CONOSCI IL TUO CANE?

“Non è cane. Non è lupo. Sa soltanto quello che non è. Se solo capisse quello che è.” – Cit. Dal Film “BALTO”

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E noi sappiamo davvero chi è il nostro cane? Conosciamo quelle che sono le sue caratteristiche che lo distinguono come specie animale diversa dalla nostra? Sappiamo quali sono i suoi bisogni a livello fisiologico e comportamentale? Sappiamo comunicare con lui? Siamo in grado di costruire un buon rapporto e sviluppare un buon legame con lui che durerà per tutta la sua esistenza con noi, nella nostra vita e all’interno della società?

Tante sono, o dovrebbero essere, le domande e le questioni da porsi prima di fare entrare un cane all’interno della nostra esistenza in quanto è solo conoscendo quelle che sono le sue caratteristiche comportamentali, ad esempio i suoi modi di comunicare, e i suoi bisogni a livello fisiologico (ex. di cosa ha bisogno a livello nutritivo, quale ambiente è meglio predisporre per lui ecc.) che possiamo pensare di poter costruire un buon rapporto con lui, garantendogli un buon livello di benessere.

Potrà sembrare strano, ma in realtà, se ci pensiamo bene, ci rendiamo conto che forse, quello che da millenni è stato il primo compagno dell’uomo che ha condiviso la sua esistenza e il suo sviluppo con la specie umana, ovvero il cane, non è ancora del tutto ben conosciuto dal suo compagno umano.

Sono ancora tanti, infatti, gli errori che possiamo commettere quando ci approcciamo a lui e tante sono ancora le cose che restano da chiarire o scoprire riguardo questa specie.

Come detto, il cane è stato il primo animale ad essere stato addomesticato dall’uomo, appartiene alla famiglia dei canidi e, in base agli ultimi studi compiuti, la specie da cui discende è quella del lupo Grigio, Canis lupus (J. Bradshaw, 2011)*.

Il lungo e complesso processo di domesticazione ha però fatto si che il nostro cane domestico, Canis familiaris, si distinguesse molto sotto diversi aspetti, soprattutto a livello di comportamento, dal suo antenato comune.

Per questo quindi, se vogliamo conoscere veramente chi è il nostro cane, il fattore principale da considerare è tutto ciò che è avvenuto durante tutto il processo di domesticazione ed è inoltre utile tenere presente che cane e lupo derivano a loro volta da un’ ampia famiglia, quella dei Canidae, a cui appartengono anche altre specie come sciacalli, coyote ecc. dalle quali possono avere preso diverse caratteristiche.

Il processo di domesticazione ha fatto si che gli attuali cani avessero e sviluppassero nel corso del tempo le caratteristiche che li hanno resi adatti a vivere con la specie umana seguendo il nostro sviluppo e la nostra evoluzione, evolvendosi e modificandosi a loro volta sotto numerosi aspetti: etologici, fisiologici, morfologici (pensiamo ad esempio a tutte le razze che si sono create nel corso del tempo) ecc. Tutto ciò li ha quindi differenziati sotto molti aspetti dai loro antenati e queste differenze spesso emergono principalmente a livello comportamentale.

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Nel corso del tempo il cane ha sviluppato e stabilito un legame con l’uomo. Cane e uomo hanno imparato pian piano a comunicare e a vivere insieme, il cane ci ha accompagnato nel tempo seguendoci e adattandosi di volta in volta ai cambiamenti avvenuti nella nostra società.

Per anni il cane è stato compagno dell’uomo svolgendo anche diverse attività utili all’uomo (ex, cani da pastore, cani da guardia, cani da caccia ecc…) ed è in queste occasioni che spesso l’uomo ha poi avuto modo di selezionare e creare le diverse razze.

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Questo processo di evoluzione delle due specie (cane e uomo) è continuato e continua fino ai giorni nostri. È sempre più in crescita in questi ultimi anni il numero di cani domestici che entrano a fare parte della nostra società, nelle nostre città, nelle nostre case, nelle famiglie e in diverse e nuove attività sociali e di lavoro.

L’attuale contesto sociale dell’uomo ha però avuto nel giro di poco tempo un grande cambiamento, le società sono sempre più tecnologiche e urbanizzate, e i cani si trovano a loro volta di fronte a un ambiente molto diverso da quello cui erano abituati in passato (spesso più rurale e con routine meno frenetiche di quelle che spesso comportano quelle della vita in città).

Cane e uomo, riusciranno anche in questo caso, a portare avanti quella che è stata fino ad oggi la loro lunga convivenza?

Per far si che ciò sia possibile l’uomo dovrà tenere in considerazione tutto ciò di cui ha bisogno il cane, conoscerlo veramente in quelli che sono i suoi aspetti di base e tenere presente quelli che sono i comportamenti tipici della specie per far si che ai cani sia data possibilità di esprimerli e soddisfarli.

Il cane è una specie sociale, ed è proprio questo uno dei fattori che ha fatto si che potesse dividere fin’ ora la sua esistenza con noi. Il cane quindi ha bisogno di poter stare con noi e della nostra presenza il più possibile costante.

Un altro dei bisogni dei cani da non sottovalutare è il bisogno di attività. Non basta dare cibo e riparo al cane per far si che possa vivere bene e in salute. Come detto in precedenza infatti, spesso molte razze attuali si sono selezionate proprio in seguito alle attività in cui i cani collaboravano con l’uomo e le caratteristiche che si sono create nel tempo e che hanno reso i cani adatti per queste attività sono rimaste e le ritroviamo tutt’oggi nei nostri cani. Anche se spesso oggi molte di queste attività umane sono cambiate e ai cani non viene più richiesto di compiere questi ruoli, essi hanno però bisogno comunque di poter esprimere e svolgere quelli che sono i loro comportamenti e le attività per cui si sono evoluti. Potremo quindi cambiare i modi con cui interagire coi nostri cani ma in loro resta comunque il bisogno di soddisfare in qualche modo queste loro esigenze.

Come possiamo vedere quindi questi e tanti altri sono i fattori a cui porre attenzione se vogliamo far si che la nostra convivenza coi cani continui e si mantenga in modo sano e pacifico per entrambi nei nostri contesti urbani, nelle nostre città e nelle nostre case.

Spesso quando ci si accinge a prender un cane con noi, ci si aspetta che sia ubbidiente, educato, che stia dove vogliamo noi e si adatti a quello che facciamo noi. Non è, o non dovrebbe essere, cosí un buon e sereno rapporto di convivenza. Per  poter vivere insieme infatti gli “sforzi” per conoscersi e adattarsi andrebbero fatti da entrambe le parti. Non è solo il cane che deve “obbedire ai nostri ordini”, “capire quello che gli diciamo” o “fare e stare dove vogliamo”. Se vogliamo un rapporto che sia davvero biunivoco e gratificante per entrambi, anche noi dobbiamo “andare incontro” a quelle che sono le esigenze del nostro cane, andare incontro e soddisfare i suoi bisogni. Un vero rapporto biunivoco in cui entrambe le parti sono soddisfatte, non è un rapporto di “dominante” e “dominato/sottomesso” ma un rapporto in cui entrambe le parti riescono a comunicare e soddisfare parallelamente le loro esigenze. Per avere cani che siano felici di vivere e collaborare con noi, rispondere alle nostre richieste e adattarsi alle nostre routine quotidiane, anche noi dovremmo in qualche modo soddisfare e rispettare le loro esigenze.

Per farsi aiutare nella scelta di condividere la vita con un compagno canino, il proprietario può avvalersi del supporto di diverse figure professionali. Ad esempio: veterinari, allevatori, educatori cinofili, istruttori, addestratori, rieducatori, dog-sitter ecc. a seconda dell’ambito per cui ha bisogno. 

Dott.ssa Sara Maffi

*John Bradshaw – “Come diventare il migliore amico del tuo cane”

BAU NATALE al Bau Villaggio Natalizio a MILANO

Buongiorno a tutti lettori,

Come state? Sentite anche voi aria di festività come me e Biscotto? :)

Dicembre è arrivato e Natale è alle porte ormai! :)

le città si colorano di luci e addobbi a festa e le vacanze natalizie si avvicinano… eventi, feste, fiere e mercatini a tema non mancheranno di certo…

E i nostri amici a quattrozampe cosa penseranno di tutto ciò? Chi lo sa! Di certo però sarebbero felici di poter trascorrere questi momenti con noi, condividere le occasioni di festa e aggregazione in nostra compagnia passando momenti di gioia e relax! :)

Allora perché non organizzare anche qualcosa dedicata a loro?

Io e Biscotto abbiamo già trovato una bella iniziativa!

Leggete un po’ qui e scoprite a che bell’evento siamo stati invitati a prender parte tramite gli amici di Mylandog!

BauNatale.MYLANDOG
Ebbene sì! Avete capito bene! :)

Si tratta di un vero e proprio Villaggio Bau Natalizio a Milano, presso la bella Cascina Bellaria situata vicino al grande Parco di Trenno.

Un evento dedicato ad amici sia a due che a quattrozampe.

Quale miglior occasione quindi per poter dar il via a questa stagione natalizia in compagnia dei nostri amici pelosi !? :)

Per maggiori dettagli, informazioni, riferimenti e contatti, potete cliccare sui seguenti link:

Sito web dell’associazione: http://www.mylandog.it/ ;

Pagina facebook dell’associazione: https://www.facebook.com/mylandog ;

Pagina facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/725755527520676/ ;

Come vi dicevo io e Biscotto saremo presenti e avremo un compito speciale!

Leggete un po’ quest’altra bella idea Bau Natalizia! 😉

MylanLogoBauNATALEChe ne dite? Siete curiosi adesso? :) Vedo già i vostri amici pelosi che scodinzolano! 😉

Non potete farvi scappare questa bella occasione ora!

…E allora, all’opera!  Iniziate a prender carta e penna e scrivete le vostre Bau letterine!

Io e Biscotto vi aspettiamo!! :)

Tanti Bau saluti a tutti cari lettori …non vedo l’ora di quando toccherà a me leggere voi poi… vi aspetto in tanti! 😉

Qua La Zampa! Woof Woof!

By Sara e Biscotto

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Evento Mylandog

Cani in città, in libertà: con Mylandog si può!

Giovedí 28 agosto ho avuto il piacere e  l’occasione di partecipare a uno dei tanti eventi organizzati dall’associazione Mylandog (http://www.mylandog.it/).

 Mylandog

Che dire: semplicemente una bella iniziativa!  :)

Di cosa si tratta? Sono dei veri e propri “aperitivi a 6 zampe” in città, che tutelano e soddisfano le esigenze di cani, proprietari e di tutti gli appassionati degli animali.

Nel verde della bella Cascina Bellaria, a Milano, ho potuto trascorrere una piacevole serata in compagnia di tante persone simpatiche, tutte con a cuore il benessere dei loro quattrozampe, che erano liberi di correre e socializzare in tutto relax e libertà nel grande prato della Cascina.

È stato proprio un bell’evento, fatto di tante chiacchiere, risate, incontri e nuove conoscenze.

Sono stati organizzati giochi e attività da educatori e appassionati del settore, pensati appositamente per far divertire tutti i cani e i loro proprietari.

Erano presenti anche tanti bambini impegnati nelle attività organizzate da un bel gruppo di Pet Therapy: bimbi e cani insieme si può! :)

Una  piacevole testimonianza del fatto che cani e umani possono passare momenti piacevoli tutti insieme, senza stress o troppi pensieri.

In questo modo si ha l’opportunità di trascorrere del tempo in compagnia, di approfondire la conoscenza e sviluppare la comunicazione tra cani e umani, in modo del tutto rilassato e spontaneo, migliorando il legame e il rapporto tra cani-umani, umani-umani e cani-cani: tutti insieme insomma! :)

Ora mi preparo con piacere a prender parte alle prossime iniziative che ha in serbo questa bella Associazione.

Qua la zampa a tutti! :)

Tanti Bau Saluti a tutti da Sara e dalla sua mascotte Biscotto (TheTalkingDog)!

LogoBiscottoSara

Woof woof!

A presto! :)

By Sara Maffi

 

La comunicazione del cavallo

In questo articolo voglio trattare il comportamento di comunicazione di un animale che sempre più ai giorni nostri sta entrando a far parte della categoria degli “animali da compagnia”: il cavallo.

Per farlo ho deciso di utilizzare e riportare qui un estratto della mia tesi triennale, dato che in questa occasione ho avuto l’opportunità di svolgere uno studio sulla reattività di questo animale e ho quindi avuto modo di approfondire le mie conoscenze sulle sue caratteristiche e sul suo comportamento.

horse foal

“Valutazione della reattività di cavalli Quarter Horse e Argentini usati nella Monta Western”, tesi di Sara Maffi, Relatore: Prof.ssa Elisabetta Canali, Università Degli Studi Di Milano, Facoltà Di Medicina Veterinaria, A.A. 2010/2011.   

In quanto animali sociali, i cavalli tendono a vivere in gruppi. Per vivere con successo all’interno di un gruppo è importante saper interpretare correttamente il linguaggio dei conspecifici e usare segnali corretti (Mills & Nankervis, 2001). In un gruppo la comunicazione è importante per stabilire la gerarchia di dominanza: quando si incontrano due cavalli estranei, o che sono stati separati per lungo tempo, si salutano l’un l’altro avvicinando i musi reciprocamente, narice contro narice. Possono emettere anche segnali vocali o gesti come tentativi di colpire o di saltare all’indietro. Tramite questi rituali si esplorano e si identificano (Houpt, 2000).

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La comunicazione definisce quindi un individuo, la sua attività e il suo stato. Nell’ambito di un gruppo è importante per coordinare le attività degli individui (Mills & Nankervis, 2001). La comunicazione però non serve solo nei soggetti della stessa specie: quando si interagisce con individui di specie diverse infatti è utile saper interpretare il loro linguaggio e per questo in natura molti animali riconoscono segnali di altre specie, soprattutto per quanto riguarda i soggetti predati nei confronti dei loro predatori. Questo è quindi importante anche nel rapporto tra uomo e cavallo: quando l’uomo interagisce coi cavalli deve conoscere il loro linguaggio per poter avere buoni risultati da questo contatto interspecifico (Mills & Nankervis, 2001). […] Comunicare significa produrre segnali che verranno rilevati dagli organi di senso dei soggetti destinati a ricevere il messaggio, con la conseguenza che questo passaggio di informazioni interferisce sul comportamento dei riceventi (Mills & Nankervis, 2001). I cavalli comunicano tramite segnali acustici, chimici, tattili e visivi. Tutti hanno enorme importanza per essi e sono usati diversamente a seconda delle circostanze (Mills & Nankervis, 2001; McGreevy, 2004). I segnali della testa e del corpo sono le forme di comunicazione più usate tra i cavalli in libertà, ma anche l’odorato svolge un ruolo importante. Nel caso invece si è in presenza di ostacoli o per comunicare a distanze elevate allora i cavalli ricorrono ai segnali vocali (Vavra, 1988).

horse-expressions2-SEGNALI VISIVI

I segnali più importanti e più chiari sono quelli delle orecchie che sono il primo sintomo della reattività (Amadesi, 2005). Se le orecchie sono puntate in avanti in genere il cavallo è attento, interessato e curioso, oppure può essere preoccupato per qualcosa. Quando sono rilassate in una posizione neutrale allora il cavallo è tranquillo e se sono divaricate agli angoli della testa può essere che stia dormendo. Se le orecchie sono leggermente all’indietro il cavallo potrebbe esprimere rabbia ed è in una fase di avvertimento, quando vengono proprio abbassate ben aderenti alla testa allora il cavallo è molto aggressivo e potrebbe diventare pericoloso (Amadesi, 2005; Mullen, 2009). I segnali emessi con le orecchie sono poi importanti tra i membri di un gruppo in quanto un cavallo può riconoscere la sorgente di un suono guardando l’orientamento delle orecchie di un suo compagno. Il cavallo infatti è capace di far roteare le orecchie indipendentemente una dall’altra e questo gli è di grande vantaggio per individuare i suoni (Vavra, 1988). Oltre le posizioni delle orecchie anche i vari segnali facciali e le diverse posizioni di tutto il corpo in generale sono molto importanti. Spesso sono segni impercettibili come il dilatarsi delle forge e la tensione del muso. Anche le espressioni degli occhi sono molto significative, in particolare diversi sguardi sono usati dagli stalloni per valorizzarsi tra i membri di un gruppo (Vavra, 1988). I segnali posturali sono invece forme di comunicazione molto evidenti e risultano molto utili per interpretare l’ “umore” del cavallo (Houpt, 2000). Un collo teso, orecchie appiattite e testa inclinata di lato è segno di minaccia. Quando un cavallo si prepara a scalciare arrotonda leggermente la schiena e alza entrambi gli arti posteriori o uno solo; questa tendenza a calciare coi posteriori è soprattutto una prerogativa della femmina e la attua quando si sente minacciata o è preoccupata per il suo puledro. I maschi in genere aggrediscono sempre frontalmente mostrando i denti e mordendo. Possono inoltre rampare, cioè muovere gli anteriori in avanti per ribellione o per colpire. Oppure possono impennarsi: si alzano sugli arti posteriori e minacciano con gli arti anteriori molto sollevati da terra (Amadesi, 2005; Vavra, 1988). Quando un cavallo è rilassato sta calmo in stazione e ha in genere un dorso allungato e un atteggiamento disteso. Un cavallo più eccitato ha invece un atteggiamento generale più contratto e un profilo più arrotondato. Quando un soggetto è nervoso si irrita al minimo contatto e può impennarsi (Houpt, 2000; Mills & Nankervis, 2001). Anche la coda poi, come il corpo e le orecchie, ha una funzione comunicativa importante: quando il cavallo la alza come una bandiera comunica l’eccitazione che precede di solito un comportamento esplosivo, spesso infatti è perché si sta preparando a scappare. Gli stalloni alzano invece la coda dopo un rapporto sessuale e le giumente quando sono in calore. Una coda bassa e aderente al corpo può indicare paura. Quando la coda viene agitata in modo aggressivo o fatta ruotare con un movimento circolare, allora il cavallo può essere infuriato, frustrato o risentito. Una coda mossa invece dolcemente può funzionare per allontanare le mosche (Mullen, 2009).

horse-expressions3-SEGNALI CHIMICI

Nonostante vengono spesso sottostimati dall’uomo, anche i segnali chimici sono molto importanti nella comunicazione dei cavalli. Essi usano sia il classico annusare che il tipico “flehmen” (ossia arricciano il labbro superiore) per identificare odori sociali o la presenza di feromoni. I segnali chimici sono prodotti ed eliminati attraverso secrezioni cutanee, saliva ed espirazione oltre che con le vie tipiche delle urine e feci (Mills & Nankervis, 2001). Tra i cavalli il saluto comprende spesso una vera e propria indagine olfattiva della regione del naso e della bocca, seguita dai fianchi e dalla regione perianale (Mills & Nankervis, 2001; McGreevy, 2004). Durante i rituali di intimidazione i maschi si odorano le froge e il fiato e si annusano la parte bassa dei fianchi per conoscere il loro grado sociale. Lo stallone si serve continuamente delle froge per localizzare i membri del gruppo e per valutare la ricettività di una giumenta attraverso la sua urina (Vavra, 1988). Gli odori sono poi molto importanti per stabilire il legame tra fattrice e puledro, vengono usati nei segnali d’allarme, nell’orientamento, nelle coordinazioni delle attività di un gruppo e per molti altri scopi. Tramite gli odori gli individui sono in grado di identificarsi (Mills & Nankervis, 2001).

-SEGNALI TATTILI

Nei contatti sociali diretti riveste poi molta importanza tra gli equini anche la comunicazione tattile. I segnali tattili usati vanno da quelli trasferiti durante la toelettatura reciproca che hanno effetto calmante a quelli usati durante l’aggressione che causano eccitazione, come il mordere (Mills & Nankervis, 2001; McGreevy, 2004). Coppie di cavalli possono trascorrere lunghi periodi dedicandosi al grooming reciproco (Fraser, 1998). Soggetti di rango sociale simile tendono a pulirsi tra di loro: si posizionano spalla contro spalla e si mordicchiano reciprocamente la schiena e il garrese (Houpt, 2000). Questa toelettatura reciproca aiuta i soggetti di uno stesso gruppo a rimanere vicini e ha un effetto calmante, infatti effettuare il grooming nell’area del garrese riduce la frequenza cardiaca del cavallo (Houpt, 2000). Oltre a fornire segnali sociali tattili, la toelettatura risulta poi essere importante per il controllo dei parassiti cutanei (Mills & Nankervis, 2001). Anche l’uomo, quando striglia il cavallo, assume il ruolo di un partner di grooming (Houpt, 2000).

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-SEGNALI ACUSTICI

Quando la comunicazione ravvicinata non è possibile, assumono allora importanza i segnali acustici. In particolare nei cavalli in cattività si è visto che le loro articolazioni vocali sono più varie di quelle degli animali in libertà in quanto questi tendono ad usare poco la voce per non attirare l’attenzione dei predatori (Vavra, 1988). I tipi di vocalizzazione più rilevati sono: i nitriti, il brontolio, le grida, gli sbruffi, i gemiti, i ruggiti e gli strilli (Mills & Nankervis, 2001). I nitriti sono usati per segnalare la presenza di un individuo: possono essere un segnale di saluto o di separazione e sono importanti per mantenere la coesione del branco. Di solito si sentono quando un cavallo è allontanato da un conspecifico o quando una giumenta viene separata dal suo puledro (Houpt, 2000). I brontolii vengono usati per incoraggiare un individuo ad avvicinarsi, soprattutto si sentono dalle fattrici nei confronti della loro prole. Durante gli accoppiamenti sono invece usati da entrambi i sessi. Le grida si pensa siano segnali difensivi di minaccia usati nell’incontro tra individui che non si conoscono: servono per mettere sull’avviso il ricevente che in caso di provocazioni possono seguire aggressioni. A volte possono però essere risposte al dolore acuto (Mills & Nankervis, 2001). In caso di allarme si possono invece sentire sbruffi brevi, ma se sono prolungati, simili a starnuti, sono allora associati a forme di frustrazione (Houpt, 2000; Mills & Nankervis, 2001). I gemiti sono suoni leggeri emessi in caso di stanchezza o disagio. “Ruggiti” e strilli sono invece suoni di alta intensità emessi in caso di grande eccitazione: sono un segnale di minaccia di violenza estrema, usati quando altri segnali più sottili sono stati ignorati (Mills & Nankervis, 2001).

In conclusione quindi il linguaggio del cavallo è un insieme di visione, suoni, odori e tocchi. Se viene correttamente utilizzato può servire per coordinare e controllare il comportamento degli animali in allevamento (Mills & Nankervis, 2001).

Cowboy couple horse riding at sunset

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

 

BIBLIOGRAFIA

Amadesi P., (2005). Comprendere il cavallo: storia e teoria dell’equitazione. Alberto Perdisa Editore – Airplane S.r.l., Bologna.

Fraser A.F., (1998). Il comportamento del cavallo. Edagricole, Bologna.

Houpt K.A., (2000). Il comportamento degli animali domestici.Edizioni Mediche Scientifiche Internazionali, Roma.

McGreevy P., (2004). Equine Behavior: A Guide for Veterinarians and Equine Scientists.Saunders, London.

Mills D., Nankervis K., (2001). Comportamento equino: principi e pratica. Calderini Edagricole, Bologna.

Mullen G., (2009).  Il Cavallo: Fatti e curiosità. Il Castello S.r.l., Cornaredo (MI).

Vavra R., (1988). Vita segreta del cavallo: il linguaggio, il comportamento, l’amore. Lucchetti Editore, Bergamo.

 

Siamo Tutti Animali: Comunicare, Capire, Ascoltare…

“Lots of people talk to animals… Not very many listen though…that’s the problem” ― Benjamin Hoff, “The Tao Of Pooh”

“Tante persone parlano agli animali… Non così tante però stanno ad ascoltare… È questo il problema”. – Traduzione citazione di Benjamin Hoff, “The Tao Of Pooh”

LingueComunicazione

Come scrive Danilo Mainardi nel libro “L’ uomo, i libri e altri animali. Dialogo tra un etologo e un letterato” scritto in collaborazione con Remo Ceserani, “Il mondo vivente produce messaggi entro la specie e tra le specie”, secondo l’ottica evolutiva di Darwin e quella sistematica di Linneo, l’uomo e gli altri animali sono tutti legati da una parentela. Si ha comunicazione a tutti i livelli: anche la natura produce messaggi, biocomunicazione, e si ha un’ estensione dei fenomeni comunicativi naturali a tutte le specie animali.

Specie

“Ogni specie e ogni individuo animale comunica a livelli differenti e si ha così uno scambio di messaggi tra tutti gli esseri viventi.
Ogni specie usa però linguaggi e modi di comunicazione differenti ed è importante quindi che, se gli uomini vogliono capire quello che gli altri animali ci vogliono comunicare, imparino ad ascoltarli veramente, osservando attentamente il loro comportamento.
È importante cercare di entrare in “empatia” con gli altri animali evitando di trasferire quelli che sono i nostri modi, pensieri e sentimenti su di essi.
È in questo modo che si può stabilire un rapporto costruttivo con gli altri animali.
Abbiamo tanto da imparare ancora sulle altre specie animali e la natura, ma anche sulla nostra specie stessa.
Imparando ad ascoltare maggiormente gli altri forse impariamo anche a conoscere meglio noi stessi”. By Sara Maffi
 SpecieAnimali

 

 

“Gli manca solo la parola…?”

“Gli manca solo la parola…” diciamo spesso riferendoci agli animali, ma è del tutto vero? Dipende in che senso lo intendiamo e possiamo trarre un buono spunto di riflessione leggendo questo estratto dal libro“L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz.

“Gli animali non possiedono un linguaggio nel vero senso della parola, ma ogni individuo appartenente alle specie superiori, e soprattutto alle specie che vivono in società, possiede fin dalla nascita tutto un codice di segnali e di movimenti espressivi. E innata è tanto la capacità di emettere tali segnali quanto quella di “interpretarli correttamente”, cioè di rispondervi in modo coerente e propizio alla conservazione della specie… …il misterioso apparato trasmittente e ricevente che provvede alla comunicazione inconscia di sentimenti e affetti è molto antico, assai più antico della specie umana, e certamente esso si è andato atrofizzando con l’evolversi del nostro linguaggio verbale. L’uomo non ha bisogno di minimi movimenti che ne svelino le intenzioni per comunicare i suoi umori del momento, perchè può esprimerli con le parole. Gli animali superiori che vivono in società hanno per la comunicazione degli stati d’animo un apparato sia trasmittente sia ricevente assai più elaborato e specializzato di noi uomini, e tutti i suoni coi quali gli animali sono soliti esprimersi, non sono comparabili al nostro linguaggio verbale. Gli animali hanno un apparato trasmittente assai più efficace di quello dell’uomo, e lo stesso si può dire dell’apparato ricevente, che non solo è in grado di distinguere selettivamente un gran numero di segnali, ma anche di captare una energia trasmittente assai inferiore alla nostra. Gli animali sono capaci di cogliere e di interpretare correttamente un numero incredibile di segnali minimi che per l’uomo sono del tutto impercettibili. L’enorme sensibilità di certi animali che colgono movimenti espressivi quasi impercettibili, come ad esempio del cane che percepisce i sentimenti amichevoli o ostili del suo padrone verso un’altra persona, è una cosa veramente straordinaria, e non è quindi strano che l’osservatore ingenuo, portato ad antropomorfizzare, creda che una creatura, capace “perfino” di indovinare dei pensieri così intimi e inespressi, debba a “maggior ragione” comprendere ogni singola parola del suo padrone. A questo proposito si dimentica però che negli animali sociali la capacità di comprendere anche i più lievi movimenti espressivi è così enormemente sviluppata proprio perchè essi non comprendono la parola, proprio perchè non sono in grado di parlare. Tuttavia, un cane che vuole indurvi ad aprire la porta o il rubinetto cerca coscientemente e volontariamente di influenzare il suo amico uomo…il suo comportamento è frutto di apprendimento e dettato da una vera comprensione della situazione in cui si trova. Ogni singolo cane ha metodi diversi per farsi capire dal suo padrone, e anche lo stesso cane per raggiungere questo scopo adotterà sistemi diversi secondo le varie situazioni”. Tratto da “L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz.

Dopo aver letto questo testo quindi possiamo dire che “la parola” nel senso stretto del termine manca davvero agli animali, essi non possiedono il nostro linguaggio verbale. Tuttavia le specie superiori, e in particolare gli animali sociali, hanno anch’essi i loro sistemi di comunicazione che per certi aspetti possono essere più sviluppati di quelli dell’uomo: sono ad esempio capaci di cogliere e interpretare minimi segnali (espressioni, movimenti, gesti…) che l’uomo non è in grado di percepire.

Gli animali sono quindi in grado di comunicare con noi, anche loro “ci studiano”, cercano di capirci e interpretarci ottenendo spesso risultati che ci sorprendono.

Anche loro  ci osservano e spesso sono in grado di “dirigere” e “manipolare” i nostri comportamenti.

…Come si può dar torto al famoso Bracchetto Snoopy quando ritiene che è lui ad avere addestrato il suo amico Charlie Brown? :)

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“L’Etologia applicata agli animali domestici”

http://www.justdog.it/blog/224/l-etologia-applicata-agli-animali-domestici.aspx

L’Etologia applicata agli animali domestici

L’importanza di conoscere il comportamento degli animali per poter avere un corretto approccio con essi

di Dottoressa Sara Maffi
pubblicato su http://www.justdog.it/    mercoledì 25 giugno 2014   
 
L’Etologia è lo studio biologico del comportamento animale.Il comportamento può essere definito come ciò che un animale fa e come lo fa, l’insieme delle attività direttamente e oggettivamente osservabili nell’individuo. Tutte quelle azioni e reazioni manifestate in risposta a fattori interni e/o stimoli esterni. Va posta attenzione sui “fattori interni”, in quanto parlando di comportamento bisogna tenere in considerazione anche la mente animale e tutti i processi mentali che avvengono nel sistema nervoso centrale e che non sono direttamente osservabili (processi cognitivi, emotivi, motivazionali).

Studiare la cognizione animale significa studiare i processi mentali degli animali e in che modo questi processi determinano il comportamento adattativo, ossia studiare come un animale acquisisce, elabora, immagazzina le informazioni e utilizza la conoscenza che ha del proprio ambiente fisico e sociale per agire su di esso (percezione, apprendimento, memoria e processi di decisione).Uno strumento importante nell’Etologia è l’Etogramma, ovvero la classificazione del repertorio comportamentale delle specie animali. Ogni specie animale ha dei comportamenti specifici che sono innati, presenti già alla nascita e codificati nel genoma.

Nel comportamento in generale entrano però in gioco anche tutti quei comportamenti che vengono appresi dopo la nascita attraverso l’apprendimento (comportamenti appresi).L’apprendimento è un processo di acquisizione di informazioni caratterizzato da modificazioni durature della capacità di comportarsi di un organismo in seguito a particolari esperienze specifiche.Attraverso l’apprendimento si ha l’acquisizione di nuove informazioni, conoscenze, risposte, comportamenti, tramite l’interazione con l’ambiente (fisico e sociale).L’apprendimento determina un cambiamento nel comportamento di un individuo che non sempre è immediatamente osservabile.Il comportamento viene considerato come il risultato dato dall’interazione tra genetica(comportamenti innati “scritti” nel DNA) e ambiente (comportamenti appresi interagendo con l’ambiente esterno). GENETICA + AMBIENTE = COMPORTAMENTO.

Il comportamento degli animali è considerato in continua evoluzione; interagendo con il mondo esterno, dopo la nascita, ogni individuo modifica il suo comportamento.Studiare l’etologia ci permette di conoscere meglio gli animali: quali sono i loro bioritmi (ritmi di attività e di riposo), i loro sistemi di comunicazione, il loro comportamento sociale e le gerarchie di gruppo, come usano il territorio (territorialità), il temperamento, le variabilità individuali, le loro attitudini, le loro tendenze reattive, i loro sistemi di apprendimento, ecc.

Avere una maggior consapevolezza di tutto questo serve per poter stabilire meglio una relazione con gli animali (rapporto uomo-animale), anche quando si svolgono delle particolari attività con i quadrupedi (sport, lavoro…). Un fattore molto importante nell’interazione uomo-animale è la comunicazione. Gli animali non ci parlano nel vero senso del termine, ma sono comunque in grado di comunicare con noi attraverso un loro linguaggio e comportamento. Hanno anch’essi un’intelligenza sociale.

comunicazioneAd esempio il cane, ormai da tempo fedele compagno dell’uomo, ha acquisito nel tempo abilità sociali e cognitive che gli consentono di interagire e comunicare in modo unico con gli esseri umani. Nella relazione uomo-cane la comunicazione ha un ruolo fondamentale e i cani sono ottimi «etologi».Il cane ha mantenuto i moduli comportamentali del lupo sviluppando alcune abilità peculiari per comunicare con l’essere umano. Nella comunicazione entrano in gioco tutti i 5 sensi: vistauditotattoolfattogusto.Ci sono diversi modi per comunicare e diversi segnali di comunicazione che possono essere usati sia tra conspecifici che tra eterospecifici.

husky

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I segnali di comunicazione possono essere:

  • Visivi: posture, posizioni orecchie/coda, localizzazione nello spazio
  • Acustici: vocalizzazioni
  • Olfattivi: feromoni (molecole prodotte dall’organismo)
  • Tattili: grooming, ecc…

uditolupoululatoNell’interazione uomo-animale i segnali di comunicazione sono molto importanti. Ad esempio, l’uomo comunica con il cane con il linguaggio del corpo, anche senza rendersene conto.

posizioni

Il busto inclinato in avanti viene interpretato come un approccio da dominante, verticale è indice di neutralità, inclinato all’indietro indica sottomissione.La velocità degli spostamenti: rapidi costituiscono segnale di aggressione, a velocità costante sono interpretati come approccio neutro, a velocità incostante vengono associati ad atteggiamento sottomesso.La traiettoria: verso la testa è atteggiamento dominante; se l’avvicinamento avviene da dietro è interpretato come approccio da sottomesso.Se non si pone attenzione ai segnali di comunicazione propri di ogni specie, ci possono essere dei malintesi quando si interagisce con l’animale.Ad esempio il “mostrare i denti” ha un significato diverso nelle seguenti tre specie:

espressioni

  • Per l’uomo equivale ad un sorriso
  • Nella scimmia indica paura
  • Nel lupo e nel cane aggressività

L’abbraccio ha un significato diverso nella specie umana e nel cane: per l’uomo è un gesto d’affetto, mentre per il cane è segno di dominanza.Anche lo sguardo ha importanza e significato sociale: uno “sguardo diretto” indica dominanza/sfida.

La conoscenza dell’Etologia può quindi esserci molto utile quando interagiamo con i nostri animali. Conoscendo il comportamento degli animali si può interagire in modo più consapevole con essi, mantenendoli in una miglior condizione di benessere, prevenendo errori e possibili incidenti.

BIBLIOGRAFIA

  • Abrantes R., “Il linguaggio del cane”, Editore Olimpia (2008).
  • Casey R., “Paura e stress”, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188 (2004).
  • Houpt K.A., “Il comportamento degli animali domestici” – Ed EMSI, terza edizione. Prima edizione italiana. Roma (2000).
  • Immelmann Klaus and Giorgio P. Panini, “Introduzione all’etologia”, Bollati Boringhieri (1988).
  • Verga Marina and Corrado Carenzi, “Il comportamento degli animali domestici: introduzione allo studio della etologia zootecnica”, Edagricole (1981).

“A ciascuno il suo… cane!”

http://www.justdog.it/blog/220/a-ciascuno-il-suo-cane.aspx

A ciascuno il suo… cane!

La scelta di un cane non è semplice: è necessario prestare attenzione e non sottovalutare alcuni aspetti importanti, tra cui l’intelligenza dell’animale stesso

di Dottoressa Sara Maffi
pubblicato su http://www.justdog.it/  venerdì 02 maggio 2014

Quando si prende la decisione di far entrare nella propria vita un cane, che sia all’ interno di un nucleo famigliare o come singolo individuo, è importante valutare attentamente le caratteristiche del quadrupede, per far sì che ci sia un equilibrio con le esigenze dei futuri proprietari.
È importante che il temperamentoil livello di attività, le caratteristiche di razza dell’animale siano adatte allo stile di vita e alle esigenze del proprietario o della famiglia in cui andrà ad abitare.

Se si cerca un cane per poter partecipare a gare di obbedienza, Agility o altre competizioni e attività cinofile, bisognerà prendere in considerazione certi parametri; se si vuole un cane che svolga un compito preciso come cacciarefare la guardia o proteggere il gregge, si dovrà far attenzione ad altri elementi; se si desidera un cane da accogliere semplicemente come animale da compagnia, andranno tenute in considerazione anche in questo caso una serie di caratteristiche che l’amico a quattro zampe dovrà possedere.
La scelta di un cane da compagnia infatti, non è così semplice come può all’apparenza sembrare. È necessario prestare attenzione e non sottovalutare alcuni aspetti importanti delle caratteristiche del nostro futuro compagno.
A questo proposito, c’è un elemento importante da non sottovalutare, ossia l’intelligenza del cane.
Al riguardo ho trovato un buono spunto di riflessione in un capitolo del libro “L’intelligenza dei cani” di Stanley Corey, in cui l’autore chiede ai suoi lettori: “Volete veramente un cane intelligente?”.

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Come spiega approfonditamente l’autore del libro, ci sono diversi tipi di intelligenza: ubbiditivalavorativaistintiva.

Parlando di intelligenza in generale, Corey riporta la scoperta fatta dagli psicologi tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui si è notato che spesso per molti mestieri avere un’intelligenza elevata costituisce un ostacolo, soprattutto per quanto riguarda lavori ripetitivi e con ritmi lenti di attività. 

Questo viene spiegato col fatto che gli individui con un’intelligenza generale superiore hanno bisogno di stimolisfide e attività variate, altrimenti si annoiano e diventano negligenti, frustrati e infelici. 
Al contrario, i soggetti meno brillanti hanno bisogno di meno sfide e variabilità e si adattano più facilmente alla routine traendo appagamento dal lavoro che riescono a svolgere, risultando così i più produttivi.

Questo discorso può essere fatto anche nel caso dei cani: come gli esseri umani, i cani più intelligenti riescono peggio in circostanze in cui animali meno dotati eccellono.

Per questo, quindi, è importante far coincidere le caratteristiche del cane con le esigenze del proprietario o del nucleo famigliare.
Un cane con un’elevata capacità di apprendimento impara più facilmente le cose che riguardano il suo ambiente e crea velocemente associazioni tra gli stimoli che si trova ad affrontare. È più veloce e attivo ad assimilare la routine domestica in cui viene posto e spesso riesce ad anticipare determinati eventi. 
Un cane più intelligente è più reattivo e pronto ad imparare, ma non per questo è più facile da addestrare e gestire… anzi! A tal proposito, Corey riporta nel capitolo una serie di esempi ed esperienze su cui riflettere.
Un cane meno intelligente sarà invece meno reattivo, non andrà alla ricerca di troppi stimoli o novità, preferirà starsene maggiormente tranquillo e sarà meno portato a fare associazioni o previsioni, ma non per questo sarà più difficile da addestrare o meno portato ad imparare.

Anche l’ambiente, il tempo che ognuno avrà da dedicare al nuovo compagno, gli stimoli e le attività a cui il soggetto verrà sottoposto sono elementi che vanno tenuti in considerazione per decidere se si è più adatti ad ospitare un cane più intelligente oppure uno meno dotato.
Se si è alla ricerca di nuove attività e stimoli, se si ha molto tempo e desiderio di nuove esperienze, un cane intelligente saprà di certo come metterci alla prova.
Se al contrario si desidera un compagno che arricchisca semplicemente il nostro focolare domestico, che porti affetto e compagnia in casa, senza avere la necessità che sia un campione di prodezze e di inventiva, sempre alla ricerca di qualcosa da combinare, allora un cane meno dotato che rimane appagato nelle piccole abitudini di un ambiente tranquillo e confortevole può essere quello che fa al caso nostro.

Questi, ovviamente, vogliono essere solo degli spunti e delle riflessioni, utili da considerare quando si è di fronte alla scelta del nuovo amico da adottare. 
Quando ci si trova poi a valutare i singoli casi, le variabili e le casistiche saranno più complesse: non ci saranno regole generali e non per tutti varranno le stesse cose.
Chi si prende la responsabilità di accogliere nella propria vita un cane, è importante che sappia e consideri bene che quello che cerca e che desidererebbe nel nuovo compagno andrà relazionato ed eventualmente adattato alle proprie caratteristiche personali e alle esigenze dei membri della famiglia. 


BIBLIOGRAFIA

  • L’intelligenza dei Cani, Stanley Coren, 1996, Mondadori Editore. 

“Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare”

http://www.justdog.it/blog/219/lo-stress-nel-cane-un-argomento-importante-su-cui-indagare.aspx

Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare

Avere una buona conoscenza dello stato di stress nel nostro cane ci permette di tutelare la sua salute

di Dottoressa Sara Maffi

pubblicato su http://www.justdog.it/  giovedì 17 aprile 2014

Capita spesso di sentire parlare di stress, sia per quanto riguarda gli umani che gli animali. 

Volendo dare una breve definizione, si può dire che lo stress è quel meccanismo che consente agli individui di reagire rapidamente ad un evento che cambia il loro stato omeostatico, ossia il loro equilibrio interno.

È una risposta fisiologica e comportamentale dell’organismo che si verifica in relazione ad una gamma di cambiamenti che avvengono in un individuo, sia a livello emotivo che motivazionale. 
Si usa invece il termine “stressor” per indicare quell’evento o situazione che dà avvio alla “risposta allo stress”, ossia tutta quella serie di avvenimenti e cambiamenti a livello fisiologico e comportamentale che avvengono durante lo stress.
Lo stress è un meccanismo normale e altamente adattativo nell’uomo e negli altri animali ed è importante per la sopravvivenza. 
I cambiamenti a cui dà avvio, infatti, forniscono all’individuo le risorse necessarie o per un’immediata attività scheletrica (attacco o fuga), ottimizzando lo stato di vigilanza e la reattività, o per far fronte ad un evento interno, attivando ad esempio il sistema immunitario (Casey, 2004).

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INDICATORI COMPORTAMENTALI DI STRESS NEI CANI (WWW.DOGGIEDRAWINGS.NET)

Si è visto poi che la paura e l’ansia sono due stati emozionali importanti nei cani che possono causare reazioni di stress (Wolfle, 2000). 

I cani possono mostrare spesso problemi legati all’ansia quando si trovano di fronte a stimoli che fanno presagire situazioni potenzialmente pericolose o imprevedibili (Bamberger e Houpt, 2006, Casey, 2004). 
Un cane ansioso mostra spesso comportamenti agitati, come ad esempio leccarsi eccessivamente in particolari parti del corpo, masticare oggetti o mobili ed è timoroso e diffidente nelle nuove situazioni (Diverio et al., 2008). 
La paura, invece, è un’emozione scatenata dalla presenza di uno stimolo potenzialmente pericoloso e può causare stress in un individuo quando è esposto a quello stimolo. 
Anche solo una persona in particolare può diventare uno stimolo che induce paura in un cane; ad esempio, il cane può considerare un certo veterinario particolarmente pericoloso se ha avuto in precedenza un’esperienza negativa con lui (Wolfle, 2000). 

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SEGNALI DI ANSIA E PAURA NEI CANI(WWW.DRSOPHIAYIN.COM)

Nonostante, come detto in precedenza, la risposta allo stress è un meccanismo importante per gli organismi ed essenziale per la sopravvivenza, quando diventa esagerata incontrollata può essere però essa stessa causa di danni. 

Infatti, quando lo stress si prolunga o diventa cronico, si verificano effetti negativi prolungati sulla salute, sia fisica che emotiva dell’individuo.
Gli effetti fisiologici di uno stress prolungato che si possono avere sono molteplici e vari, per esempio si può avere aumento della pressione sanguigna, diabete, infertilità, inibizione della crescita, calo della libido, riduzione del livello d’attenzione e della capacità di concentrazione, alterazione della memoria, inibizione delle risposte infiammatorie e alterazioni della funzione immunitaria. Inoltre, si possono avere alterazioni e problemi anche a livello comportamentale (Casey, 2004).

Da questo, quindi, si può comprendere come sia importante avere una buona conoscenza dello stato di stress nei nostri cani per poter così tutelare maggiormente la loro salute.
Per questo le ricerche e gli studi che vengono fatti per valutare lo stress nei cani sono molto importanti e complessi: devono tenere in considerazione le diverse variabili legate allo stress (variabilità individuale, genetica, esperienza…) e devono poi essere utilizzati e messi a confronto diversi parametri (fisiologici e comportamentali), che sono ritenuti essere indicatori di stress (Beerda et al., 1997; Beerda et al., 1998).
È utile, perciò, effettuare e mettere a confronto diversi studi per poter indagare sullo stress in tutti gli ambiti e per avere informazioni su come intervenire in modo corretto per migliorare le condizioni di vita dei nostri animali.

 BIBLIOGRAFIA

  • Bamberger M., Houpt K.A., (2006), Signalment factors, comorbidity and trends in behavior diagnoses in dogs: 1644 cases (1991-2001), Journal of the American Veterinary Medical Association 229 (10), 1591-1601.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H. W., (1997), Manifestations of chronic and acute stress in dogs., Applied Animal Behaviour Science, 52, 307-3 19.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H.W., Mol, J.A., (1998), Behavioural, saliva cortisol and heart rate responses to different types of stimuli in dogs, Appl. Anim. Behav. Sci., 58, 365–381.
  • Casey R., (2004), Paura e stress, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.
  • Diverio S., Tami G., Barone A., (2008), Prevalence of aggression and fear-related behavioural problems in a sample of Argentine Dogos in Italy, Journal of Veterinary Behaviour 3, 74-86.
  • Döring D., Roscher A., Scheipl F., Küchenhoff H., Erhard M., (2009), Fear – related behaviour of dogs in veterinary practice, Vet J., 182; 38-43.
  • Kuhne F., Struwe R., & Balzer H. U., (2009), Noninvasive assessment of specific strain in dogs, Journal of Veterinary Behavior: Clinical Applications and Research, 4 (2), 92.
  • Pastore C., Pirrone F., Balzarotti F., Faustini M., Pierantoni L., Albertini M., (2011), Evaluation of physiological and behavioral stress-dependent parameters in agility dogs, Journal of Veterinary Behavior, Vol. 6, No 3, 188-194.
  • Wolfle T.L., (2000), Understanding the role of stress in animal welfare: Practical Considerations In The biology of animal stress – the principles and implications for animal welfare Edited by Moberg G.P. and Mech J.A., CABI Publishing, Wallingford, UK, ISBN: 0851993591, pp. 355-368.