poi comportamenti tipici dell’adulto, quali il comportamento sessuale.

-le reazioni all’oggetto si generalizzano successivamente a tutti gli oggetti di  quella determinata classe.

@APPRENDIMENTO NON ASSOCIATIVO:

-Facilitazione= secondo Lorenz è la forma più primitiva di apprendimento e consiste nel miglioramento della funzione grazie al suo funzionamento.

-ABITUDINE (abituazione o assuefazione):

Stimolo A (ad esempio un rumore)–> attivazione della risposta

Stimolo A (ripetuto)–> attivazione debole

Stimolo A (ripetuto)–> NESSUNA REAZIONE

Abituazione: scomparsa o indebolimento di una risposta  in seguito all’ esperienza (ripresentarsi dello stimolo). Imparare a non rispondere a stimoli privi di conseguenze rilevanti, a non emettere risposte inutili. Si verifica spontaneamente e può essere indotta.

Caratteristiche:

-I soggetti giovani acquisiscono abitudini più facilmente degli adulti.

-Abituarsi a uno stimolo non implica generalizzare ad altri tipi di stimoli (specificità del fenomeno).

-Le abitudini si possono perdere quando lo stimolo non viene più presentato per molto tempo (ricomparsa della risposta).

-Sensibilizzazione=è l’aumento di intensità di un comportamento che può risultare dalla ripetuta presentazione dello stimolo scatenante.

@APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO:

_CONDIZIONAMENTO CLASSICO (Pavlov):

-Stimolo neutro –> risposta nulla od irrilevante

-Stimolo incondizionato (SI) –> risposta incondizionata (RI)

-Stimolo neutro (condizionale)(SC) + Stimolo incondizionato (SI) –> risposta incondizionata (RI)

-Stimolo condizionato (SC) –> risposta condizionata (RC)

_L’individuo impara ad associare tra loro due eventi che si verificano in contiguità temporale.

-uno stimolo inizialmente “neutro” (SC) se presentato ripetutamente prima di uno stimolo che provoca una risposta riflessa (SI) diventa in grado di provocare una risposta riflessa simile (RC o risposta condizionata)

-Risposte proprie del repertorio comportamentale vengono emesse in  situazioni nuove che prima non le evocavano.

Apprendimento (2)

_Acquisizione della risposta:

–> lo SC deve precedere immediatamente lo SI (valore predittivo)

–> il numero di appaiamenti necessari SC -SI varia (condizionamento avversivo)

_Estinzione della risposta: lo SC non è più seguito dallo SI

–>recupero spontaneo e riapprendimento

_Generalizzazione e discriminazione:

–>Altri stimoli simili a quello condizionato determinano la risposta condizionata

>Con il condizionamento classico possono venire associate a stimoli neutri risposte emotive spiacevoli e piacevoli.

_CONDIZIONAMENTO OPERANTE O STRUMENTALE (Skinner):

Tre elementi base: comportamento operante, eventi conseguenti il comportamento, stimolo discriminativo che ha portato al compimento del comportamento.

Motivazione –> Comportamento –> Rinforzo

@ l’individuo impara che una data risposta/comportamento porta a una particolare conseguenza.

Con il condizionamento operante (apprendimento operante, per tentativi ed errori) comportamenti nuovi: si sviluppano, si mantengono e cambiano nel tempo in quanto influiscono (operano) sull’ambiente.

_Il condizionamento operante è un processo di apprendimento naturale e avviene continuamente e spontaneamente.

_Molti comportamenti possono essere condizionati involontariamente o volontariamente da altri individui/ persone.

_Si può avere un “controllo” sull’apprendimento intervenendo sugli stimoli, le risposte e le loro conseguenze.

–>L’ambiente fisico e sociale è una fonte continua di rinforzi positivi, negativi e punizioni.

–>Molti comportamenti, consapevoli e inconsapevoli, sono prodotti e modulati da condizionamenti operanti.

Apprendimento (3)Conseguenze di un comportamento:

1) RINFORZO: un evento che segue un comportamento ed aumenta a probabilità futura che quel comportamento si ripeta.

2) PUNIZIONE: un evento che segue il comportamento e diminuisce la probabilità futura che quel comportamento si ripeta.

-POSITIVO/A= Introduzione di uno stimolo dopo che è stato emesso un comportamento.
-NEGATIVO/A= Sottrazione di uno stimolo dopo che è stato emesso un comportamento.

RINFORZO

R+ = compare uno stimolo piacevole

R-  = scompare uno stimolo spiacevole non troppo forte  (informativo) = unito ad alternativa

PUNIZIONE

P+ = compare uno stimolo spiacevole

P- = scompare uno stimolo piacevole

Il RINFORZO:

-Incrementa sempre la probabilità della risposta comportamentale

–positivo: comparsa di un evento piacevole o desiderabile dopo un comportamento

–negativo: scomparsa di uno stimolo spiacevole/ doloroso a seguito di una risposta comportamentale (alla base di risposte di evitamento/fuga).

La PUNIZIONE:

Esistono punizioni diverse:Punizione fisica, Rimprovero/intimidazione, Time out: sospensione di un rinforzo.

-La punizione dovrebbe essere immediata e mai occasionale.

-La punizione applicata inconsapevolmente o impropriamente è rischiosa.

-I rimproveri verbali possono agire da rinforzi positivi (attenzione sociale).

–> La punizione ripetuta senza un’alternativa  di un comportamento adeguato può inibire completamente il comportamento dell’individuo (impotenza appresa).

_GIOCO:

Caratteristiche:

-) è apparentemente privo di senso

-) è costituito da azioni senza un concatenamento temporale finalizzato

-) non è soggetto ad assuefazione

-) è spesso formato da moduli esagerati ed energeticamente dispendiosi

_POSSIBILI FUNZIONI:

–>immediate = influenza sui processi di maturazione

–>a lunga scadenza = esercizio; socializzazione; apprendimento

_FACILITAZIONE SOCIALE (Apprendimento sociale/imitazione-cognizione sociale):

Quando un individuo acquisisce informazioni nuove o un nuovo comportamento attraverso l’esperienza sociale e le interazioni sociali si parla di PROCESSI di APPRENDIMENTO SOCIALE.

L’apprendimento sociale può dare vita ad una trasmissione sociale (culturale) di informazioni che può essere vista come un’alternativa alla trasmissione genetica del comportamento.

Possiamo suddividere i processi sociali in due grosse categorie:

-L’INFLUENZA SOCIALE = l’osservatore è influenzato dal modello, cioè dall’animale che sta compiendo l’azione, ma non apprende da esso.

-L’APPRENDIMENTO SOCIALE = l’osservatore apprende parte del comportamento dal modello che lo sta eseguendo.

Gli animali possono ricevere, e quindi acquisire, informazioni secondo due modalità:

-direttamente (direct reputation): qualora siano coinvolti, come soggetti agenti all’interno di una specifica situazione.

-indirettamente (indirect reputation): osservando, da spettatori silenziosi, l’interazione tra altri soggetti.

@L’ ‘eavesdropping’, letteralmente l’atto di origliare, permette a un individuo di apprendere senza doverlo fare per tentativi ed errori. L’eavesdropping = acquisire informazioni utili osservando l’interazione tra terzi, è stato studiato in diverse specie animali.

_INSIGHT (INTUITO/intuizione):

L’ intuito consente a un animale di risolvere una situazione nuova applicando le esperienze fatte in passato, senza ricorrere a tentativi preliminari. È la forma più elevata di apprendimento ed è tipica dell’uomo. È stata studiata anche dal punto di vista etologico ed è stata riscontrata anche in altri animali.

 

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Immelmann K.,1988, “Introduzione all’etologia”, Bollati Boringhieri, Torino;

Lorenz K., 1978, “L’Etologia”, Boringhieri, Torino;

Mainardi D., 1992, “Dizionario di etologia”, Einaudi;

Poli M., Prato Previde E., 1994, “Apprendere per sopravvivere. L’apprendimento animale tra psicologia ed etologia”, Raffaello Cortina Editore.

La comunicazione del cavallo

In questo articolo voglio trattare il comportamento di comunicazione di un animale che sempre più ai giorni nostri sta entrando a far parte della categoria degli “animali da compagnia”: il cavallo.

Per farlo ho deciso di utilizzare e riportare qui un estratto della mia tesi triennale, dato che in questa occasione ho avuto l’opportunità di svolgere uno studio sulla reattività di questo animale e ho quindi avuto modo di approfondire le mie conoscenze sulle sue caratteristiche e sul suo comportamento.

horse foal

“Valutazione della reattività di cavalli Quarter Horse e Argentini usati nella Monta Western”, tesi di Sara Maffi, Relatore: Prof.ssa Elisabetta Canali, Università Degli Studi Di Milano, Facoltà Di Medicina Veterinaria, A.A. 2010/2011.   

In quanto animali sociali, i cavalli tendono a vivere in gruppi. Per vivere con successo all’interno di un gruppo è importante saper interpretare correttamente il linguaggio dei conspecifici e usare segnali corretti (Mills & Nankervis, 2001). In un gruppo la comunicazione è importante per stabilire la gerarchia di dominanza: quando si incontrano due cavalli estranei, o che sono stati separati per lungo tempo, si salutano l’un l’altro avvicinando i musi reciprocamente, narice contro narice. Possono emettere anche segnali vocali o gesti come tentativi di colpire o di saltare all’indietro. Tramite questi rituali si esplorano e si identificano (Houpt, 2000).

horses-group

La comunicazione definisce quindi un individuo, la sua attività e il suo stato. Nell’ambito di un gruppo è importante per coordinare le attività degli individui (Mills & Nankervis, 2001). La comunicazione però non serve solo nei soggetti della stessa specie: quando si interagisce con individui di specie diverse infatti è utile saper interpretare il loro linguaggio e per questo in natura molti animali riconoscono segnali di altre specie, soprattutto per quanto riguarda i soggetti predati nei confronti dei loro predatori. Questo è quindi importante anche nel rapporto tra uomo e cavallo: quando l’uomo interagisce coi cavalli deve conoscere il loro linguaggio per poter avere buoni risultati da questo contatto interspecifico (Mills & Nankervis, 2001). […] Comunicare significa produrre segnali che verranno rilevati dagli organi di senso dei soggetti destinati a ricevere il messaggio, con la conseguenza che questo passaggio di informazioni interferisce sul comportamento dei riceventi (Mills & Nankervis, 2001). I cavalli comunicano tramite segnali acustici, chimici, tattili e visivi. Tutti hanno enorme importanza per essi e sono usati diversamente a seconda delle circostanze (Mills & Nankervis, 2001; McGreevy, 2004). I segnali della testa e del corpo sono le forme di comunicazione più usate tra i cavalli in libertà, ma anche l’odorato svolge un ruolo importante. Nel caso invece si è in presenza di ostacoli o per comunicare a distanze elevate allora i cavalli ricorrono ai segnali vocali (Vavra, 1988).

horse-expressions2-SEGNALI VISIVI

I segnali più importanti e più chiari sono quelli delle orecchie che sono il primo sintomo della reattività (Amadesi, 2005). Se le orecchie sono puntate in avanti in genere il cavallo è attento, interessato e curioso, oppure può essere preoccupato per qualcosa. Quando sono rilassate in una posizione neutrale allora il cavallo è tranquillo e se sono divaricate agli angoli della testa può essere che stia dormendo. Se le orecchie sono leggermente all’indietro il cavallo potrebbe esprimere rabbia ed è in una fase di avvertimento, quando vengono proprio abbassate ben aderenti alla testa allora il cavallo è molto aggressivo e potrebbe diventare pericoloso (Amadesi, 2005; Mullen, 2009). I segnali emessi con le orecchie sono poi importanti tra i membri di un gruppo in quanto un cavallo può riconoscere la sorgente di un suono guardando l’orientamento delle orecchie di un suo compagno. Il cavallo infatti è capace di far roteare le orecchie indipendentemente una dall’altra e questo gli è di grande vantaggio per individuare i suoni (Vavra, 1988). Oltre le posizioni delle orecchie anche i vari segnali facciali e le diverse posizioni di tutto il corpo in generale sono molto importanti. Spesso sono segni impercettibili come il dilatarsi delle forge e la tensione del muso. Anche le espressioni degli occhi sono molto significative, in particolare diversi sguardi sono usati dagli stalloni per valorizzarsi tra i membri di un gruppo (Vavra, 1988). I segnali posturali sono invece forme di comunicazione molto evidenti e risultano molto utili per interpretare l’ “umore” del cavallo (Houpt, 2000). Un collo teso, orecchie appiattite e testa inclinata di lato è segno di minaccia. Quando un cavallo si prepara a scalciare arrotonda leggermente la schiena e alza entrambi gli arti posteriori o uno solo; questa tendenza a calciare coi posteriori è soprattutto una prerogativa della femmina e la attua quando si sente minacciata o è preoccupata per il suo puledro. I maschi in genere aggrediscono sempre frontalmente mostrando i denti e mordendo. Possono inoltre rampare, cioè muovere gli anteriori in avanti per ribellione o per colpire. Oppure possono impennarsi: si alzano sugli arti posteriori e minacciano con gli arti anteriori molto sollevati da terra (Amadesi, 2005; Vavra, 1988). Quando un cavallo è rilassato sta calmo in stazione e ha in genere un dorso allungato e un atteggiamento disteso. Un cavallo più eccitato ha invece un atteggiamento generale più contratto e un profilo più arrotondato. Quando un soggetto è nervoso si irrita al minimo contatto e può impennarsi (Houpt, 2000; Mills & Nankervis, 2001). Anche la coda poi, come il corpo e le orecchie, ha una funzione comunicativa importante: quando il cavallo la alza come una bandiera comunica l’eccitazione che precede di solito un comportamento esplosivo, spesso infatti è perché si sta preparando a scappare. Gli stalloni alzano invece la coda dopo un rapporto sessuale e le giumente quando sono in calore. Una coda bassa e aderente al corpo può indicare paura. Quando la coda viene agitata in modo aggressivo o fatta ruotare con un movimento circolare, allora il cavallo può essere infuriato, frustrato o risentito. Una coda mossa invece dolcemente può funzionare per allontanare le mosche (Mullen, 2009).

horse-expressions3-SEGNALI CHIMICI

Nonostante vengono spesso sottostimati dall’uomo, anche i segnali chimici sono molto importanti nella comunicazione dei cavalli. Essi usano sia il classico annusare che il tipico “flehmen” (ossia arricciano il labbro superiore) per identificare odori sociali o la presenza di feromoni. I segnali chimici sono prodotti ed eliminati attraverso secrezioni cutanee, saliva ed espirazione oltre che con le vie tipiche delle urine e feci (Mills & Nankervis, 2001). Tra i cavalli il saluto comprende spesso una vera e propria indagine olfattiva della regione del naso e della bocca, seguita dai fianchi e dalla regione perianale (Mills & Nankervis, 2001; McGreevy, 2004). Durante i rituali di intimidazione i maschi si odorano le froge e il fiato e si annusano la parte bassa dei fianchi per conoscere il loro grado sociale. Lo stallone si serve continuamente delle froge per localizzare i membri del gruppo e per valutare la ricettività di una giumenta attraverso la sua urina (Vavra, 1988). Gli odori sono poi molto importanti per stabilire il legame tra fattrice e puledro, vengono usati nei segnali d’allarme, nell’orientamento, nelle coordinazioni delle attività di un gruppo e per molti altri scopi. Tramite gli odori gli individui sono in grado di identificarsi (Mills & Nankervis, 2001).

-SEGNALI TATTILI

Nei contatti sociali diretti riveste poi molta importanza tra gli equini anche la comunicazione tattile. I segnali tattili usati vanno da quelli trasferiti durante la toelettatura reciproca che hanno effetto calmante a quelli usati durante l’aggressione che causano eccitazione, come il mordere (Mills & Nankervis, 2001; McGreevy, 2004). Coppie di cavalli possono trascorrere lunghi periodi dedicandosi al grooming reciproco (Fraser, 1998). Soggetti di rango sociale simile tendono a pulirsi tra di loro: si posizionano spalla contro spalla e si mordicchiano reciprocamente la schiena e il garrese (Houpt, 2000). Questa toelettatura reciproca aiuta i soggetti di uno stesso gruppo a rimanere vicini e ha un effetto calmante, infatti effettuare il grooming nell’area del garrese riduce la frequenza cardiaca del cavallo (Houpt, 2000). Oltre a fornire segnali sociali tattili, la toelettatura risulta poi essere importante per il controllo dei parassiti cutanei (Mills & Nankervis, 2001). Anche l’uomo, quando striglia il cavallo, assume il ruolo di un partner di grooming (Houpt, 2000).

horse-expressions1

-SEGNALI ACUSTICI

Quando la comunicazione ravvicinata non è possibile, assumono allora importanza i segnali acustici. In particolare nei cavalli in cattività si è visto che le loro articolazioni vocali sono più varie di quelle degli animali in libertà in quanto questi tendono ad usare poco la voce per non attirare l’attenzione dei predatori (Vavra, 1988). I tipi di vocalizzazione più rilevati sono: i nitriti, il brontolio, le grida, gli sbruffi, i gemiti, i ruggiti e gli strilli (Mills & Nankervis, 2001). I nitriti sono usati per segnalare la presenza di un individuo: possono essere un segnale di saluto o di separazione e sono importanti per mantenere la coesione del branco. Di solito si sentono quando un cavallo è allontanato da un conspecifico o quando una giumenta viene separata dal suo puledro (Houpt, 2000). I brontolii vengono usati per incoraggiare un individuo ad avvicinarsi, soprattutto si sentono dalle fattrici nei confronti della loro prole. Durante gli accoppiamenti sono invece usati da entrambi i sessi. Le grida si pensa siano segnali difensivi di minaccia usati nell’incontro tra individui che non si conoscono: servono per mettere sull’avviso il ricevente che in caso di provocazioni possono seguire aggressioni. A volte possono però essere risposte al dolore acuto (Mills & Nankervis, 2001). In caso di allarme si possono invece sentire sbruffi brevi, ma se sono prolungati, simili a starnuti, sono allora associati a forme di frustrazione (Houpt, 2000; Mills & Nankervis, 2001). I gemiti sono suoni leggeri emessi in caso di stanchezza o disagio. “Ruggiti” e strilli sono invece suoni di alta intensità emessi in caso di grande eccitazione: sono un segnale di minaccia di violenza estrema, usati quando altri segnali più sottili sono stati ignorati (Mills & Nankervis, 2001).

In conclusione quindi il linguaggio del cavallo è un insieme di visione, suoni, odori e tocchi. Se viene correttamente utilizzato può servire per coordinare e controllare il comportamento degli animali in allevamento (Mills & Nankervis, 2001).

Cowboy couple horse riding at sunset

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

 

BIBLIOGRAFIA

Amadesi P., (2005). Comprendere il cavallo: storia e teoria dell’equitazione. Alberto Perdisa Editore – Airplane S.r.l., Bologna.

Fraser A.F., (1998). Il comportamento del cavallo. Edagricole, Bologna.

Houpt K.A., (2000). Il comportamento degli animali domestici.Edizioni Mediche Scientifiche Internazionali, Roma.

McGreevy P., (2004). Equine Behavior: A Guide for Veterinarians and Equine Scientists.Saunders, London.

Mills D., Nankervis K., (2001). Comportamento equino: principi e pratica. Calderini Edagricole, Bologna.

Mullen G., (2009).  Il Cavallo: Fatti e curiosità. Il Castello S.r.l., Cornaredo (MI).

Vavra R., (1988). Vita segreta del cavallo: il linguaggio, il comportamento, l’amore. Lucchetti Editore, Bergamo.

 

Benessere Animale

Benessere Animale

Come possiamo tutelare i nostri Super Pet?

http://www.mypetshero.it/blog/curiosita-sugli-animali/approfondimenti/benessere-animale-come-possiamo-tutelare-i-nostri-super-pet/#more-1793

 pubblicato da http://www.mypetshero.it/
 
di Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale
 

Oggi sono sempre più in aumento i proprietari di “Pets”, termine entrato in uso per indicare i cosiddetti “animali da compagnia” che vanno dai più noti e comuni cane e gatto per arrivare a conigli, porcellini d’india, pesci, criceti & co.

Di qualunque specie si tratti però, ogni proprietario in genere ha a cuore, ci si augura, il suo amico animale, lo ritiene “Speciale” e “Super”, ognuno dotato di caratteristiche proprie che glielo rendono unico e glielo fanno apprezzare.

PetsHero

Cosa si è o non si è disposti a fare per loro? Tutti vorremmo il loro bene, no?

Ma come facciamo a sapere come fare? Cos’è per loro il “Benessere”?

In un certo senso anche per la specie umana questo concetto è ancora un “mistero”, è difficile definirlo, spesso è molto soggettivo e tutto ciò vale, a maggior ragione, quando si vuol cercare di stabilire quello che potrebbe essere “Benessere” per i nostri amici animali.

Come possiamo allora tutelare il nostro “Super Pet”?

LogoBiscoSara

Una vera e propria risposta a questa domanda non c’è, possiamo però fare alcune riflessioni e anche la scienza ha cercato, soprattutto negli ultimi anni, di studiare e indagare questo importante aspetto della vita animale.

Nel corso degli anni sono state date una serie di definizioni di quello che può essere il Benessere animale o “Welfare”, come viene indicato in inglese.

Ne riporto alcune tra le principali:

1.“Benessere” è un termine dal significato vasto, che comprende il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Tutti i tentativi di valutarlo devono tenere in considerazione l’evidenza scientifica disponibile relativamente alle sensazioni degli animali, evidenza che può derivare dalla loro struttura e funzioni, come pure dal loro comportamento (dal Brambell Report, 1965).

2.“Benessere” è uno stato di completa salute fisica e mentale, in cui l’ animale è in armonia con il suo ambiente (Hughes, 1976).

3.“Benessere” è la situazione di un organismo in relazione ai suoi tentativi di adattarsi all’ambiente. Questa situazione varia lungo un continuum. Se un soggetto non riesce ad adattarsi adeguatamente, o vi riesce ma a costi eccessivi, si può ritenere che sia sotto stress, e quindi il suo livello di welfare sia scarso (Broom, 1986).

Si può far risalire la nascita dell’interesse scientifico per quanto riguarda il benessere animale al 1965 quando in Inghilterra fu pubblicato il “Brambell Report”.

Questo rapporto fu commissionato dal governo Inglese dopo il clamore suscitato dall’uscita del libro di Ruth Harrison “Animal Machine”(“Vita degli animali allevati”).

Il Brambell Report ha il grande merito di essere stato il primo documento scientifico sull’argomento e di aver enunciato le “Cinque libertà” (“Five Freedoms”) per la tutela del benessere animale:

1) Libertà dalla fame, dalla sete e dalla malnutrizione, mediante facile accesso ad acqua fresca e pulita, ad un’alimentazione appropriata alla specie, allo stato fisiologico ed all’età dell’animale, in grado di garantirne salute e vigore fisico.

2) Libertà dal disagio, mediante la predisposizione di un ambiente appropriato alla specie, con adeguati ripari in grado di proteggere anche da condizioni climatiche avverse.

3) Libertà da dolore, ferite e malattie, mediante prevenzione, rapida diagnosi e trattamento, garantito da un servizio veterinario adeguato.

4) Libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche normali, fornendo spazio sufficiente, locali appropriati e la compagnia di altri soggetti della stessa specie, in modo da favorire i contatti sociali.

5) Libertà da paura ed angoscia, assicurando condizioni di vita e trattamenti che evitino sofferenza fisica e mentale.

Da queste prime definizioni possiamo fare ora una serie di considerazioni in merito al benessere.

Per prima cosa va notato che il benessere è quindi una caratteristica/ uno stato intrinseco dell’animale e non qualcosa che gli viene fornito dall’esterno. Il soggetto che riesce ad adattarsi all’ambiente si trova in uno stato di benessere, viceversa il soggetto che non ci riesce (perché non ne è in grado per caratteristiche psicofisiche proprie, o perché ne è impedito da fattori esterni) si trova in una condizione di non benessere.

Il benessere è poi una condizione che può essere soggetta a variazioni, da ottime a pessime.

Si possono fare, e già sono state fatte, misurazioni scientifiche che valutano il benessere. Queste misurazioni si devono basare sulla conoscenza della biologia delle specie, e, in particolare, dei metodi usati dagli animali per tentare di adattarsi all’ambiente e sulle indicazioni che tali tentativi non hanno successo.

Per fare delle misurazioni scientifiche sono però necessari “indicatori oggettivi”. Negli studi che vengono fatti vengono in genere usati diversi tipi di indicatori, alcuni legati all’animale:

-fisiologici (ormoni, frequenza cardiaca)

-patologici (presenza di malattie)

-produttivi (accrescimento, fecondità, fertilità, mortalità)

-comportamentali (risposta a test, vocalizzazione, interazione sociale, stereotipie)

Altri indicatori sono invece legati ad elementi esterni che hanno influenza sulla vita dell’animale:

-legati all’ambiente  (idoneità delle strutture)

-legati alla gestione (pulizia, manutenzione, profilassi)

-legati al rapporto uomo-animale (qualità e quantità delle interazioni)

La valutazione del benessere coinvolge una serie di discipline come l’etologia, la fisiologia, la genetica e la psiconeuroendocrinologia (disciplina che sintetizza le relazioni esistenti tra sistema nervoso, sistema neuroendocrino e sistema immunitario) le quali, integrandosi fra loro, consentono di descrivere i diversi aspetti che riguardano l’interazione degli animali con il proprio ambiente.

La capacità da parte dell’uomo di misurare il benessere, rappresenta oggi un campo di studio molto importante ed attuale e può essere utile per molti ambiti, ad esempio:

-durante gli studi per valutare il benessere si può migliorare anche la conoscenza biologica complessiva delle specie: relazioni tra aspetti etologici, fisiologici, patologici e produttivi.

-valutare il benessere permette inoltre di vedere se si è stabilito un adattamento reciproco nell’ interazione uomo – animale.

-dando una definizione di quello che è il benessere può essere utile poi per sapere quindi in che modo si può agire per migliorare la qualità della vita degli animali, la qualità delle loro performance e la qualità della produzione intesa in senso globale.

Come possiamo vedere da ciò, la valutazione del benessere animale è un argomento complesso, che comporta diverse variabili. Sono necessarie infatti diverse misurazioni che spesso possono essere di difficile interpretazione e ci possono essere difficoltà a reperirle. C’è inoltre la possibilità che subiscano variazioni in maniera significativa da soggetto a soggetto in quanto, a parità di condizioni,  ci possono essere differenze, anche significative, tra individui.

In genere vengono presi in considerazione tre tipi di approccio scientifici usati nella valutazione del Benessere animale (Duncan e Fraser, 1997):

1)approccio basato sui “feelings” (sensazioni soggettive) degli animali;

Parte dal presupposto che gli animali possono avere delle esperienze soggettive, quali stati affettivi ed emozioni, quindi possa percepire determinate situazioni come piacevoli o spiacevoli. Le misurazioni vengono effettuate con tests di preferenza (l’animale viene posto davanti ad una scelta, si valuta quanto è disposto a spendere in energie per effettuarla), si usano indicatori comportamentali: alterazioni del repertorio comportamentale normale, stereotipie, attività sostitutive, ecc. e indicatori fisiologici di stati emotivi: frequenza cardiaca, respiratoria, salivazione ecc.

2)approccio “funzionale” basato sulle funzioni biologiche “normali” degli animali;

Allo stato di benessere deve corrispondere un funzionamento normale dell’organismo e dei suoi sistemi biologici. Vengono valutati, ad esempio, lo stato di salute, la longevità, il successo riproduttivo.

Alla base di tale modello vi è la teoria dello stress. L’individuo risponde ad uno stimolo ambientale avverso, a livello fisiologico, mediante l’attivazione dell’asse simpatico-adrenomidollare, cui corrisponde una reazione di lotta/fuga tramite la quale l’individuo riesce quindi a ripristinare lo stato di benessere (stress acuto). Se lo stimolo avverso permane e il soggetto non ha la possibilità di interagire con l’ambiente per bloccare/evitare lo stimolo, alla componente specifica (stimolo avverso) si somma una componente aspecifica (paura + tempo d’attesa), si passa quindi all’attivazione dell’asse ipofisicorticosurrenale e dopo una prima fase di resistenza, si arriva ad una fase di esaurimento, cioè di non adattamento, malessere (stress cronico o distress). A questa fase possono corrispondere alterazioni comportamentali quali stereotipie, o patologie più o meno conclamate (immunodeficienza, patologie condizionate ecc.).

3)approccio “naturale” basato sulla possibilità di esprimere il repertorio comportamentale della specie. Va tenuto presente a tal proposito che il comportamento può essere considerato il primo segno di risposta adattativa insieme alle altre variabili biologiche e può fornire una visione completa dell’unita bio-psicologica o psicosomatica.

 Da queste considerazioni fatte non abbiamo la risposta che ci dice cos’è esattamente il Benessere Animale. Abbiamo però una serie di riflessioni, spunti e strumenti che ci possono essere utili per capire come e dove possiamo intervenire se vogliamo tutelare il nostro Super Pet.

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Alcuni elementi che emergono da quanto detto, che possono essere utili da considerare nel  caso dei nostri animali domestici, sono ad esempio il rapporto che noi stabiliamo con loro, come li trattiamo, in che modo ce ne prendiamo cura ecc.

Sono importanti poi le condizioni in cui li teniamo, che spazi e ambienti mettiamo loro a disposizione… Quanto tempo dedichiamo loro? Cosa facciamo con loro?

E, domanda fondamentale: rispettiamo quelle che sono le caratteristiche proprie della specie cui appartengono?

Questo, in particolare, è un fattore molto importante che spesso però viene poco o per niente considerato. Molto spesso infatti, l’uomo tende ancora oggi, nonostante i molti passi avanti che si sono fatti nella conoscenza di quelle che sono le caratteristiche biologiche e comportamentali delle varie specie, ad “antropomorfizzare” gli altri animali, riflettendo su di essi quelli che sono i suoi propri sentimenti, modi di fare e pensare, lo si fa spesso anche fra persone, ancora di più si tende a farlo con gli altri animali.

Pensandoci bene e anche secondo le considerazioni fatte sopra, questo elemento può essere molto controproducente se si vuole davvero tutelare il benessere dei nostri amici animali.

Per questo quindi quando ci relazioniamo con essi dobbiamo cercare il più possibile, come si dice, di “metterci nei loro panni”, cerchiamo di rapportarci con loro in maniera più consapevole, informandoci maggiormente su quelle che sono le loro caratteristiche, i loro bisogni ecc., in questo modo potremo trarre più appagamento dal rapporto che andremo a stabilire con loro e sicuramente anche i nostri Super Eroi saranno Super felici.

BIBLIOGRAFIA

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Duncan I.J.H., (1993), Welfare is to do with what animals feel. Journal of agricultural & Environmental ethics; 6:8-14.

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Ferrante V., (2008), Benessere Animale. In: Albertini M., Canali E., Cannas S., Ferrante V., Mattiello S., Panzera M., Verga M.,  Etologia applicata e Benessere animale, Milano-Point Veterinarie Italie; 1:29-47.

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Weipkema P.R., Koolhaas, J.M., (1992), The emotional brain, Animal Welfare, 1, pp. 13-18.

Osservare

“Se davvero vuoi capire…impara ad osservare

Sara Maffi

osservare

●“OSSERVARE”: una parola-chiave dell’Etologia

Cosa si osserva in etologia?

Il COMPORTAMENTO degli animali

 

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“Il comportamento animale è il ponte fra gli aspetti molecolari e fisiologici della biologia e quelli ecologici. Il comportamento è il legame fra organismi e ambiente, fra sistema nervoso ed ecosistema. Il comportamento è una delle più importanti proprietà della vita animale. […] Noi umani definiamo le nostre vite in termini di comportamento” Cit. Charles T. Snowdon “Encyclopedia of Animal Behaviour

 

BISCOTTO: LA MASCOTTE DEL BLOG

Con questo post vi presento, in quella che sarà la sua veste definitiva, “Biscotto”: “The Talking Dog”, la Mascotte che ho creato appositamente per questo blog.

Biscotto sarà il mio accompagnatore simbolico in questo percorso con gli animali e l’etologia, alla scoperta delle loro caratteristiche, dei loro comportamenti e di tante novità, curiosità e notizie che spero possano essere di interesse per il pubblico i cui interventi per propostedomande, suggerimenti, richieste saranno ben accetti! :)

BISCOTTO, detto anche “BISCOTTINO” o “BISCUIT”:

LogoBiscottoSara

Auguro a tutti una buona lettura e, perché no, un buon divertimento in questo blog! :)

 

Dog VS Cat

Cane e Gatto a confronto

“Il rapporto tra uomo e gatto è stato assai diverso da quello tra uomo e cane. Gatto e cane hanno mantenuto molti aspetti della loro vita selvatica. In natura il primo è solitamente un cacciatore solitario, e per lo più è attivo di notte. Il secondo allo stato libero è un animale sociale, lavora in gruppo ed è attivo tra l’alba e il tramonto. Il suo bisogno di socializzazione è tale che senza un padrone o una famiglia sembra infelice, quasi perduto. Un cane, se si sente solo e ha voglia di stare in compagnia o di giocare, è capace di intromettersi nelle attività di un umano. I gatti, al contrario, spesso durante il giorno non si fanno vedere, e sembra che si facciano vivi solo alla sera, specialmente  se è quella l’ora in cui si dà loro mangiare. Può capitare che un gatto interagisca o giochi con un essere umano, ma il suo interesse è limitato. Di solito dopo qualche minuto abbandona il gioco e se ne va. Il cane invece si impegna (per esempio a riportare una palla) anche per delle ore, e normalmente è l’uomo il primo a voler smettere. Anche quei comportamenti che noi interpretiamo come segni di affetto o socievolezza felina, quali l’abitudine di strofinarsi contro le gambe del padrone, non sono fatti con l’intenzione di socializzare. I gatti hanno alcune ghiandole odorifere particolari, localizzate presso le tempie, l’apertura della bocca e la base della coda. Una parte del loro rituale di pulizia consiste nello spargere questi odori su tutto il corpo. Quando il gatto si strofina contro la nostra gamba ci sta segnando con il suo odore, come a dichiarare che facciamo parte del suo territorio e dei suoi possedimenti”. – Tratto da “Cani e Padroni” di Stanley Coren

 Un po’ di Humor 😀

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…Tornando “seri”, riflettiamo:

Dopo aver letto la citazione scritta sopra, direi: “A ognuno il suo COMPORTAMENTO!” … Siamo abituati a vedere cane e gatto come i nostri animali domestici che fanno parte della vita di tutti i giorni di molte persone, senza magari pensare però che in passato queste specie hanno invece avuto sviluppi ed esistenze diverse spesso determinanti su quelle che sono oggi le loro caratteristiche sia fisiologiche che comportamentali.

Leggendo questo confronto diretto quindi può essere utile riflettere sul fatto che ogni animale ha caratteristiche comportamentali diverse, a volte simili a volte contrapposte.

È perciò importante quando ci si relaziona con gli animali, conoscere quelle che sono le caratteristiche proprie della specie: Etologia e Psicologia Comparata possono aiutare in questo. Mettere a confronto specie diverse può essere interessante per  conoscere maggiormente i nostri amici animali, capire quelle che sono le dinamiche dei loro comportamenti…

A questo proposito si possono considerare le 4 domande del famoso etologo Niko Tinbergen:

1) Qual è la CAUSA di un certo comportamento? Da quali FATTORI è stato CAUSATO?

2) Qual è la FUNZIONE di un comportamento? (Significato FUNZIONALE, ADATTATIVO o “di sopravvivenza”)

3) Come si è SVILUPPATO/ cambiato nel corso della vita di un individuo? (ONTOGENESI)

4) Come si è EVOLUTO nel corso della vita degli individui di una certa specie? (FILOGENESI)

Se vogliamo conoscere e comprendere meglio gli animali è importante prestare attenzione a quelle che sono le caratteristiche proprie di ognuno, sia a livello di individuo che di specie.

Possiamo chiederci in generale: ”Perché fanno così?”

…Parola chiave quindi: OSSERVARE! 😉

By Sara Maffi