CONOSCI IL TUO CANE?

“Non è cane. Non è lupo. Sa soltanto quello che non è. Se solo capisse quello che è.” – Cit. Dal Film “BALTO”

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E noi sappiamo davvero chi è il nostro cane? Conosciamo quelle che sono le sue caratteristiche che lo distinguono come specie animale diversa dalla nostra? Sappiamo quali sono i suoi bisogni a livello fisiologico e comportamentale? Sappiamo comunicare con lui? Siamo in grado di costruire un buon rapporto e sviluppare un buon legame con lui che durerà per tutta la sua esistenza con noi, nella nostra vita e all’interno della società?

Tante sono, o dovrebbero essere, le domande e le questioni da porsi prima di fare entrare un cane all’interno della nostra esistenza in quanto è solo conoscendo quelle che sono le sue caratteristiche comportamentali, ad esempio i suoi modi di comunicare, e i suoi bisogni a livello fisiologico (ex. di cosa ha bisogno a livello nutritivo, quale ambiente è meglio predisporre per lui ecc.) che possiamo pensare di poter costruire un buon rapporto con lui, garantendogli un buon livello di benessere.

Potrà sembrare strano, ma in realtà, se ci pensiamo bene, ci rendiamo conto che forse, quello che da millenni è stato il primo compagno dell’uomo che ha condiviso la sua esistenza e il suo sviluppo con la specie umana, ovvero il cane, non è ancora del tutto ben conosciuto dal suo compagno umano.

Sono ancora tanti, infatti, gli errori che possiamo commettere quando ci approcciamo a lui e tante sono ancora le cose che restano da chiarire o scoprire riguardo questa specie.

Come detto, il cane è stato il primo animale ad essere stato addomesticato dall’uomo, appartiene alla famiglia dei canidi e, in base agli ultimi studi compiuti, la specie da cui discende è quella del lupo Grigio, Canis lupus (J. Bradshaw, 2011)*.

Il lungo e complesso processo di domesticazione ha però fatto si che il nostro cane domestico, Canis familiaris, si distinguesse molto sotto diversi aspetti, soprattutto a livello di comportamento, dal suo antenato comune.

Per questo quindi, se vogliamo conoscere veramente chi è il nostro cane, il fattore principale da considerare è tutto ciò che è avvenuto durante tutto il processo di domesticazione ed è inoltre utile tenere presente che cane e lupo derivano a loro volta da un’ ampia famiglia, quella dei Canidae, a cui appartengono anche altre specie come sciacalli, coyote ecc. dalle quali possono avere preso diverse caratteristiche.

Il processo di domesticazione ha fatto si che gli attuali cani avessero e sviluppassero nel corso del tempo le caratteristiche che li hanno resi adatti a vivere con la specie umana seguendo il nostro sviluppo e la nostra evoluzione, evolvendosi e modificandosi a loro volta sotto numerosi aspetti: etologici, fisiologici, morfologici (pensiamo ad esempio a tutte le razze che si sono create nel corso del tempo) ecc. Tutto ciò li ha quindi differenziati sotto molti aspetti dai loro antenati e queste differenze spesso emergono principalmente a livello comportamentale.

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Nel corso del tempo il cane ha sviluppato e stabilito un legame con l’uomo. Cane e uomo hanno imparato pian piano a comunicare e a vivere insieme, il cane ci ha accompagnato nel tempo seguendoci e adattandosi di volta in volta ai cambiamenti avvenuti nella nostra società.

Per anni il cane è stato compagno dell’uomo svolgendo anche diverse attività utili all’uomo (ex, cani da pastore, cani da guardia, cani da caccia ecc…) ed è in queste occasioni che spesso l’uomo ha poi avuto modo di selezionare e creare le diverse razze.

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Questo processo di evoluzione delle due specie (cane e uomo) è continuato e continua fino ai giorni nostri. È sempre più in crescita in questi ultimi anni il numero di cani domestici che entrano a fare parte della nostra società, nelle nostre città, nelle nostre case, nelle famiglie e in diverse e nuove attività sociali e di lavoro.

L’attuale contesto sociale dell’uomo ha però avuto nel giro di poco tempo un grande cambiamento, le società sono sempre più tecnologiche e urbanizzate, e i cani si trovano a loro volta di fronte a un ambiente molto diverso da quello cui erano abituati in passato (spesso più rurale e con routine meno frenetiche di quelle che spesso comportano quelle della vita in città).

Cane e uomo, riusciranno anche in questo caso, a portare avanti quella che è stata fino ad oggi la loro lunga convivenza?

Per far si che ciò sia possibile l’uomo dovrà tenere in considerazione tutto ciò di cui ha bisogno il cane, conoscerlo veramente in quelli che sono i suoi aspetti di base e tenere presente quelli che sono i comportamenti tipici della specie per far si che ai cani sia data possibilità di esprimerli e soddisfarli.

Il cane è una specie sociale, ed è proprio questo uno dei fattori che ha fatto si che potesse dividere fin’ ora la sua esistenza con noi. Il cane quindi ha bisogno di poter stare con noi e della nostra presenza il più possibile costante.

Un altro dei bisogni dei cani da non sottovalutare è il bisogno di attività. Non basta dare cibo e riparo al cane per far si che possa vivere bene e in salute. Come detto in precedenza infatti, spesso molte razze attuali si sono selezionate proprio in seguito alle attività in cui i cani collaboravano con l’uomo e le caratteristiche che si sono create nel tempo e che hanno reso i cani adatti per queste attività sono rimaste e le ritroviamo tutt’oggi nei nostri cani. Anche se spesso oggi molte di queste attività umane sono cambiate e ai cani non viene più richiesto di compiere questi ruoli, essi hanno però bisogno comunque di poter esprimere e svolgere quelli che sono i loro comportamenti e le attività per cui si sono evoluti. Potremo quindi cambiare i modi con cui interagire coi nostri cani ma in loro resta comunque il bisogno di soddisfare in qualche modo queste loro esigenze.

Come possiamo vedere quindi questi e tanti altri sono i fattori a cui porre attenzione se vogliamo far si che la nostra convivenza coi cani continui e si mantenga in modo sano e pacifico per entrambi nei nostri contesti urbani, nelle nostre città e nelle nostre case.

Spesso quando ci si accinge a prender un cane con noi, ci si aspetta che sia ubbidiente, educato, che stia dove vogliamo noi e si adatti a quello che facciamo noi. Non è, o non dovrebbe essere, cosí un buon e sereno rapporto di convivenza. Per  poter vivere insieme infatti gli “sforzi” per conoscersi e adattarsi andrebbero fatti da entrambe le parti. Non è solo il cane che deve “obbedire ai nostri ordini”, “capire quello che gli diciamo” o “fare e stare dove vogliamo”. Se vogliamo un rapporto che sia davvero biunivoco e gratificante per entrambi, anche noi dobbiamo “andare incontro” a quelle che sono le esigenze del nostro cane, andare incontro e soddisfare i suoi bisogni. Un vero rapporto biunivoco in cui entrambe le parti sono soddisfatte, non è un rapporto di “dominante” e “dominato/sottomesso” ma un rapporto in cui entrambe le parti riescono a comunicare e soddisfare parallelamente le loro esigenze. Per avere cani che siano felici di vivere e collaborare con noi, rispondere alle nostre richieste e adattarsi alle nostre routine quotidiane, anche noi dovremmo in qualche modo soddisfare e rispettare le loro esigenze.

Per farsi aiutare nella scelta di condividere la vita con un compagno canino, il proprietario può avvalersi del supporto di diverse figure professionali. Ad esempio: veterinari, allevatori, educatori cinofili, istruttori, addestratori, rieducatori, dog-sitter ecc. a seconda dell’ambito per cui ha bisogno. 

Dott.ssa Sara Maffi

*John Bradshaw – “Come diventare il migliore amico del tuo cane”

Il Cucciolo

Oggi parliamo di… cuccioli!

Il cucciolo di cane: quali sono le sue prime fasi di vita?

In questo articolo elencherò e descriverò, in sintesi, nel modo in cui vengono comunemente suddivise, le prime fasi di vita di un cucciolo.

La vita del cucciolo inizia dal concepimento, ossia da circa 63 giorni prima della nascita.

Distinguiamo qui una prima fase: 1) PRE-NATALE (da -63 giorni circa a 0).

In questa fase avvengono già degli scambi di informazioni tra la madre e i feti. È un periodo importante per la madre e per i futuri cuccioli che nasceranno in quanto l’eventuale stress materno e le condizioni di vita della madre possono avere ripercussioni sulle caratteristiche future dei cuccioli.

Si passa poi alla successiva fase: 2) NEO-NATALE, che va dalla nascita e comprende circa le prime due settimane di vita dei cuccioli (da 0 a 14giorni circa).

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Per prima cosa c’è da dire che il cucciolo di cane è una specie “altricial”, ossia alla nascita è completamente dipendente dalla madre, non sa mantenere la temperatura corporea ed è quindi sensibile alle variazioni della temperatura ambientale, non vede e non sente ancora in quanto deve ancora completare lo sviluppo fisico e neuronale.

La madre dovrà quindi prendersi cura dei cuccioli: provvederà ad esempio alle loro evacuazioni leccando i cuccioli e al loro nutrimento: le poppate in questa fase avvengono ogni circa 3-4 ore.

I cuccioli in questo periodo hanno una prevalenza del comportamento di sonno (90% del tempo circa). Si orientano verso le fonti di calore e avanzano strisciando.

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Uno degli elementi importanti di questo periodo è l’ Attaccamento Materno, è in questa fase infatti che la madre sviluppa l’attaccamento ai cuccioli (nelle prime 24 ore dalla nascita). Tutto ciò che limita i contatti coi suoi piccoli  le causa uno stato di disagio.

In questa fase però l’ attaccamento non è ancora reciproco.

Nella terza settimana di vita dei cuccioli si ha la terza fase, la cosiddetta 3) FASE DI TRANSIZIONE.

In questa settimana si ha un rapido sviluppo a livello fisico e del sistema nervoso (apertura degli occhi intorno al 14° giorno circa e sviluppo della retina,  comparsa dell’udito intorno ai 20 giorni).

Dalla totale dipendenza dalla madre, i cuccioli iniziano una parziale indipendenza da essa. Dalle tre settimane i cuccioli escono dal nido per le loro evacuazioni che non vengono più stimolate dalla madre. Inizia, in modo graduale, il passaggio all’ alimentazione tipica dell’adulto (dal 20° giorno circa inizia l’eruzione dei denti e i cuccioli cominciano ad assumere cibo solido).

Si sviluppano le capacità motorie di coordinazione e movimento (già dal 12° giorno il cucciolo può iniziare a reggersi sulle zampe) in relazione allo sviluppo delle capacità sensoriali. I cuccioli iniziano così l’ATTIVITÀ ESPLORATIVA.

In seguito si distingue la fase 4) FASE DI SOCIALIZZAZIONE che va da circa la 3/4 settimana fino a circa la 10/12 settimana.

Questo periodo viene a sua volta distinto tra:

PERIODO DI SOCIALIZZAZIONE CANINA (3/4 settimana circa fino circa 7 settimana): dalle 3 alle 8 settimane d’età i cani imparano ad interagire meglio con altri cani (socializzazione intraspecifica).  Avviene in questo periodo l’identificazione di specie: non avendo una cognizione innata della propria specie devono apprendere di essere cani.  Dopo le 17 settimane il cane allevato in isolamento perde la disposizione a giocare con cani estranei. La mancanza di contatti con altri cani in questo periodo porta ad errori nell’identificazione della specie di appartenenza.

PERIODO DI SOCIALIZZAZIONE CON L’UOMO (7 settimana circa fino 10/12 settimana circa): questo attaccamento o socializzazione interspecifica non ha le stesse caratteristiche dell’identificazione di specie. Viene acquisito facilmente ma richiede rinforzi perché permanga. Non è generalizzato a tutti gli individui della specie ma è limitato alle caratteristiche individuali (uomo, donna, bambino, bianco, nero, con barba etc).

In questo periodo i cuccioli, poco per volta, conoscono gli altri cani, conoscono le persone, i luoghi e le cose.

Elementi importanti di questo periodo sono il GIOCO SOCIALE, l’acquisizione degli “autocontrolli” come l’ INIBIZIONE DEL MORSO, si sviluppano i sistemi di comunicazione e la madre contribuisce alla disciplina dei cuccioli.

Verso le 5 settimane la madre non permette più facilmente ai cuccioli di avvicinarsi alle mammelle, inizia lo svezzamento. In alcune femmine la secrezione lattea termina intorno alla 7° settimana.

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In questa fase aumenta l’attività di ESPLORAZIONE dei cuccioli: entrano in contatto con l’uomo e altri animali, esplorano i luoghi e conoscono nuove cose.

Altro elemento importante di questo periodo è l’ ATTACAMENTO DEL CUCCIOLO: i cuccioli si attaccano alla madre a partire già dalla 3°settimana, in questo periodo lo sviluppo dei cuccioli  è nel cosiddetto “periodo sensibile”, che corrisponde ad un momento particolare dello sviluppo del Sistema Nervoso Centrale.

Le nuove strutture sensoriali che si sviluppano in questo periodo infatti, permettono ai cuccioli di raccogliere nuove informazioni sulla madre. Memorizzano progressivamente la forma del corpo, gli odori e le caratteristiche sonore della madre.

La madre viene così percepita come un PUNTO di RIFERIMENTO RASSICURANTE.

Nel loro comportamento di esplorazione i cuccioli tengono la madre come punto di riferimento sicuro a cui tornare: i cuccioli attuano l’ esplorazione attraverso ripetuti “va e vieni” (esplorazione a stella) dalla madre, in questo modo esplorano e familiarizzano con il mondo che li circonda.

Durante questo periodo di sviluppo neuronale c’è una maggiore plasticità delle connessioni neuronali, ogni individuo impara a conoscere e ad accettare gli aspetti del suo ambiente sociale e fisico che riconosce come “normali”. È perciò probabile che reagisca con paura ad eventi nuovi che si presentano successivamente a questo periodo.

È quindi importante che in questo periodo ai cuccioli venga data la possibilità di entrare in contatto con un ampio numero di stimoli, situazioni ed elementi con cui potrà avere a che fare in futuro.

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Si passa poi al successivo periodo: 5) FASE GIOVANILE (dalla 12° settimana circa fino alla MATURITÀ SESSUALE).

Si distingue tra Maturità Sessuale a livello fisico che può avvenire tra il 6° e il 9° mese e Maturità Sociale che si può avere tra i 18 e i 36 mesi (variabilità tra razze, individui, esperienze differenti ecc.).

Da qui in poi ha inizio l’ultima fase: 6) FASE ADULTA. I nostri “cuccioli” hanno così completato la loro crescita e vengono ora considerati dei CANI ADULTI.

Questa suddivisione non va considerata in modo rigido, ci possono essere infatti variabilità che dipendono dalla razza, dalle diversità individuali, da diverse esperienze ecc.

È però importante tenere presente che questi periodi, definiti anche “fasi sensibili”, sono momenti in cui l’animale è particolarmente sensibile all’apprendimento di associazioni relativamente stabili e durature nel tempo. Se l’animale non è esposto a stimoli appropriati durante questi periodi, potrà non sviluppare l’appropriato, o desiderato, repertorio comportamentale. È perciò importante consentire ai cuccioli di confrontarsi con gli stimoli appropriati nei periodi in cui sono recettivi, altrimenti i cani potranno sviluppare problemi nel loro comportamento futuro.

TESTI CONSULTATI:

-“Terapia comportamentale del cane e del gatto”- Horwitz D.F.

-“Il comportamento degli animali domestici” – K.A. Houpt

-“Cani Si Nasce, Padroni Si Diventa” – Patrick Pageat

-“A Tu Per Tu Con Il Cane” – Eberhard Trumler

-“Tutto sulla Psicologia del cane” – Joël Dehasse

 

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

4 Ottobre-GIORNATA MONDIALE DEGLI ANIMALI

Oggi è la giornata Mondiale degli Animali,

colgo l’occasione per ricordare gli animali che ora non ci sono più e che sono stati più importanti nella mia vita:

il mio cane Dick, fedele compagno per 14 anni e mezzo

Dick

e la mia cavalla Be My Foxy Girl, detta Foxy, che mi ha regalato 7 anni speciali.

Foxy

E voi lettori, avete un animale che volete ricordare in particolare?

Scrivetemelo nei commenti! :)

A presto,

Sara

A Fairy Dog

Una delle tante leggende nate su questo “piccolo magico cane” narra che questa razza ebbe origine nelle colline del Galles quando gli abitanti del “piccolo popolo” delle fate e degli gnomi lo donarono agli abitanti dei villaggi. Le fate e gli elfi della zona usavano questo cane per i loro lavori: trainare carrozze, lavorare col bestiame e come destrieri per i guerrieri.

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Spesso viene definito come “cane grande in un corpo piccolo”: ha una caratteristica testa da volpe, zampe piuttosto corte e può essere con o senza coda.

L’aggettivo “piccolo” va riferito però solo alla sua taglia, infatti il carattere è quello di un cane grande, di un cane da lavoro. È un cane vivace, curioso ed intelligentissimo.

Di chi sto parlando? Del Welsh Corgi.

Chi lo conosce? In effetti in Italia non è una razza così diffusa ma tanti forse lo avranno già sentito nominare come “il cane della regina”.

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La regina d’Inghilterra, Elisabetta, infatti, ne possiede fin da quand’era bambina, il primo le fu regalato da suo padre, Re Giorgio VI. Nel 1933, l’allora duca di York, poi re Giorgio VI, acquistò un cucciolo di questa razza, Rozavel Golden Eagle e lo regalò alla figlia Elisabetta. Il cane venne ribattezzato Dookie e conquistò immediatamente il cuore della famiglia reale. A questo primo soggetto se ne aggiunsero presto molti altri dando vita all’allevamento della famiglia reale conosciuto con l’affisso Windsor.

Il Welsh Corgi viene distinto in due razze: il “Cardigan” ed il “Pembroke”. I nomi delle due razze distinguono i luoghi di origine. “Welsh” significa “gallese”, “Corgi” è una parola composta da “cor”, che significa riunire, raccogliere, tenere insieme (riferito appunto al lavoro svolto da questi cani nel riunire le mandrie dei pastori) e “gi” che significa “cane”; i nomi successivi indicano la zona: Pembroke si riferisce alla Contea del Pembrokeshire, Cardigan a quella del Cardiganshire.

Le origini di questo cane sono tutt’ora incerte. Non è ancora stato esattamente stabilito quando e come questa razza sia stata introdotta in Inghilterra. Alcuni sostengono che il Corgi Pembroke sia imparentato con il Västgötaspets (Swedish Vallhund), razza svedese da pastore, che presenta numerosi aspetti simili, importata nell’isola britannica dai Vichinghi.Secondo altri, invece, l’origine del Corgi è autoctona, in quanto in Inghilterra si è trovata notizia in documenti storici del X secolo di un “curre” o “cur dog”, vocabolo che significa appunto cane da lavoro e il cui suono è molto simile alla pronuncia gallese del termine Corgi.

La zona di origine e di maggior diffusione della razza è il Pembrokeshire nel Galles. Il nome gallese del Pembroke è “Ci Sodli”, che significa garretto, per indicare la sua caratteristica abitudine di mordere i garretti ai bovini. Nelle fattorie gallesi infatti il Corgi svolgeva il compito di vero e proprio cane da pastore: guidava la mandria al pascolo, la sorvegliava di notte, riconduceva nel gruppo i soggetti che si allontanavano e accompagnava il pastore durante il trasferimento del bestiame al mercato stando pronto a difenderlo dai numerosi pericoli frequenti nelle zone selvagge.

La caratteristica di mordere i garretti era utile nella guida dei bovini, ma si rivelava un errore se applicata alle pecore. Fu così che nel 1880 i pastori del Cardiganshire, per ovviare a questo problema, pensarono di incrociare il Corgi con il Welsh Collie, altra razza da pastore utilizzata nel Galles: da questo incrocio si ritiene abbia avuto origine la varietà Cardigan, che conserva tra le sue caratteristiche il mantello blue merle comune appunto a tutte le varietà della razza Collie.

CorgiCardiganCardigan Welsh Corgi. Credit: © Sally Anne Thompson/Animal Photography

Qualunque sia stata la sua origine, oggi il Corgi lo possiamo trovare ancora come cane da lavoro anche se in maniera molto ridotta rispetto a un tempo. Oltre che come cane da pastore questo cane ha infatti diverse capacità lavorative: è un ottimo cacciatore di topi e conigli e talvolta anche di fagiani e pernici, può essere addestrato all’obbedienza e alle prove di agility e resta per natura un ottimo cane da guardia. Anche i soggetti cosiddetti “da esposizione” mantengono inalterate queste caratteristiche.

Spesso comunque può essere più frequente trovare questa razza come cane da compagnia: le sue dimensioni ridotte fanno sì che possa essere un compagno ideale anche in casa, è un cane che si adatta facilmente sia alla vita di città sia a quella di campagna ed è molto adatto alla vita di famiglia.

Non necessita di attività fisica particolarmente intensa, anche se è piuttosto difficile stancarlo. Il suo pelo corto poi non richiede cure eccessive e costituisce un’ottima protezione contro il freddo e l’umido, in quanto dotato di un fitto sottopelo. Sono cani che si possono distinguere per la loro fedeltà, intelligenza, versatilità e addestrabilità. Amano imparare e sono desiderosi di compiacere i loro proprietari. Hanno un’agilità naturale che gli consente di essere addestrati a diverse discipline come obedience, agility, herding.

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La loro personalità può presentare un’ampia gamma di sfumature, da quello più “spiritoso” e “giocherellone” a quello più “riflessivo” e “serioso”.

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Sono insomma dei cani dalle molte e svariate qualità, dei piccoli grandi cani tutti da scoprire.

Non so voi ma a me questi cani, non so come, non so perché, hanno letteralmente affascinata e conquistata solo vedendoli e mi immagino che bello sarebbe se e quando potrò averne uno, o almeno uno! Ahahah

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E voi invece? Avete un cane? C’è un cane che vi ha conquistato in particolare? Una razza specifica o un meticcio? Uno alto o uno basso? uno piccolo o uno grande? uno allegro o uno tranquillo? Ok, mi fermo qui… ma direi che appunto ogni cane, che sia di razza o meticcio, ha le proprie svariate caratteristiche.

Ciò che conta è che, una volta che ci ha per così dire conquistati e decidiamo di prenderne uno come nostro compagno, non lo lasciamo più. Lui saprà di certo come dare un tocco in più alle nostre vite se gli daremo la possibilità di farlo, rispettando quelle che sono le sue caratteristiche e necessità.

E ora la parola a voi lettori: scrivetemi pure i vostri racconti, esperienze e preferenze! :)

By Sara Maffi

BIBLIOGRAFIA

http://www.welshcorgi.it

http://www.agraria.org/cani/welshcorgicardigan.htm

http://issuu.com/enci/docs/inc201111/10#/signin

http://it.wikipedia.org/wiki/Welsh_corgi_(Pembroke)

http://it.wikipedia.org/wiki/Welsh_corgi_(Cardigan)

Crediti immagini:

http://www.thedailycorgi.blogspot.it/2014/09/twelve-ways-royal-corgis-have-it-better.html

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8d/Pembroke_Welsh_Corgi_agility.jpg

http://www.walkinginhighcotton.net/wp-content/uploads/2010/05/corgi-herding.jpg

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http://i.imgur.com/LFcIb3I.jpg?1

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La visita veterinaria

http://www.justdog.it/blog/225/la-visita-veterinaria-un-appuntamento-importante-nella-vita-dei-nostri-amici-a-4-zampe.aspx

La visita veterinaria: un appuntamento importante nella vita dei nostri amici a 4 zampe

La visita veterinaria può costituire fonte di stress per il cane: analizziamo quali sono i fattori determinanti e scopriamo come ridurre la paura

di Dottoressa Sara Maffi
mercoledì 23 luglio 2014
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In diversi studi scientifici è stato provato che la visita dal veterinario può essere un fattore di stress per i cani.
In particolare ho avuto la possibilità di partecipare ad uno studio di questo tipo durante lo svolgimento della mia tesi Magistrale (Sara Maffi, 2014, “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde).

In questo studio sono stati valutati quattordici cani adulti e in salute durante una visita veterinaria standard, effettuata da un veterinario ad essi sconosciuto e in presenza dei loro rispettivi proprietari. Si trattava di una semplice visita di routine che non comportava manipolazioni dolorose per gli animali. 
Tramite una videocamera è stato registrato il comportamento dei soggetti in tutte le tre fasi dello studio, ossia: pre-visita (durante l’attesa nella sala d’aspetto dello studio veterinario),visita (il cane si trovava sul tavolo delle visite) e post-visita (il cane era ancora nello studio del veterinario ma per terra e poteva muoversi) e sono state raccolte le temperature oculari tramite la termocamera.
La termocamera era lo strumento innovativo di questo studio pilota, in cui si voleva vedere se anche per i cani la termografia a infrarossi (IRT) potesse essere considerato un nuovo metodo non invasivo da utilizzare durante la valutazione del benessere e delle risposte allo stress. 
Questo strumento è già stato validato in diversi studi e viene già utilizzato per questo scopo in altre specie animali da allevamento e laboratorio (bovini, suini, pecore, capre, cavalli, conigli, topi); ma per i cani, invece, mancano ancora dati e informazioni.
Con la termocamera è possibile monitorare l’andamento della temperatura cutanea degli animali durante una condizione stressante o molto stressante (es. trasporto, procedure di routine in allevamento come la castrazione ecc…). In caso di stress, infatti, le catecolamine e il cortisolo (due ormoni collegati allo stress) aumentano la loro concentrazione ematica e ne risulta una risposta metabolica e vasomotoria (generalmente un incremento della temperatura interna e una vasocostrizione periferica) che può essere rilevata tramite la termografia. 
I dati delle temperature prese a livello oculare tramite la termocamera sono poi stati messi a confronto con i parametri comportamentali (un altro indicatore di stress) ottenuti tramite le videoregistrazioni.Gif Vet puppy
Dai risultati è emerso che i livelli di attività dei cani e i comportamenti legati allo stress sono variati nel corso delle tre differenti fasi del test.
In particolare, i dati termografici hanno evidenziato la presenza di un picco nella temperatura oculare dei cani durante la fase della visita veterinaria
A livello comportamentale, invece, questa fase è risultata essere quella in cui i soggetti testati hanno mostrato il minor livello di attività. 
Durante questa fase, infatti, si è avuta la manifestazione, nella metà dei soggetti, di un comportamento ritenuto indice di stress: il “freezing”, ossia “stare immobile”.
Poiché la procedura utilizzata non prevedeva nessuna manipolazione dolorosa per gli animali, è probabile che la visita abbia rappresentato uno stressor psicogeno, causato dall’esposizione a un ambiente nuovo e minaccioso, dall’imprevedibilità e dalla mancanza di controllo sugli eventi esterni (Hennessy, 2013; Toates, 2001).
In particolare, sembra che quando i cani hanno a che fare col veterinario, basandosi anche sulle esperienze avute in precedenza, realizzino che non è possibile mettere in atto una strategia attiva e mostrino quindi un comportamento passivo, adottando un atteggiamento statico che arriva in alcuni casi al “freezing”.

L’aumento rilevato nella temperatura oculare dalla termocamera quando i cani si trovano sul tavolo della visita può perciò essere messo in relazione all’attivazione dell’asse HPA (Cook et al., 2001; Pavlidis et al., 2002), particolarmente sensibile agli stressor di tipo psicogeno e ai suoi effetti sul metabolismo e può inoltre essere collegato alla vasodilatazione periferica data dall’attivazione del sistema parasimpatico durante il freezing (Alm, 2004; Romero, 2010).
Tutti i cani testati avevano già avuto precedenti esperienze di visite veterinarie, quindi si può ritenere che l’anticipazione di un evento spiacevole può avere contribuito nella risposta di stress, a conferma degli studi che hanno associato una componente cognitiva dello stress con l’aumento nella temperatura oculare (Pavlidis et al., 2002; Stewart et al., 2005; Vianna e Carrive, 2005).
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Senza entrare nel merito di quelle che sono state le conclusioni per quanto riguarda l’uso della termocamera, volevo in quest’occasione porre l’attenzione sul fatto che anche in questo studio i risultati ottenuti confermano quelli di Döring e colleghi (2009), che avevano già mostrato come la visita veterinaria rappresenti una condizione stressante per i cani.
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Il fatto quindi che la visita veterinaria può costituire fonte di stress per i nostri animali, è un elemento che non va sottovalutato in quanto lo stress, soprattutto a livelli cronici, può comportare diversi problemi di salute e tuttavia, si sa, la visita veterinaria è un momento importante e inevitabile nella vita dei nostri amici a quattro zampe.Può essere utile, perciò, conoscere alcuni elementi su cui porre attenzione.
Gli studi di etologia hanno messo in evidenza il fatto che la formazione di un’associazione fra uno stimolo e un’emozione “positiva” salvaguarda dal successivo sviluppo di un’associazione negativa con lo stimolo stesso. Per quanto riguarda ad esempio gli animali domestici come gatti e cani, possiamo quindi ritenere che se li mettiamo nelle condizioni di poter fare esperienza con una vasta gamma di eventi sociali e fisici, facendo in modo che formino con questi eventi associazioni emotive positive, li potremo proteggere in seguito dal sviluppare risposte negative (ad esempio stress e paura) correlate a tali eventi.
Una volta creata un’associazione fra uno stimolo e una risposta emotiva positiva, è molto più difficile per l’animale associarlo successivamente con una risposta emotiva negativa, rispetto al caso in cui non sia stata fatta alcuna associazione in precedenza. Questo processo è chiamato “inibizione latente”.
A fronte di questo, considerando in particolare il caso della visita veterinaria, può essere utile quindi che i nostri animali abbiano una piacevole esperienza nell’ambulatorio veterinario: è importante che in occasione della prima visita sperimentino eventi postivi, come complimenti bocconcini, prima di essere sottoposti a qualsiasi altro tipo di trattamento. Questo aiuterà a ridurre la possibilità che sviluppino un’associazione fra paura e ambulatorio, anche se in seguito vi entreranno per una prassi meno piacevole.
Se la prima esperienza con l’ambulatorio è anche solo un po’ sgradevole, sarà molto più facile che imparino ad associare allo stesso una risposta correlata alla paura (Appleby et al., 2002; Casey, 2004).
Questo fattore è emerso anche nel già citato studio di Doring e colleghi (2009), che hanno appunto rilevato il fatto che tra i cani testati durante la visita, quelli che in precedenza avevano avuto esperienze positive durante i trattamenti, si sono mostrati meno “paurosi” rispetto a quelli che avevano invece avuto esperienze negative.Un altro elemento da considerare è l’influenza che il proprietario può avere sull’animale (Campbell, 1985). È importante che il proprietario si mostri il più rilassato possibile durante questa occasione. Se il cane ci vede preoccupati sarà portato a ritenere che l’evento della visita sia effettivamente una situazione “paurosa” da temere (Heath, 1996; Jones, 1997).
È controproducente poi cercare di calmare o rassicurare il cane che si mostra impaurito, in quanto tutto ciò non farà che rinforzare, seppur involontariamente, quella che è la paura dell’animale (Hart and Hart, 1985; O’Farrell, 1987; Eckstein, 1996; Askew, 1997; Walker et al., 1997).
Anche punizioni sgridate sono del tutto inutili, in quanto non faranno che aumentare ancora di più la paura del cane (O’Farrell, 1987).Si è visto inoltre che anche il modo in cui il veterinario tratta l’animale è un fattore determinante per ridurre o eliminare lo stress o la paura della visita. Un veterinario che si mostra “amichevole” e gentile con cane e proprietario metterà a loro agio entrambi, creando così una situazione piacevole, e contribuirà quindi a rendere la visita un evento positivo (Schmidke, 1973; Richardson, 1976; Bergler, 1988; Case, 1988; Simpson, 1997).
Questi ed altri elementi, di cui molti ancora oggetto di studi e ricerche, potranno essere utili per far sì che le visite veterinarie non diventino causa di problemi per i nostri amici a quattro zampe.
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BIBLIOGRAFIA

  • Sara Maffi, (2014), “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde, Facoltà di Veterinaria, Università degli Studi di Milano.
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Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale
E-mail: [email protected]