MENTE, BIOLOGIA, EVOLUZIONE

Passo tratto dal libro: “La mente che scodinzola- Storie di animali e di cervelli” di Giorgio Vallortigara , un interessante spunto di riflessione sul nostro mondo: animali, biologia, comunicazione, evoluzione…

“Ci sono due idee sulle menti e sui cervelli che diamo per assodate. La prima prende origine dalla concezione secondo cui esisterebbe una sorta di scala ascendente delle creature viventi, che vedrebbe collocate sui gradini più bassi le creature meno complesse e meno evolute e agli apici quelle più complesse ed evolute. Tale gerarchia si applicherebbe a tutte le strutture dell’organismo, cervello incluso. Vi sarebbe perciò anche una scala ascendente e progressiva delle funzioni mentali, con la sommità occupata dalla nostra specie. La seconda è l’idea che i cervelli servano a darci una rappresentazione veridica della realtà. Le due idee hanno in comune vari aspetti tra cui quello di essere sbagliate.

I biologi sanno che per gli organismi viventi – gli unici che possiamo studiare direttamente per ciò che riguarda il comportamento e i tessuti molli come il cervello – non ha alcun significato parlare di specie più o meno evolute. Tutte le specie viventi sono egualmente evolute. […]

mente-natura

Tuttavia quel che si ha in mente di solito quando si parla di specie più o meno evolute non è un criterio di storia filogenetica, bensì di complessità di struttura. […]

È un fraintendimento comune quello per cui l’evoluzione determinerebbe un aumento di ordine e complessità. […] Non è questo il modo in cui la biologia moderna concepisce l’evoluzione. L’evoluzione implica cambiamento, ma non necessariamente progresso. E progresso poi, rispetto  a che cosa? Gli ambienti cambiano e ciò che è ben adattato oggi può non esserlo più domani, in circostanze diverse. È sbagliato ritenere che una struttura che mostra una certa complessità in una specie quale la conosciamo oggi non possa essere derivata da una struttura che era in origine più complessa, anziché meno complessa, nella specie ancestrale. […]

Perciò l’evoluzione per selezione naturale non implica la costruzione di cervelli sempre più complessi, perché non è la complessità di struttura il criterio su cui opera la selezione naturale, bensì la sopravvivenza selettiva e la riproduzione. Chi ha detto che ci si debba riprodurre di più con un cervello più complesso? […]

La complessità della vita mentale è associata tradizionalmente al fatto che gli esseri umani possiederebbero una migliore, più completa rappresentazione della realtà. Non c’è dubbio che il confronto tra le diverse specie riveli capacità differenti.[…]

Intuitivamente diremmo che poichè gli organismi vivono e agiscono in questo mondo, i cervelli dovrebbero essersi evoluti per darne una rappresentazione fedele. Cervelli con complessità differenti dovrebbero cioè approssimare sempre meglio la complessità del mondo.[…] Ma non è detto che una rappresentazione fedele sia più efficace di una una infedele ai fini della sopravvivenza e della riproduzione.[…]

Il mondo naturale è ricco di fenomeni che rappresentano trucchi e inganni espliciti rispetto all’effettivo stato delle cose: dagli stimoli-chiave, ai segnali infantili, al mimetismo, solo per menzionarne alcuni.[…]

Gli etologi hanno compiuto grandi progressi nello studio della comunicazione animale quando si sono resi conto della falsità dell’assunto secondo il quale la comunicazione serve a trasmettere informazioni veridiche. In natura la comunicazione animale serve principalmente per ingannare e imbrogliare. La percezione dovrebbe essere considerata alla stessa stregua: le nostre percezioni non sono state plasmate dalla selezione  naturale per darci un’immagine veridica del mondo, quanto piuttosto per ingannarci sufficientemente bene per sopravvivere nel mondo.[…]

Se quello che conta per gli organismi è sopravvivere e riprodursi, la selezione naturale deve avere inventato (come in effetti ha fatto) una varietà di trucchi e scorciatoie ai fini dell’esecuzione del comportamento più adeguato in un certo ambiente. Trucchi e scorciatoie che fanno del nostro mondo percettivo non un’approssimazione a come il nostro mondo è davvero, ma a come sia più conveniente rappresentarlo. Un teatrino, una grande illusione. La nostra prigione.”

APPRENDIMENTO

Cosa significa APPRENDERE?

L’apprendimento è un processo vasto e complesso presente sia nell’uomo che negli altri animali. Iniziamo col dare alcune definizioni e in seguito presenteremo e descriveremo brevemente i diversi tipi di apprendimento.

dog laying head on a pile of books

DEFINIZIONI

Immelmann (1988): “l’insieme di tutti i processi che portano ad un adattamento individuale del comportamento in relazione alle condizioni ambientali” – “Un processo di apprendimento si verifica quando un certo comportamento, in un preciso quadro di stimoli, subisce mutamenti come conseguenza del fatto che l’animale si è già trovato in precedenza nella stessa situazione”.

Hilgard et al. (1982): “una modificazione relativamente persistente del comportamento che ha luogo per effetto dell’esperienza”.

Lorenz (1969) definisce apprendimento ogni modificazione adattativa del comportamento.

–> Possiamo quindi dire che l’APPRENDIMENTO è un processo di acquisizione di informazioni caratterizzato da modificazioni durature della capacità di comportarsi di un organismo in seguito a particolari esperienze specifiche.

Tramite l’apprendimento si ha:

@acquisizione di nuove informazioni, conoscenze, risposte/comportamenti attraverso l’interazione con l’ambiente (fisico e sociale).

@cambiamento nel comportamento di un individuo (non sempre immediatamente osservabile).

L’APPRENDIMENTO è importante PER SOPRAVVIVERE.

Caratteristiche dell’apprendimento:

_È una modalità naturale di adattarsi all’ambiente diffusa in moltissime specie (dagli insetti all’essere umano).

_È un processo che continua per tutta la vita dell’ individuo.

_Non è direttamente osservabile; viene dedotto dal comportamento osservabile (performance).

_Non sempre produce una modificazione comportamentale immediatamente osservabile (es. apprendimento latente).

_Richiede la presenza di un‘esperienza diretta o indiretta.

_Ha una relativamente lunga durata nel tempo.

Elementi importanti dell’APPRENDIMENTO sono la BASE GENETICA dell’ individuo e l’AMBIENTE in cui esso si trova ad agire.

OGNI INDIVIDUO, SULLA BASE DELLE PREDISPOSIZIONI INNATE, IMPARA QUANTO L’AMBIENTE GLI INSEGNA (vanno quindi tenute conto variabili come: la DISPOSIZIONE SPECIE-SPECIFICA, il SUBSTRATO NERVOSO del singolo individuo che determina la sua CAPACITÀ di: IMPARARE, IMMAGAZZINARE, MEMORIZZARE e i suoi diversi MECCANISMI PERCETTIVI).

I moduli geneticamente predeterminati si perfezionano quindi con l’apprendimento in seguito all’interazione con l’ambiente.

Altre variabili da considerare nell’apprendimento sono:

-la MOTIVAZIONE dell’individuo = ossia ciò che spinge ad agire e predispone il soggetto all’azione.

-le diverse FASI DI SVILUPPO COMPORTAMENTALE in cui si trova il soggetto.

@Altro elemento essenziale per l’apprendimento è la MEMORIA. Apprendimento e memoria sono entrambi processi cognitivi.

L’Apprendimento è l’insieme dei processi che consentono l’acquisizione di informazioni e comportamenti, mentre la Memoria è l’insieme di quei processi che consentono il mantenimento nel tempo di informazioni e comportamenti.

@—> Consideriamo ora i diversi tipi di APPRENDIMENTO:

>IMPRINTING,

>ABITUDINE,

>CONDIZIONAMENTO CLASSICO,

>CONDIZIONAMENTO OPERANTE O STRUMENTALE,

>GIOCO,

>IMITAZIONE / FACILITAZIONE SOCIALE,

>INSIGHT (INTUITO/intuizione).

_IMPRINTING: è una forma di apprendimento caratteristica dei vertebrati che ha luogo durante le prime fasi di vita (periodo sensibile), quando l’animale può facilmente venire “impressionato” (imprinting in inglese significa “impressione”) da un oggetto che ha vicino, su cui dirigerà in seguito particolari reazioni istintive. Il termine “imprinting” fu coniato dall’etologo tedesco K. Lorenz.

Caratteristiche:

-si verifica solo nel ‘periodo critico’ o ‘sensibile’ (la cui durata varia a seconda delle specie).

irreversibile.

-implica l’attaccamento ad un oggetto che evocherà poi comportamenti tipici dell’adulto, quali il comportamento sessuale.

-le reazioni all’oggetto si generalizzano successivamente a tutti gli oggetti di  quella determinata classe.

@APPRENDIMENTO NON ASSOCIATIVO:

-Facilitazione= secondo Lorenz è la forma più primitiva di apprendimento e consiste nel miglioramento della funzione grazie al suo funzionamento.

-ABITUDINE (abituazione o assuefazione):

Stimolo A (ad esempio un rumore)–> attivazione della risposta

Stimolo A (ripetuto)–> attivazione debole

Stimolo A (ripetuto)–> NESSUNA REAZIONE

Abituazione: scomparsa o indebolimento di una risposta  in seguito all’ esperienza (ripresentarsi dello stimolo). Imparare a non rispondere a stimoli privi di conseguenze rilevanti, a non emettere risposte inutili. Si verifica spontaneamente e può essere indotta.

Caratteristiche:

-I soggetti giovani acquisiscono abitudini più facilmente degli adulti.

-Abituarsi a uno stimolo non implica generalizzare ad altri tipi di stimoli (specificità del fenomeno).

-Le abitudini si possono perdere quando lo stimolo non viene più presentato per molto tempo (ricomparsa della risposta).

-Sensibilizzazione=è l’aumento di intensità di un comportamento che può risultare dalla ripetuta presentazione dello stimolo scatenante.

@APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO:

_CONDIZIONAMENTO CLASSICO (Pavlov):

-Stimolo neutro –> risposta nulla od irrilevante

-Stimolo incondizionato (SI) –> risposta incondizionata (RI)

-Stimolo neutro (condizionale)(SC) + Stimolo incondizionato (SI) –> risposta incondizionata (RI)

-Stimolo condizionato (SC) –> risposta condizionata (RC)

_L’individuo impara ad associare tra loro due eventi che si verificano in contiguità temporale.

-uno stimolo inizialmente “neutro” (SC) se presentato ripetutamente prima di uno stimolo che provoca una risposta riflessa (SI) diventa in grado di provocare una risposta riflessa simile (RC o risposta condizionata)

-Risposte proprie del repertorio comportamentale vengono emesse in  situazioni nuove che prima non le evocavano.

Apprendimento (2)

_Acquisizione della risposta:

–> lo SC deve precedere immediatamente lo SI (valore predittivo)

–> il numero di appaiamenti necessari SC -SI varia (condizionamento avversivo)

_Estinzione della risposta: lo SC non è più seguito dallo SI

–>recupero spontaneo e riapprendimento

_Generalizzazione e discriminazione:

–>Altri stimoli simili a quello condizionato determinano la risposta condizionata

>Con il condizionamento classico possono venire associate a stimoli neutri risposte emotive spiacevoli e piacevoli.

_CONDIZIONAMENTO OPERANTE O STRUMENTALE (Skinner):

Tre elementi base: comportamento operante, eventi conseguenti il comportamento, stimolo discriminativo che ha portato al compimento del comportamento.

Motivazione –> Comportamento –> Rinforzo

@ l’individuo impara che una data risposta/comportamento porta a una particolare conseguenza.

Con il condizionamento operante (apprendimento operante, per tentativi ed errori) comportamenti nuovi: si sviluppano, si mantengono e cambiano nel tempo in quanto influiscono (operano) sull’ambiente.

_Il condizionamento operante è un processo di apprendimento naturale e avviene continuamente e spontaneamente.

_Molti comportamenti possono essere condizionati involontariamente o volontariamente da altri individui/ persone.

_Si può avere un “controllo” sull’apprendimento intervenendo sugli stimoli, le risposte e le loro conseguenze.

–>L’ambiente fisico e sociale è una fonte continua di rinforzi positivi, negativi e punizioni.

–>Molti comportamenti, consapevoli e inconsapevoli, sono prodotti e modulati da condizionamenti operanti.

Apprendimento (3)Conseguenze di un comportamento:

1) RINFORZO: un evento che segue un comportamento ed aumenta a probabilità futura che quel comportamento si ripeta.

2) PUNIZIONE: un evento che segue il comportamento e diminuisce la probabilità futura che quel comportamento si ripeta.

-POSITIVO/A= Introduzione di uno stimolo dopo che è stato emesso un comportamento.
-NEGATIVO/A= Sottrazione di uno stimolo dopo che è stato emesso un comportamento.

RINFORZO

R+ = compare uno stimolo piacevole

R-  = scompare uno stimolo spiacevole non troppo forte  (informativo) = unito ad alternativa

PUNIZIONE

P+ = compare uno stimolo spiacevole

P- = scompare uno stimolo piacevole

Il RINFORZO:

-Incrementa sempre la probabilità della risposta comportamentale

–positivo: comparsa di un evento piacevole o desiderabile dopo un comportamento

–negativo: scomparsa di uno stimolo spiacevole/ doloroso a seguito di una risposta comportamentale (alla base di risposte di evitamento/fuga).

La PUNIZIONE:

Esistono punizioni diverse:Punizione fisica, Rimprovero/intimidazione, Time out: sospensione di un rinforzo.

-La punizione dovrebbe essere immediata e mai occasionale.

-La punizione applicata inconsapevolmente o impropriamente è rischiosa.

-I rimproveri verbali possono agire da rinforzi positivi (attenzione sociale).

–> La punizione ripetuta senza un’alternativa  di un comportamento adeguato può inibire completamente il comportamento dell’individuo (impotenza appresa).

_GIOCO:

Caratteristiche:

-) è apparentemente privo di senso

-) è costituito da azioni senza un concatenamento temporale finalizzato

-) non è soggetto ad assuefazione

-) è spesso formato da moduli esagerati ed energeticamente dispendiosi

_POSSIBILI FUNZIONI:

–>immediate = influenza sui processi di maturazione

–>a lunga scadenza = esercizio; socializzazione; apprendimento

_FACILITAZIONE SOCIALE (Apprendimento sociale/imitazione-cognizione sociale):

Quando un individuo acquisisce informazioni nuove o un nuovo comportamento attraverso l’esperienza sociale e le interazioni sociali si parla di PROCESSI di APPRENDIMENTO SOCIALE.

L’apprendimento sociale può dare vita ad una trasmissione sociale (culturale) di informazioni che può essere vista come un’alternativa alla trasmissione genetica del comportamento.

Possiamo suddividere i processi sociali in due grosse categorie:

-L’INFLUENZA SOCIALE = l’osservatore è influenzato dal modello, cioè dall’animale che sta compiendo l’azione, ma non apprende da esso.

-L’APPRENDIMENTO SOCIALE = l’osservatore apprende parte del comportamento dal modello che lo sta eseguendo.

Gli animali possono ricevere, e quindi acquisire, informazioni secondo due modalità:

-direttamente (direct reputation): qualora siano coinvolti, come soggetti agenti all’interno di una specifica situazione.

-indirettamente (indirect reputation): osservando, da spettatori silenziosi, l’interazione tra altri soggetti.

@L’ ‘eavesdropping’, letteralmente l’atto di origliare, permette a un individuo di apprendere senza doverlo fare per tentativi ed errori. L’eavesdropping = acquisire informazioni utili osservando l’interazione tra terzi, è stato studiato in diverse specie animali.

_INSIGHT (INTUITO/intuizione):

L’ intuito consente a un animale di risolvere una situazione nuova applicando le esperienze fatte in passato, senza ricorrere a tentativi preliminari. È la forma più elevata di apprendimento ed è tipica dell’uomo. È stata studiata anche dal punto di vista etologico ed è stata riscontrata anche in altri animali.

 

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Immelmann K.,1988, “Introduzione all’etologia”, Bollati Boringhieri, Torino;

Lorenz K., 1978, “L’Etologia”, Boringhieri, Torino;

Mainardi D., 1992, “Dizionario di etologia”, Einaudi;

Poli M., Prato Previde E., 1994, “Apprendere per sopravvivere. L’apprendimento animale tra psicologia ed etologia”, Raffaello Cortina Editore.

PAURA, ANSIA E STRESS

Paura, ansia e stress sono termini che ci troviamo ad usare nel quotidiano sia in riferimento a noi umani che negli altri animali.

In particolare, come potrete vedere nel corso dell’articolo e come spiegherò alla fine, la decisione di trattare proprio in questo periodo e in questi giorni dell’anno questi temi non è fatta a caso.

Per la complessità degli argomenti immagino risulterà piuttosto lungo e impegnativo per chi non ha ancora avuto modo di approfondire queste tematiche così importanti e complicate. Proverò a semplificare per quanto possibile. Buona lettura 😉

Iniziamo col dire che: paura, ansia e stress sono delle risposte adattative essenziali per la sopravvivenza degli organismi. Sono presenti come detto, sia in noi umani che negli altri animali. Vanno però distinti tra loro in quanto ognuno rappresenta condizioni e stati ben definiti.

La paura è considerata un’emozione primaria e fondamentale (Darwin, 1872; Ekman, 1999) che induce una risposta adattativa che consente all’individuo (umano e non umano) di evitare situazioni e attività che potrebbero essere pericolose. La risposta emotiva (che può o no implicare una componente cognitiva) ha inizio quando l’animale percepisce uno stimolo che riconosce come pericoloso, o interpreta come potenzialmente pericoloso, e dà avvio a una risposta correlata allo stress e a un’appropriata attività motoria.

L’ansia invece va distinta dalla paura, è generalmente descritta come uno stato “psicologico, fisiologico e comportamentale indotto negli uomini e negli altri animali da una minaccia al loro benessere o alla loro sopravvivenza, che può essere sia attuale o potenziale” (Steimer, 2002). È una risposta emotiva a uno stimolo che presagisce una situazione potenzialmente pericolosa o imprevedibile. In questo caso l’animale non si trova necessariamente già di fronte al potenziale stimolo di pericolo ma piuttosto anticipa una conseguenza negativa.

Dalla paura e dall’ansia deriva però una comune risposta correlata allo stress derivato da una reale o prevista minaccia (Casey, 2004).

Parlando di stress entrano invece in gioco i termini “risposta allo stress” e “stressors” (o eventi stressanti).

La risposta allo stress è un meccanismo normale e altamente adattativo nell’uomo e negli altri animali, importante per la sopravvivenza. Dà avvio a cambiamenti che forniscono all’individuo le risorse necessarie o per un’immediata attività scheletrica, ottimizzando lo stato di vigilanza e la reattività (Weipkema e Koolhaas, 1992), o per far fronte a un evento interno, come la risposta del sistema immunitario a una sfida interna (Ader e Cohen, 1993).

Il termine “stressor” indica invece un evento o situazione che ha un impatto acuto o cronico su un individuo e che provoca una risposta neuroendocrina allo stress.

Nell’uso quotidiano, il termine “stress” è utilizzato sia in riferimento alla risposta fisiologica descritta da Selye (1956) sia per definire un evento o una situazione che causa un impatto cronico e negativo sul comportamento, sulla salute, sul benessere (Casey, 2004). 

paura,ansia,stress  (1)

MECCANISMI DELLO STRESS

Tutti gli organismi cercano di mantenere in condizioni stabili l’ambiente interno per far sì che funzioni al meglio, per far questo usano una serie di meccanismi fisiologici: questo processo prende il nome di omeostasi.

Le variabili fisiche, chimiche o biologiche dell’ambiente esterno continuano a perturbare e influenzare questo sistema. I cambiamenti avversi percepiti dal soggetto riguardano stimoli stressanti o stressors. L’organismo tiene continuamente informato il sistema nervoso riguardo al suo stato in relazione all’ambiente esterno. Il cervello elabora queste informazioni e mette in atto risposte appropriate per mantenere l’omeostasi (Johnson et al., 1992).

Gli stimoli stressanti danno luogo a diverse risposte adattative da parte del corpo, che servono per mantenere stabili le funzioni dell’organismo quando si trova in circostanze e condizioni non ottimali (Gabry et al., 2002).

Lo stress è la condizione in cui il cervello interpreta il carico di stressors troppo eccessivo e risponde così in modo generalizzato.

Gli stimoli stressanti possono essere fisiologici, biologici o fisici.

Nell’ambito di stimoli intensi e paurosi le risposte cognitive, fisiologiche ed emotive lavorano insieme per migliorare le possibilità di sopravvivenza. L’attenzione è tutta incentrata sullo stimolo pericoloso e le funzioni del sistema autonomo mettono l’organismo pronto per l’attacco o la fuga.

Gli effetti comportamentali della risposta allo stress includono un aumento di sensibilità, consapevolezza, cognizione, euforia e analgesia.

Gli adattamenti fisiologici riguardano l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), l’aumento del tono cardiovascolare, della frequenza respiratoria e del metabolismo.

C’è poi una generale diminuzione di quelle attività e funzioni che possono compromettere l’efficacia delle risposte messe in atto per affrontare e superare il pericolo (esempi di queste attività: il sonno, l’alimentazione, la crescita e la riproduzione).

Questa condizione è stata ben descritta e definita da Selye (1976) come GAS ossia Sindrome Generale d’Adattamento ed è convenzionalmente conosciuta come “risposta allo stress”.

Gli individui differiscono nella capacità di sopportare il carico allostatico e l’intensità delle sue risposte a stress acuto o cronico.

Nonostante la risposta allo stress è essenziale per la sopravvivenza, quando diventa esagerata o incontrollata può essere però essa stessa causa di danni (Rhodes et al., 2009).

paura,ansia,stress  (2)Risposta fisiologica allo stress (www.yogatradizione.it/biologia)

SINDROME GENERALE D’ADATTAMENTO (GAS)

Hans Selye ha goduto di molto credito nel ventesimo secolo per avere reso popolare il concetto di Stress nella letteratura medica e scientifica. Nel 1936 Selye ha introdotto la sua nozione di stress definendola come una “risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta posta a esso”. Ha inoltre avanzato il concetto di una risposta allo stress che si sviluppa secondo determinate fasi, arrivando così a parlare di GAS ossia Sindrome Generale d’Adattamento.

Quando un animale o l’uomo è esposto a uno stressor, ha inizio rapidamente la fase d’allarme. Questa fase viene a sua volta distinta in due fasi: shock e contro-shock. Gli effetti perturbatori dello stressor sono resi evidenti dai repentini cambiamenti che si hanno nel processo omeostatico: si modificano i processi regolatori che controllano la pressione  sanguigna, i livelli di glucosio circolante, il bilancio elettrolitico, la distribuzione del flusso  sanguigno, la permeabilità delle membrane. Queste immediate risposte di shock allo stressor sono in parte contro bilanciate dalle risposte di contro-shock della corteccia surrenale, attraverso il rilascio di corticosteroidi, e dal midollo surrenale, attraverso il rilascio di epinefrina.

Se lo stimolo stressante persiste oltre un periodo prolungato, ha inizio la seconda fase della Sindrome Generale d’Adattamento: la fase di resistenza. Durante questa seconda fase, l’organismo acquista un maggior adattamento agli effetti di questi imprevisti che si trova ad affrontare ma diventa più suscettibile agli effetti dannosi di altre sfide omeostatiche. In questa fase Selye ritiene che la corteccia surrenale svolga un ruolo chiave attraverso un rilascio bilanciato di ormoni steroidi “sintossici” e “catatossici”. Gli ormoni glucocorticoidi sintossici inibiscono le risposte infiammatorie, mentre gli ormoni catatossici promuovono il processo infiammatorio contro i patogeni.

A un certo punto, se lo stimolo stressante continua e aumenta d’intensità, l’organismo entra nella terza e ultima fase della Sindrome, la fase di esaurimento. Selye ha suggerito che l’inizio di questa terza fase è innescato dall’esaurimento delle riserve di energia. L’esaurimento di quest’energia è seguito da un aumento dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi- adrenocorticale e dall’inizio di cambiamenti pato-fisiologici a livello del sistema immunitario e del tratto gastrointestinale, che possono condurre fino alla morte dell’organismo.

Quando lo stress si prolunga per anni, infatti, l’organismo diventa sempre più suscettibile agli agenti infettivi e si hanno ulcere nel tratto gastrointestinale, tutti questi effetti deleteri della fase d’esaurimento a lungo andare possono quindi portare alla morte (McCarty e Pacak, 2007).

…PER CONCLUDERE: 

Come possiamo vedere quindi tutti questi stati, meccanismi ed eventi descritti fanno parte della vita di tutti gli esseri viventi e sono tutti molto importanti per regolare la sopravvivenza degli organismi. 

Come si può notare ci sono poi diverse e tante variabili coinvolte in tutto ciò e spesso le differenze dipendono da individuo a individuo.

La paura, l’ ansia e lo stress aiutano l’organismo ad affrontare gli eventi con cui si trova a che fare nel corso dell’esistenza.

Abbiamo visto però che, quando questi stati diventano prolungati nel tempo, tutti questi meccanismi possono avere invece conseguenze anche deleterie nel caso in cui gli organismi non riescano a far fronte alle avversità.

Come si può notare tutte queste tematiche e meccanismi, oltre ad essere molto importanti, sono anche molto complessi e difficili da spiegare e trattare. Molti studi e ricerche sono poi ancora in atto per capire sempre meglio il funzionamento degli organismi viventi.

La decisione di affrontare in questo articolo questa tematica cosí complessa proprio in questo periodo di feste, come dicevo all’inizio, non è stata fatta a caso e forse ora capirete maggiormente anche voi lettori il motivo 😉

La fine dell’anno infatti si avvicina e in molte città, ahimè, si sentono già colpi, spari e botti per i festeggiamenti del nuovo anno e così molti proprietari di animali domestici purtroppo si stanno già trovando ad affrontare i problemi che da essi derivano.

Questi rumori cosí forti, improvvisi e inaspettati infatti sono spesso esempi di eventi paurosi e stressanti per molti dei nostri animali, spesso anche per noi in realtà, che portano a una serie di eventi negativi. Causano poi stati di ansia in quanto spesso non ce li si aspetta. Inoltre i nostri animali nemmeno sanno di che si tratta e li percepiscono con intensità maggiori rispetto a noi.

Tutto ciò porta quindi stress e negatività e le feste invece che essere momento di semplice svago e relax diventano motivo di incubo per cose che, a mio parere, possono benissimo essere evitate o perlomeno fatte con un certo criterio, limitate magari nel momento della festa e non buttate a caso per dare sfogo a chissà cosa.

Speriamo quindi di saperci regolare nei festeggiamenti…

Auguro a tutti gli animali umani e non umani una felice fine dell’anno e un buon inizio…si spera con un po’ di calma e serenità :)

Sara e Biscotto ringraziano tutti i lettori che ci hanno seguiti in questi primi mesi di esperienza di questo blog e vi aspettano sempre più numerosi per il nuovo anno :)

Tanti saluti a tutti!

Woof woof da Biscotto 😉

paura,ansia,stress  (3)https://consultambientepsg.wordpress.com/2013/12/21/capodanno-2014-dire-no-ai-botti-e-un-segno-di-civilta/

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

BIBLIOGRAFIA

Tesi di Laurea: Sara Maffi, (2014), “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde, Facoltà di Veterinaria, Università degli Studi di Milano.

Ader R., Cohen N., (1993), Psychoneuroirnmunology: conditioning and stress, Annual Review of Psychology, 44, pp. 53-85.

Casey R., (2003), Fear and stress, In: Horwitz, D.,Mills D., Heath S. (Eds.), BSAVA Manual of Canine and Feline Behavioural Medicine, BSAVA, Gloucester, pp. 144–153.

Casey R., (2004), Paura e stress., In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.

Darwin C., (1872), The expression of the emotions in man and animals, London, Murray.

Ekman P., (1999), “Basic Emotions”, in Dalgleish, T; Power, M, Handbook of Cognition and Emotion, Sussex, UK: John Wiley & Sons.

Gabry K.E., Gold P.W., and Chrousos G.P., (2002), Hypothalamic–pituitary–adrenal axis: Introduction to physiology and pathophysiology. In: Pfaff D (ed.) Hormones, Brain, and Behavior, vol. 4, pp. 841–866. New York: Academic Press.

Johnson E.O., Kamilaris T.C., Chrousos G.P., and Gold P.W., (1992), Mechanisms of stress: A dynamic overview of hormonal and behavioral homeostasis, Neuroscience and Biobehavioral Reviews 16: 115–130.

McCarty R., Pacak K., (2007), Alarm Phase and General Adaptation Syndrome, Elsevier Inc., Vanderbilt University, Nashville, TN, USA, National Institutes of Health, Atlantic GA, USA, reproduction from the previous edition, volume 1, pp 126–130, 2000.

Rhodes M.E., McKlveen J. M., Ripepi D.R. and Gentile N.E., (2009), Hypothalamic–Pituitary–Adrenal Cortical Axis, Elsevier Inc., Saint Vincent College, Latrobe, PA, USA.

Selye H., (1936), A syndrome produced by diverse nocuous agents. Nature 138: 32.

Selye H., (1976), Forty years of stress research: Principal remaining problems and misconceptions. Canadian Medical Association Journal 115: 53–56.

Steimer T., (2002), The biology of fear-and anxiety-related behaviors, Dialogues in clinical neuroscience, 4(3), 231.

Weipkema P.R., Koolhaas, J.M., (1992), The emotional brain, Animal Welfare, 1, pp. 13-18.

 

BAU NATALE al Bau Villaggio Natalizio a MILANO

Buongiorno a tutti lettori,

Come state? Sentite anche voi aria di festività come me e Biscotto? :)

Dicembre è arrivato e Natale è alle porte ormai! :)

le città si colorano di luci e addobbi a festa e le vacanze natalizie si avvicinano… eventi, feste, fiere e mercatini a tema non mancheranno di certo…

E i nostri amici a quattrozampe cosa penseranno di tutto ciò? Chi lo sa! Di certo però sarebbero felici di poter trascorrere questi momenti con noi, condividere le occasioni di festa e aggregazione in nostra compagnia passando momenti di gioia e relax! :)

Allora perché non organizzare anche qualcosa dedicata a loro?

Io e Biscotto abbiamo già trovato una bella iniziativa!

Leggete un po’ qui e scoprite a che bell’evento siamo stati invitati a prender parte tramite gli amici di Mylandog!

BauNatale.MYLANDOG
Ebbene sì! Avete capito bene! :)

Si tratta di un vero e proprio Villaggio Bau Natalizio a Milano, presso la bella Cascina Bellaria situata vicino al grande Parco di Trenno.

Un evento dedicato ad amici sia a due che a quattrozampe.

Quale miglior occasione quindi per poter dar il via a questa stagione natalizia in compagnia dei nostri amici pelosi !? :)

Per maggiori dettagli, informazioni, riferimenti e contatti, potete cliccare sui seguenti link:

Sito web dell’associazione: http://www.mylandog.it/ ;

Pagina facebook dell’associazione: https://www.facebook.com/mylandog ;

Pagina facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/725755527520676/ ;

Come vi dicevo io e Biscotto saremo presenti e avremo un compito speciale!

Leggete un po’ quest’altra bella idea Bau Natalizia! 😉

MylanLogoBauNATALEChe ne dite? Siete curiosi adesso? :) Vedo già i vostri amici pelosi che scodinzolano! 😉

Non potete farvi scappare questa bella occasione ora!

…E allora, all’opera!  Iniziate a prender carta e penna e scrivete le vostre Bau letterine!

Io e Biscotto vi aspettiamo!! :)

Tanti Bau saluti a tutti cari lettori …non vedo l’ora di quando toccherà a me leggere voi poi… vi aspetto in tanti! 😉

Qua La Zampa! Woof Woof!

By Sara e Biscotto

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4 Ottobre-GIORNATA MONDIALE DEGLI ANIMALI

Oggi è la giornata Mondiale degli Animali,

colgo l’occasione per ricordare gli animali che ora non ci sono più e che sono stati più importanti nella mia vita:

il mio cane Dick, fedele compagno per 14 anni e mezzo

Dick

e la mia cavalla Be My Foxy Girl, detta Foxy, che mi ha regalato 7 anni speciali.

Foxy

E voi lettori, avete un animale che volete ricordare in particolare?

Scrivetemelo nei commenti! :)

A presto,

Sara

Emozioni

Cos’ è un’emozione?

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. In termini evolutivi, o darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente. Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli stati d’animo. Secondo la teoria centrale di Cannon-Bard, lo stimolo che scatena l’emozione (che può essere un evento, una scena, un’espressione del volto, un particolare tono di voce…) viene elaborato all’inizio dall’encefalo, in particolare dall’ amigdala  che provoca una prima reazione autonomica e neuroendocrina con la funzione di mettere in allerta l’organismo. In questa fase l’emozione determina quindi diverse modificazioni somatiche, ad esempio la variazione delle pulsazioni cardiache, l’aumento o la diminuzione della sudorazione, l’accelerazione del ritmo respiratorio, l’aumento o il rilassamento della tensione muscolare. Lo stimolo emotigeno viene contemporaneamente inviato dal talamo alle cortecce associative, dove viene elaborato in maniera più lenta ma più raffinata. A seguito di questo, viene emessa un tipo di risposta considerata più adeguata alla situazione. Le emozioni, quindi, inizialmente sono inconsapevoli; solo in un secondo momento noi “proviamo” l’emozione, abbiamo cioè un sentimento. Normalmente l’individuo che prova una emozione diventa cosciente delle proprie modificazioni somatiche (si rende conto di avere le mani sudate, il battito cardiaco accelerato, etc.) ed applica un nome a queste variazioni psicofisiologiche (“paura”, “gioia”, “disgusto”, ecc.). Replicando gli studi compiuti da Charles Darwin nel libro “L’espressione delle emozioni negli uomini e negli animali” (1872), lo psicologo americano Paul Ekman ha confermato che una caratteristica importante delle emozioni fondamentali è data dal fatto che vengono espresse universalmente, cioè da tutti in qualsiasi luogo, tempo e cultura attraverso modalità simili. Come suggerisce il titolo del libro di Darwin, anche gli animali provano emozioni: hanno circuiti neurali simili, hanno reazioni comportamentali simili e le modificazioni psicofisiologiche da essi sperimentate svolgono le stesse funzioni. Allo stato attuale non è possibile affermare che gli animali provino anche i sentimenti, perché ciò richiederebbe che abbiano una forma di coscienza.

“Tutti i mammiferi sono esseri senzienti che condividono la stessa architettura neuronale che sottende alle loro vite emotive e che esperiscono un ampio spettro di emozioni, inclusa la capacità di sentire dolore e di soffrire. Affermare che gli animali sono intelligenti o che hanno vite emotive molto ricche e profonde non costituisce affatto un tentativo di ‘umanizzarli’. Invero, quando poniamo davvero attenzione alla teoria evolutiva e all’ idea di Charles Darwin riguardo alla continuità evolutiva, vediamo che noi esseri umani non siamo gli unici esseri intelligenti, senzienti ed emotivi” -Marc Bekoff, “Emotività Animali”.
Le emozioni sono quindi un ambito molto importante della vita di tutti gli animali. Tanti aspetti sono tuttora oggetto di studi e ricerche che coinvolgono diverse discipline scientifiche e non (etologia, fisiologia, biologia, filosofia, psicologia, neurologia…), ci sono ancora tante cose da scoprire sia per gli umani che per tutti gli altri animali… Nel frattempo si può ritenere le emozioni degli elementi essenziali per la vita di tutti gli animali sia a livello fisiologico che mentale. Penso che le emozioni arricchiscono le nostre vite e le nostre esperienze. Spesso sono sensazioni indescrivibili, sia le emozioni positive che quelle negative. Possono durare anche solo un attimo che però rimane segnato nella nostra mente e nella nostra esistenza. Tutti proviamo tutti i giorni delle emozioni, non sempre diamo la stessa importanza a tutte, alcune possono passare “inosservate”, altre invece possono segnare o cambiare la nostra giornata, sia in positivo che in negativo. Anche gli altri animali, come detto e come possiamo sperimentare in prima persona quando abbiamo a che fare con loro, provano emozioni e spesso quando interagiamo  con loro ce ne possono trasmettere e far provare tantissime. Chi ha un animale domestico in casa lo saprà bene! Quante e quali emozioni vi danno i vostri o altri animali?Ce n’è una che vi è rimasta in mente e ricordate in particolare? Sia positiva che negativa… Raccontatelo nei commenti! ;D Intanto inizio col raccontarvi la mia! 😉

 

-L’altro giorno sono andata a trovare di nuovo, dopo un mese che non la vedevo, Chloe, la cucciola di Boxer di 10 mesi a cui ho fatto da dogsitter nel mese di agosto e che ha arricchito le mie vacanze casalinghe con tante passeggiate in campagna caratterizzate da tante corse sfrenate nei campi, salti nelle pozzanghere, giochi e tanto relax e divertimento.  

Prima di andare mi chiedevo “chissà se mi riconoscerà subito, cosa farà” ecc…Mi era mancata e non vedevo l’ora di rivederla. Bè, appena arrivata è stato un attimo che mi è però rimasto impresso. 

Suono il campanello, si apre la porta, esce il proprietario e poi…vedo lei che balza fuori e, senza nessuna esitazione, si fionda letteralmente fuori dalla porta correndomi incontro festosa! Che dire, è stata indescrivibile la gioia che ho provato in quel momento! Sarà, ma non me lo aspettavo …direi che ci sanno sempre sorprendere! :) I proprietari stessi mi hanno detto “no no, non fa sempre così! Ti ha sentita subito!”.

C’è da dire che è una cagnolina portata a “fare tante feste”, appena arrivavo, presagendo già il momento della passeggiata, mi correva incontro gioiosa.

Tutto l’entusiasmo di ieri però non me lo aspettavo comunque: un piccolo attimo che ha fatto sì che una mia giornata qualunque si trasformasse in una giornata da ricordare :)

Non posso sapere cosa passava nella sua testa in quei momenti, mi piacerebbe però pensare che quella reazione sia stata almeno un segnale che il tempo trascorso con me e le scorribande fatte insieme siano stati momenti felici anche per lei, che le sono in qualche modo rimasti in mente e che mi ricordi in modo positivo come mostrato da quelle manifestazioni positive.-
emozioniChloe
Sarò esagerata o troppo immaginaria nell’ interpretazione? Chi lo sa!
Speriamo che presto si possa scoprire qualcosa di più concreto per poter fare interpretazioni più accurate degli stati degli altri animali.
Nel frattempo, scrivetemi i vostri racconti! 😉

 

Saluti a tutti e alla prossima puntata!
By Sara

 

BIBLIOGRAFIA

http://it.m.wikipedia.org/wiki/Emozione

UN PET IN FAMIGLIA

“Manuale del perfetto proprietario”

http://t.co/C9SOph663O

Chi vorrebbe un manuale così?

Un po’ come pensare a un “Manuale del perfetto genitore”…Sarebbe utile?

Magari in tanti nei momenti di crisi, nei casi di “aiuto, e ora cosa faccio?”, si sono trovati a pensare: “magari esistesse un “Manuale d’istruzioni” !

Il fatto è però che in questi ambiti penso non esistano (e per fortuna forse, mi viene da dire) delle regole giuste o sbagliate a priori.

Ci possono essere indicazioni generiche, consigli, informazioni ma non credo sia possibile avere un prontuario a portata di mano che ci dica come agire di volta in volta: che brutto sarebbe poi!

“Il mondo è bello perché è vario”, no? Dice un comune proverbio.

 Group of pets sitting in front of white background

Quando prendiamo la decisione di far entrare nella nostra vita un altro animale, dobbiamo però essere consapevoli che ci prendiamo la responsabilità di andare ad influenzare la vita di un essere vivente che come noi è unico e prova sentimenti ed emozioni proprie. All’interno delle diverse specie animali ci sono delle caratteristiche tipiche che le contraddistinguono, comportamenti specifici (i cosiddetti “etogrammi”) e bisogni particolari.

Un buon proprietario dev’ esser consapevole dei bisogni, delle esigenze e delle caratteristiche del cane o gatto che andrà ad adottare per poter garantire al meglio il benessere del suo nuovo amico e stabilire così un corretto rapporto con esso.

 PetsCatDog (2)

Non basterà garantirgli una buona accoglienza all’arrivo; dal momento in cui il nostro beniamino entra nella nostre vite, ci influenzeremo a vicenda e il legame si evolverà continuamente nel tempo. Dobbiamo garantirgli una corretta alimentazione, mettergli a disposizione un ambiente confortevole con spazi adeguati in cui vivere, permettergli di esprimere quelli che sono i comportamenti specifici della sua specie, prestargli le necessarie cure a livello veterinario ecc.

Possiamo in caso di bisogno rivolgerci a figure professionali apposite: veterinari, educatori, esperti di comportamento, specialisti a livello di alimentazione e così via, stando attenti nella scelta e consultandoci nel caso con persone di fiducia.

 PetsCatDog (1)

“Un Pet è per sempre” direi… Stabiliremo e costruiremo con lui un legame che, se ben gestito, ci regalerà tante belle esperienze ed emozioni, sia nei momenti positivi che in quelli brutti della vita.

Credo che gli animali possano essere davvero una ricchezza, sta a noi a far si che possano esserlo nel migliore dei modi.

Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale

“Umanizzare” gli animali non umani

Negli articoli precedenti ho già parlato della tendenza che abbiamo spesso noi umani nell’ “antropomorfizzare” gli altri animali, ossia di attribuire ad essi caratteristiche, qualità, pensieri e sentimenti che appartengono a noi.

Come già detto, questa tendenza non è positiva quando ci approcciamo con gli altri animali, in quanto ci limita nella nostra interazione con loro, non ci permette di osservarli, conoscerli e capirli in modo oggettivo.

Spesso poi l’ “umanizzazione” degli animali viene fatta quando si vedono animali che sembrano mostrare comportamenti simili a quelli dell’uomo in contesti positivi, “eroici”, “meritevoli”; quando sembra che gli altri animali mostrino intelligenza spiccata, capacità caritatevoli ed empatiche esagerate ecc.  Come se fosse questo quello che conta per poter far si che gli animali vengano considerati degni della nostra attenzione e del nostro rispetto.

Gli studi sulla coscienza, sull’empatia, sulla capacità di mostrare sentimenti ecc. da parte degli animali non umani, sono tutt’ora in atto e in continuo aggiornamento e sviluppo, anche per quanto riguarda l’uomo. Spesso mancano ancora risposte certe a riguardo in quanto questo è un campo di studio molto complicato, in cui è difficile fare esperimenti e avere dati.

Molti animali non umani sono stati riconosciuti come esseri senzienti, provano anch’essi emozioni e hanno anche loro diverse forme di intelligenza. Questo però non deve portare a farsi  fuorviare facendo paragoni errati con l’uomo.

Mancano ancora poi prove concrete nell’ambito di altre caratteristiche e capacità: su che tipo di sentimenti provino, sulla consapevolezza che hanno o meno di sé e degli altri ecc. Gli studi, come detto, sono in corso. Nel frattempo si possono fare ipotesi, osservazioni, esprimere idee e opinioni, stando però attenti a non farci “ingannare” da quella che sappiamo sembra spesso essere la nostra tendenza a voler proiettare sugli altri animali i nostri sentimenti, pensieri, emozioni.

AnimalNature (2)

“La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare”-Jiddu Krishnamurti

Non dobbiamo per forza voler trovare doti o qualità positive dell’uomo negli altri animali per far si che questi vengano considerati degni del nostro rispetto. Tutti gli animali contano, sono unici e speciali e devono essere rispettati al di là di quelle che possono essere le loro doti, qualità, caratteristiche ecc.

Spesso poi si tende a considerare l’intelligenza come uno dei parametri importanti per vedere se un’altra specie animale possa essere degna o meno della  nostra considerazione.

Tutti gli animali invece dovrebbero contare ed essere degni del nostro interesse al di là di quanto   possano essere più o meno intelligenti.

Ogni specie animale è unica, ognuna con proprie caratteristiche. Se si osservano le varie specie in modo distinto ed oggettivo si può poi cercare di capire e mettere a confronto le varie specie per trovare le diverse possibili somiglianze e differenze tra esse.

Il fatto che un altro animale, un’altra specie abbia o no caratteristiche che nell’uomo vengono considerate positive, non ce li deve far considerare meno degni di interesse, anzi: spesso gli altri animali hanno abilità e capacità molto più sviluppate o che mancano proprio nell’uomo. Anche le altre specie hanno doti positive che l’uomo invece non ha, utilizzano in modo diverso i 5 sensi e spesso capita che abbiano capacità molto sviluppate in un certo ambito (ad esempio la capacità di percepire gli ultrasuoni da parte dei  pipistrelli, l’olfatto molto sviluppato e sofisticato del cane, la “Danza” che fanno le api come segnale di comunicazione per segnalare all’ alveare la presenza di cibo e altre capacità che ci fanno rimanere spesso affascinati).

AnimalNature (1)

Come possiamo vedere quindi gli animali hanno molto da mostrarci e insegnarci se impariamo ad osservarli e conoscerli attentamente nel modo più oggettivo possibile.

Non è necessario voler a tutti i costi vedere quelle che possono essere o meno forme di intelligenza, moralità, spirito di compassione e altre capacità e caratteristiche umane che ci distinguono come ad esempio il linguaggio verbale. Per ora tutto ciò non ci è ancora dato sapere in modo certo, chissà che col tempo riusciremo a scoprire, chiarire e provare qualcosa in più anche per gli altri animali.

L’uomo ha di certo avuto uno sviluppo evolutivo molto marcato in confronto a quello che hanno avuto le altre specie, ma non per questo quindi gli altri animali possono essere considerati “inferiori” o meno degni di rispetto o considerazione, anzi.

Tante specie animali sono state domesticate da tempo e vivono a stretto contatto con l’uomo, tanto che non solo loro spesso non vivrebbero più o farebbero fatica a vivere senza di noi, ma anche noi stessi, e forse ancora di più che loro, non riusciremmo più a vivere o stare senza di essi.

Pensiamo ad esempio a tutti gli animali che ci accompagnano nelle nostre attività quotidiane, da quelli da compagnia a quelli che vengono usati nelle attività sportive e lavorative (salvataggio, forze dell’ordine ecc).

AnimalNature (3)

Tutti gli animali quindi sono importanti, non in base a quanto possano avere o meno in comune con l’uomo, ma in quanto esseri viventi come l’uomo che, in quanto tali contribuiscono alla vita sul nostro pianeta.

Se impariamo a conoscerli e a cogliere le loro doti particolari, potremo vedere che hanno molto da insegnarci, farci conoscere, scoprire e imparare.

Per far questo possiamo sfruttare un elemento molto importante presente sia nell’uomo che in molti altri animali, ossia la curiosità, quella “forza” che ci spinge a voler esplorare ciò che ci circonda, a voler scoprire, conoscere e apprendere cose nuove. Dobbiamo quindi “aprire le nostre menti”, liberarci da pregiudizi e preconcetti ed esser pronti a conoscere cose nuove, nuove idee, nuove ipotesi, teorie, concetti, interpretazioni ecc.

È importante quindi non fermarsi alle apparenze ma andare a informarsi, interagire e comunicare tra di noi e soprattutto, se davvero li vogliamo conoscere, la cosa fondamentale è poter vivere in prima persona nuove esperienze a contatto con gli altri animali, imparando a osservarli e a interagire con loro.

 
Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale

 

 

La visita veterinaria

http://www.justdog.it/blog/225/la-visita-veterinaria-un-appuntamento-importante-nella-vita-dei-nostri-amici-a-4-zampe.aspx

La visita veterinaria: un appuntamento importante nella vita dei nostri amici a 4 zampe

La visita veterinaria può costituire fonte di stress per il cane: analizziamo quali sono i fattori determinanti e scopriamo come ridurre la paura

di Dottoressa Sara Maffi
mercoledì 23 luglio 2014
AmbulVet  Gif Vet 1
In diversi studi scientifici è stato provato che la visita dal veterinario può essere un fattore di stress per i cani.
In particolare ho avuto la possibilità di partecipare ad uno studio di questo tipo durante lo svolgimento della mia tesi Magistrale (Sara Maffi, 2014, “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde).

In questo studio sono stati valutati quattordici cani adulti e in salute durante una visita veterinaria standard, effettuata da un veterinario ad essi sconosciuto e in presenza dei loro rispettivi proprietari. Si trattava di una semplice visita di routine che non comportava manipolazioni dolorose per gli animali. 
Tramite una videocamera è stato registrato il comportamento dei soggetti in tutte le tre fasi dello studio, ossia: pre-visita (durante l’attesa nella sala d’aspetto dello studio veterinario),visita (il cane si trovava sul tavolo delle visite) e post-visita (il cane era ancora nello studio del veterinario ma per terra e poteva muoversi) e sono state raccolte le temperature oculari tramite la termocamera.
La termocamera era lo strumento innovativo di questo studio pilota, in cui si voleva vedere se anche per i cani la termografia a infrarossi (IRT) potesse essere considerato un nuovo metodo non invasivo da utilizzare durante la valutazione del benessere e delle risposte allo stress. 
Questo strumento è già stato validato in diversi studi e viene già utilizzato per questo scopo in altre specie animali da allevamento e laboratorio (bovini, suini, pecore, capre, cavalli, conigli, topi); ma per i cani, invece, mancano ancora dati e informazioni.
Con la termocamera è possibile monitorare l’andamento della temperatura cutanea degli animali durante una condizione stressante o molto stressante (es. trasporto, procedure di routine in allevamento come la castrazione ecc…). In caso di stress, infatti, le catecolamine e il cortisolo (due ormoni collegati allo stress) aumentano la loro concentrazione ematica e ne risulta una risposta metabolica e vasomotoria (generalmente un incremento della temperatura interna e una vasocostrizione periferica) che può essere rilevata tramite la termografia. 
I dati delle temperature prese a livello oculare tramite la termocamera sono poi stati messi a confronto con i parametri comportamentali (un altro indicatore di stress) ottenuti tramite le videoregistrazioni.Gif Vet puppy
Dai risultati è emerso che i livelli di attività dei cani e i comportamenti legati allo stress sono variati nel corso delle tre differenti fasi del test.
In particolare, i dati termografici hanno evidenziato la presenza di un picco nella temperatura oculare dei cani durante la fase della visita veterinaria
A livello comportamentale, invece, questa fase è risultata essere quella in cui i soggetti testati hanno mostrato il minor livello di attività. 
Durante questa fase, infatti, si è avuta la manifestazione, nella metà dei soggetti, di un comportamento ritenuto indice di stress: il “freezing”, ossia “stare immobile”.
Poiché la procedura utilizzata non prevedeva nessuna manipolazione dolorosa per gli animali, è probabile che la visita abbia rappresentato uno stressor psicogeno, causato dall’esposizione a un ambiente nuovo e minaccioso, dall’imprevedibilità e dalla mancanza di controllo sugli eventi esterni (Hennessy, 2013; Toates, 2001).
In particolare, sembra che quando i cani hanno a che fare col veterinario, basandosi anche sulle esperienze avute in precedenza, realizzino che non è possibile mettere in atto una strategia attiva e mostrino quindi un comportamento passivo, adottando un atteggiamento statico che arriva in alcuni casi al “freezing”.

L’aumento rilevato nella temperatura oculare dalla termocamera quando i cani si trovano sul tavolo della visita può perciò essere messo in relazione all’attivazione dell’asse HPA (Cook et al., 2001; Pavlidis et al., 2002), particolarmente sensibile agli stressor di tipo psicogeno e ai suoi effetti sul metabolismo e può inoltre essere collegato alla vasodilatazione periferica data dall’attivazione del sistema parasimpatico durante il freezing (Alm, 2004; Romero, 2010).
Tutti i cani testati avevano già avuto precedenti esperienze di visite veterinarie, quindi si può ritenere che l’anticipazione di un evento spiacevole può avere contribuito nella risposta di stress, a conferma degli studi che hanno associato una componente cognitiva dello stress con l’aumento nella temperatura oculare (Pavlidis et al., 2002; Stewart et al., 2005; Vianna e Carrive, 2005).
Dott Snoopy
Senza entrare nel merito di quelle che sono state le conclusioni per quanto riguarda l’uso della termocamera, volevo in quest’occasione porre l’attenzione sul fatto che anche in questo studio i risultati ottenuti confermano quelli di Döring e colleghi (2009), che avevano già mostrato come la visita veterinaria rappresenti una condizione stressante per i cani.
snoopy-vet
Il fatto quindi che la visita veterinaria può costituire fonte di stress per i nostri animali, è un elemento che non va sottovalutato in quanto lo stress, soprattutto a livelli cronici, può comportare diversi problemi di salute e tuttavia, si sa, la visita veterinaria è un momento importante e inevitabile nella vita dei nostri amici a quattro zampe.Può essere utile, perciò, conoscere alcuni elementi su cui porre attenzione.
Gli studi di etologia hanno messo in evidenza il fatto che la formazione di un’associazione fra uno stimolo e un’emozione “positiva” salvaguarda dal successivo sviluppo di un’associazione negativa con lo stimolo stesso. Per quanto riguarda ad esempio gli animali domestici come gatti e cani, possiamo quindi ritenere che se li mettiamo nelle condizioni di poter fare esperienza con una vasta gamma di eventi sociali e fisici, facendo in modo che formino con questi eventi associazioni emotive positive, li potremo proteggere in seguito dal sviluppare risposte negative (ad esempio stress e paura) correlate a tali eventi.
Una volta creata un’associazione fra uno stimolo e una risposta emotiva positiva, è molto più difficile per l’animale associarlo successivamente con una risposta emotiva negativa, rispetto al caso in cui non sia stata fatta alcuna associazione in precedenza. Questo processo è chiamato “inibizione latente”.
A fronte di questo, considerando in particolare il caso della visita veterinaria, può essere utile quindi che i nostri animali abbiano una piacevole esperienza nell’ambulatorio veterinario: è importante che in occasione della prima visita sperimentino eventi postivi, come complimenti bocconcini, prima di essere sottoposti a qualsiasi altro tipo di trattamento. Questo aiuterà a ridurre la possibilità che sviluppino un’associazione fra paura e ambulatorio, anche se in seguito vi entreranno per una prassi meno piacevole.
Se la prima esperienza con l’ambulatorio è anche solo un po’ sgradevole, sarà molto più facile che imparino ad associare allo stesso una risposta correlata alla paura (Appleby et al., 2002; Casey, 2004).
Questo fattore è emerso anche nel già citato studio di Doring e colleghi (2009), che hanno appunto rilevato il fatto che tra i cani testati durante la visita, quelli che in precedenza avevano avuto esperienze positive durante i trattamenti, si sono mostrati meno “paurosi” rispetto a quelli che avevano invece avuto esperienze negative.Un altro elemento da considerare è l’influenza che il proprietario può avere sull’animale (Campbell, 1985). È importante che il proprietario si mostri il più rilassato possibile durante questa occasione. Se il cane ci vede preoccupati sarà portato a ritenere che l’evento della visita sia effettivamente una situazione “paurosa” da temere (Heath, 1996; Jones, 1997).
È controproducente poi cercare di calmare o rassicurare il cane che si mostra impaurito, in quanto tutto ciò non farà che rinforzare, seppur involontariamente, quella che è la paura dell’animale (Hart and Hart, 1985; O’Farrell, 1987; Eckstein, 1996; Askew, 1997; Walker et al., 1997).
Anche punizioni sgridate sono del tutto inutili, in quanto non faranno che aumentare ancora di più la paura del cane (O’Farrell, 1987).Si è visto inoltre che anche il modo in cui il veterinario tratta l’animale è un fattore determinante per ridurre o eliminare lo stress o la paura della visita. Un veterinario che si mostra “amichevole” e gentile con cane e proprietario metterà a loro agio entrambi, creando così una situazione piacevole, e contribuirà quindi a rendere la visita un evento positivo (Schmidke, 1973; Richardson, 1976; Bergler, 1988; Case, 1988; Simpson, 1997).
Questi ed altri elementi, di cui molti ancora oggetto di studi e ricerche, potranno essere utili per far sì che le visite veterinarie non diventino causa di problemi per i nostri amici a quattro zampe.
Puppy Vet
BIBLIOGRAFIA

  • Sara Maffi, (2014), “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde, Facoltà di Veterinaria, Università degli Studi di Milano.
  • Alm P.A., (2004), Stuttering, emotions, and heart rate during anticipatory anxiety: a critical review, J. Fluency Disord; 29, 123-33.
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  • Bergler R., (1988), Psychologie der Beziehungen von Heimtieren, Heimtierhaltern und Tierärzten. Zentralblatt für Veterinärmedizin Reihe B 35, 443–461.
  • Campbell W.E., (1985), Behavior Problems in Dogs. American Veterinary Publications Inc., Santa Barbara, California.
  • Casey R., (2004), Paura e stress, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.
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  • Schmidke, H.O., (1973), Über die Beziehung Tierarzt – Klient – Patient. Kleintierpraxis 18, 210–213.
  • Simpson, B.S., (1997), Canine communication. North American Veterinary Clinics – Small Animal Practice 27, 445–464.
  • Stewart M., Webster J.R., Schaefer A.L., Cook N.J., Scott S.L., (2005), Infra-red thermography as a non-invasive tool to study animal welfare, Animal Welfare 14, 319-325.
  • Toates F., (2001), Biological psychology – An integrative approach. Harlow: Pearson Education.
  • Walker, R., Fischer, J., Neville, P., (1997), The treatment of phobias in the dog. Applied Animal Behaviour Science 52, 275–289.
  • Vianna D.M.L. and Carrive P., (2005), Changes in cutaneous and body temperature during and after conditioned fear to context in the rat, European Journal of Neuroscience 21 (9), 2505-2512.

Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale
E-mail: [email protected]

BISCOTTO: LA MASCOTTE DEL BLOG

Con questo post vi presento, in quella che sarà la sua veste definitiva, “Biscotto”: “The Talking Dog”, la Mascotte che ho creato appositamente per questo blog.

Biscotto sarà il mio accompagnatore simbolico in questo percorso con gli animali e l’etologia, alla scoperta delle loro caratteristiche, dei loro comportamenti e di tante novità, curiosità e notizie che spero possano essere di interesse per il pubblico i cui interventi per propostedomande, suggerimenti, richieste saranno ben accetti! :)

BISCOTTO, detto anche “BISCOTTINO” o “BISCUIT”:

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Auguro a tutti una buona lettura e, perché no, un buon divertimento in questo blog! :)