Cani, Tempo e… Fiuto!

I cani sanno le ore?

http://www.animalhousemilano.it/2014/09/cani-tempo-e-fiuto-2/

Come possiamo vedere da questo articolo: http://www.wired.com/2014/07/whats-up-with-that-dogs-tell-time/, le ricerche sono in atto.

È l’ora della pappa, della passeggiata, del ritorno a casa del proprietario?  In queste e altre occasioni a tanti proprietari di cani sembra che i nostri amici a quattro zampe sappiano davvero che ore sono…

Il tempo, pensato in termini di secondi, minuti, ore, come sappiamo è un’invenzione umana.

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Ma i cani e gli altri animali possono comprendere il tempo come facciamo noi?

Secondo quanto riferisce lo scienziato cognitivo Locky Stewart, direttore delle ricerche della compagnia “Dognition” (www.dognition.com), compagnia che analizza l’intelligenza canina, questa è una questione ancora molto dibattuta nelle ricerche sugli animali.

Gli scienziati cognitivi sono interessati al modo in cui gli animali formano la memoria, soprattutto perché ciò aiuta anche a capire come funziona il cervello. I ricercatori sono soliti suddividere la memoria a lungo termine in due categorie. C’è la memoria implicita (o procedurale), ossia una memoria muscolare inconscia che viene usata per mettere in atto compiti che abbiamo imparato e ripetuto più volte nel passato. E c’è poi la memoria esplicita (o dichiarativa), dove vengono immagazzinate le esperienze personali e le informazioni che definiscono la storia delle nostre vite.

È stato provato ormai da molti studi che i cani e gli altri animali possiedono la memoria implicita, ci sono però ancora incertezze sul fatto che gli animali non umani abbiano anch’essi la memoria dichiarativa.

I ricercatori sono in particolare interessati a vedere se gli animali non umani hanno o meno la memoria episodica, ossia l’abilità di richiamare informazioni di eventi passati, cosa è accaduto, dove e quando è successo. Stewart descrive quest’abilità di pensare al passato e riprovarne l’esperienza come una sorta di viaggio nel tempo mentale.

Per quanto riguarda i cani, gli studi di questo tipo sono ancora pochi. Si può dire che i cani ricordano le persone (ad esempio il proprietario) e gli eventi (ad esempio le uscite al parco), è però una questione ancora aperta se i cani possano o meno “viaggiare” indietro nel tempo delle loro menti.

I cani sanno le ore? Può essere ma noi non lo sappiamo ancora, ci sono però idee nuove e interessanti su come essi potrebbero fare se così fosse. Bisogna comunque precisare che queste idee non sono però ancora sostenute da evidenze scientifiche certe. Stewart suggerisce alcune ipotesi per spiegare il comportamento dei cani che sembrano conoscere quando è l’esatto momento della passeggiata, della pappa ecc.

I cani, come molti mammiferi, hanno un ritmo circadiano, ossia una sorta di senso interno che riferisce loro quando è il momento del riposo o il momento per essere attivi. Può essere quindi il corpo, e non la mente del cane, che percepisce che ore sono, il momento esatto per una determinata cosa.

Un’altra spiegazione può venire dal fatto che alcuni animali sanno leggere e interpretare i segnali ambientali. Magari i cani riescono ad usare la lunghezza delle ombre per capire che ora del giorno è.

Alcuni ricercatori hanno suggerito poi un’altra possibile spiegazione, ossia che i cani utilizzino il loro sviluppato senso dell’olfatto per “odorare” quanto tempo è trascorso da quando si è verificato un certo evento.

Ad esempio, dopo che il proprietario lascia la sua abitazione, il suo odore svanisce gradualmente nel corso della giornata. Se un proprietario ha una routine giornaliera regolare, è possibile che il suo cane riesca a capire quando arriva l’ora del rientro del suo proprietario in base a quanto è diminuito il suo odore (vedere anche http://barkpost.com/can-dogs-tell-time-maybe-they-can-smell-it/).

Gli esperimenti a riguardo, come detto, sono tutt’ora in atto e in aumento, quindi nonostante attualmente non possiamo ancora dire se i cani conoscano le ore, le ipotesi e le possibilità sono interessanti e in un prossimo futuro potremo magari avere informazioni più concrete.

L’ ipotesi che i cani “fiutino le ore” è di certo interessante. Come ormai è appurato, mentre nell’uomo è la vista il senso più sviluppato, nel cane è l’olfatto. Il cane vive in un mondo fatto soprattutto di odori.  Attraverso l’olfatto il cane conosce, riconosce e ricorda la realtà.

Dagli odori che avverte può ricavare tantissime informazioni.

Proprio per questo motivo, quando passeggiamo con il nostro cane è importante lasciargli il tempo che desidera per soffermarsi su determinate tracce per lui interessanti. Per il cane è importante conoscere ed esplorare gli odori dell’ambiente che lo circonda, gli odori dei suoi simili, i nostri odori e di tutte le cose che  lo circondano.

Noi impariamo e acquisiamo molte informazioni osservando, il cane le acquisisce fiutando.

A noi piace ad esempio prenderci il tempo per soffermarci ad  ammirare un bel paesaggio, al cane piace soffermarsi per annusare, spesso il più puzzolente (secondo il nostro naso), paesaggio. … “De gusitibus non disputandum est”, come dicevano i latini.

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I cani esplorano il mondo principalmente con il loro naso, noi umani lo esploriamo soprattutto con i nostri occhi.

Il naso di un cane è 1000/10000 volte più potente del naso umano.

Il cane è fornito di circa 220 milioni di recettori olfattivi, che variano di razza in razza, ma che restano comunque molti di più rispetto ai 5 milioni di recettori di cui dispone l’uomo, invece la superficie dell’epitelio olfattivo di un cane ha un’estensione che misura dai 18 ai 150 cm quadrati, mentre nell’uomo misura dai 2,5 ai 4 cm quadrati.

Lasciamo quindi i nostri cani liberi di annusare!

 

Dott.ssa Sara Maffi

 

“Umanizzare” gli animali non umani

Negli articoli precedenti ho già parlato della tendenza che abbiamo spesso noi umani nell’ “antropomorfizzare” gli altri animali, ossia di attribuire ad essi caratteristiche, qualità, pensieri e sentimenti che appartengono a noi.

Come già detto, questa tendenza non è positiva quando ci approcciamo con gli altri animali, in quanto ci limita nella nostra interazione con loro, non ci permette di osservarli, conoscerli e capirli in modo oggettivo.

Spesso poi l’ “umanizzazione” degli animali viene fatta quando si vedono animali che sembrano mostrare comportamenti simili a quelli dell’uomo in contesti positivi, “eroici”, “meritevoli”; quando sembra che gli altri animali mostrino intelligenza spiccata, capacità caritatevoli ed empatiche esagerate ecc.  Come se fosse questo quello che conta per poter far si che gli animali vengano considerati degni della nostra attenzione e del nostro rispetto.

Gli studi sulla coscienza, sull’empatia, sulla capacità di mostrare sentimenti ecc. da parte degli animali non umani, sono tutt’ora in atto e in continuo aggiornamento e sviluppo, anche per quanto riguarda l’uomo. Spesso mancano ancora risposte certe a riguardo in quanto questo è un campo di studio molto complicato, in cui è difficile fare esperimenti e avere dati.

Molti animali non umani sono stati riconosciuti come esseri senzienti, provano anch’essi emozioni e hanno anche loro diverse forme di intelligenza. Questo però non deve portare a farsi  fuorviare facendo paragoni errati con l’uomo.

Mancano ancora poi prove concrete nell’ambito di altre caratteristiche e capacità: su che tipo di sentimenti provino, sulla consapevolezza che hanno o meno di sé e degli altri ecc. Gli studi, come detto, sono in corso. Nel frattempo si possono fare ipotesi, osservazioni, esprimere idee e opinioni, stando però attenti a non farci “ingannare” da quella che sappiamo sembra spesso essere la nostra tendenza a voler proiettare sugli altri animali i nostri sentimenti, pensieri, emozioni.

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“La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare”-Jiddu Krishnamurti

Non dobbiamo per forza voler trovare doti o qualità positive dell’uomo negli altri animali per far si che questi vengano considerati degni del nostro rispetto. Tutti gli animali contano, sono unici e speciali e devono essere rispettati al di là di quelle che possono essere le loro doti, qualità, caratteristiche ecc.

Spesso poi si tende a considerare l’intelligenza come uno dei parametri importanti per vedere se un’altra specie animale possa essere degna o meno della  nostra considerazione.

Tutti gli animali invece dovrebbero contare ed essere degni del nostro interesse al di là di quanto   possano essere più o meno intelligenti.

Ogni specie animale è unica, ognuna con proprie caratteristiche. Se si osservano le varie specie in modo distinto ed oggettivo si può poi cercare di capire e mettere a confronto le varie specie per trovare le diverse possibili somiglianze e differenze tra esse.

Il fatto che un altro animale, un’altra specie abbia o no caratteristiche che nell’uomo vengono considerate positive, non ce li deve far considerare meno degni di interesse, anzi: spesso gli altri animali hanno abilità e capacità molto più sviluppate o che mancano proprio nell’uomo. Anche le altre specie hanno doti positive che l’uomo invece non ha, utilizzano in modo diverso i 5 sensi e spesso capita che abbiano capacità molto sviluppate in un certo ambito (ad esempio la capacità di percepire gli ultrasuoni da parte dei  pipistrelli, l’olfatto molto sviluppato e sofisticato del cane, la “Danza” che fanno le api come segnale di comunicazione per segnalare all’ alveare la presenza di cibo e altre capacità che ci fanno rimanere spesso affascinati).

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Come possiamo vedere quindi gli animali hanno molto da mostrarci e insegnarci se impariamo ad osservarli e conoscerli attentamente nel modo più oggettivo possibile.

Non è necessario voler a tutti i costi vedere quelle che possono essere o meno forme di intelligenza, moralità, spirito di compassione e altre capacità e caratteristiche umane che ci distinguono come ad esempio il linguaggio verbale. Per ora tutto ciò non ci è ancora dato sapere in modo certo, chissà che col tempo riusciremo a scoprire, chiarire e provare qualcosa in più anche per gli altri animali.

L’uomo ha di certo avuto uno sviluppo evolutivo molto marcato in confronto a quello che hanno avuto le altre specie, ma non per questo quindi gli altri animali possono essere considerati “inferiori” o meno degni di rispetto o considerazione, anzi.

Tante specie animali sono state domesticate da tempo e vivono a stretto contatto con l’uomo, tanto che non solo loro spesso non vivrebbero più o farebbero fatica a vivere senza di noi, ma anche noi stessi, e forse ancora di più che loro, non riusciremmo più a vivere o stare senza di essi.

Pensiamo ad esempio a tutti gli animali che ci accompagnano nelle nostre attività quotidiane, da quelli da compagnia a quelli che vengono usati nelle attività sportive e lavorative (salvataggio, forze dell’ordine ecc).

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Tutti gli animali quindi sono importanti, non in base a quanto possano avere o meno in comune con l’uomo, ma in quanto esseri viventi come l’uomo che, in quanto tali contribuiscono alla vita sul nostro pianeta.

Se impariamo a conoscerli e a cogliere le loro doti particolari, potremo vedere che hanno molto da insegnarci, farci conoscere, scoprire e imparare.

Per far questo possiamo sfruttare un elemento molto importante presente sia nell’uomo che in molti altri animali, ossia la curiosità, quella “forza” che ci spinge a voler esplorare ciò che ci circonda, a voler scoprire, conoscere e apprendere cose nuove. Dobbiamo quindi “aprire le nostre menti”, liberarci da pregiudizi e preconcetti ed esser pronti a conoscere cose nuove, nuove idee, nuove ipotesi, teorie, concetti, interpretazioni ecc.

È importante quindi non fermarsi alle apparenze ma andare a informarsi, interagire e comunicare tra di noi e soprattutto, se davvero li vogliamo conoscere, la cosa fondamentale è poter vivere in prima persona nuove esperienze a contatto con gli altri animali, imparando a osservarli e a interagire con loro.

 
Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale