Osservare

“Se davvero vuoi capire…impara ad osservare

Sara Maffi

osservare

●“OSSERVARE”: una parola-chiave dell’Etologia

Cosa si osserva in etologia?

Il COMPORTAMENTO degli animali

 

osservare dog

“Il comportamento animale è il ponte fra gli aspetti molecolari e fisiologici della biologia e quelli ecologici. Il comportamento è il legame fra organismi e ambiente, fra sistema nervoso ed ecosistema. Il comportamento è una delle più importanti proprietà della vita animale. […] Noi umani definiamo le nostre vite in termini di comportamento” Cit. Charles T. Snowdon “Encyclopedia of Animal Behaviour

 

La visita veterinaria

http://www.justdog.it/blog/225/la-visita-veterinaria-un-appuntamento-importante-nella-vita-dei-nostri-amici-a-4-zampe.aspx

La visita veterinaria: un appuntamento importante nella vita dei nostri amici a 4 zampe

La visita veterinaria può costituire fonte di stress per il cane: analizziamo quali sono i fattori determinanti e scopriamo come ridurre la paura

di Dottoressa Sara Maffi
mercoledì 23 luglio 2014
AmbulVet  Gif Vet 1
In diversi studi scientifici è stato provato che la visita dal veterinario può essere un fattore di stress per i cani.
In particolare ho avuto la possibilità di partecipare ad uno studio di questo tipo durante lo svolgimento della mia tesi Magistrale (Sara Maffi, 2014, “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde).

In questo studio sono stati valutati quattordici cani adulti e in salute durante una visita veterinaria standard, effettuata da un veterinario ad essi sconosciuto e in presenza dei loro rispettivi proprietari. Si trattava di una semplice visita di routine che non comportava manipolazioni dolorose per gli animali. 
Tramite una videocamera è stato registrato il comportamento dei soggetti in tutte le tre fasi dello studio, ossia: pre-visita (durante l’attesa nella sala d’aspetto dello studio veterinario),visita (il cane si trovava sul tavolo delle visite) e post-visita (il cane era ancora nello studio del veterinario ma per terra e poteva muoversi) e sono state raccolte le temperature oculari tramite la termocamera.
La termocamera era lo strumento innovativo di questo studio pilota, in cui si voleva vedere se anche per i cani la termografia a infrarossi (IRT) potesse essere considerato un nuovo metodo non invasivo da utilizzare durante la valutazione del benessere e delle risposte allo stress. 
Questo strumento è già stato validato in diversi studi e viene già utilizzato per questo scopo in altre specie animali da allevamento e laboratorio (bovini, suini, pecore, capre, cavalli, conigli, topi); ma per i cani, invece, mancano ancora dati e informazioni.
Con la termocamera è possibile monitorare l’andamento della temperatura cutanea degli animali durante una condizione stressante o molto stressante (es. trasporto, procedure di routine in allevamento come la castrazione ecc…). In caso di stress, infatti, le catecolamine e il cortisolo (due ormoni collegati allo stress) aumentano la loro concentrazione ematica e ne risulta una risposta metabolica e vasomotoria (generalmente un incremento della temperatura interna e una vasocostrizione periferica) che può essere rilevata tramite la termografia. 
I dati delle temperature prese a livello oculare tramite la termocamera sono poi stati messi a confronto con i parametri comportamentali (un altro indicatore di stress) ottenuti tramite le videoregistrazioni.Gif Vet puppy
Dai risultati è emerso che i livelli di attività dei cani e i comportamenti legati allo stress sono variati nel corso delle tre differenti fasi del test.
In particolare, i dati termografici hanno evidenziato la presenza di un picco nella temperatura oculare dei cani durante la fase della visita veterinaria
A livello comportamentale, invece, questa fase è risultata essere quella in cui i soggetti testati hanno mostrato il minor livello di attività. 
Durante questa fase, infatti, si è avuta la manifestazione, nella metà dei soggetti, di un comportamento ritenuto indice di stress: il “freezing”, ossia “stare immobile”.
Poiché la procedura utilizzata non prevedeva nessuna manipolazione dolorosa per gli animali, è probabile che la visita abbia rappresentato uno stressor psicogeno, causato dall’esposizione a un ambiente nuovo e minaccioso, dall’imprevedibilità e dalla mancanza di controllo sugli eventi esterni (Hennessy, 2013; Toates, 2001).
In particolare, sembra che quando i cani hanno a che fare col veterinario, basandosi anche sulle esperienze avute in precedenza, realizzino che non è possibile mettere in atto una strategia attiva e mostrino quindi un comportamento passivo, adottando un atteggiamento statico che arriva in alcuni casi al “freezing”.

L’aumento rilevato nella temperatura oculare dalla termocamera quando i cani si trovano sul tavolo della visita può perciò essere messo in relazione all’attivazione dell’asse HPA (Cook et al., 2001; Pavlidis et al., 2002), particolarmente sensibile agli stressor di tipo psicogeno e ai suoi effetti sul metabolismo e può inoltre essere collegato alla vasodilatazione periferica data dall’attivazione del sistema parasimpatico durante il freezing (Alm, 2004; Romero, 2010).
Tutti i cani testati avevano già avuto precedenti esperienze di visite veterinarie, quindi si può ritenere che l’anticipazione di un evento spiacevole può avere contribuito nella risposta di stress, a conferma degli studi che hanno associato una componente cognitiva dello stress con l’aumento nella temperatura oculare (Pavlidis et al., 2002; Stewart et al., 2005; Vianna e Carrive, 2005).
Dott Snoopy
Senza entrare nel merito di quelle che sono state le conclusioni per quanto riguarda l’uso della termocamera, volevo in quest’occasione porre l’attenzione sul fatto che anche in questo studio i risultati ottenuti confermano quelli di Döring e colleghi (2009), che avevano già mostrato come la visita veterinaria rappresenti una condizione stressante per i cani.
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Il fatto quindi che la visita veterinaria può costituire fonte di stress per i nostri animali, è un elemento che non va sottovalutato in quanto lo stress, soprattutto a livelli cronici, può comportare diversi problemi di salute e tuttavia, si sa, la visita veterinaria è un momento importante e inevitabile nella vita dei nostri amici a quattro zampe.Può essere utile, perciò, conoscere alcuni elementi su cui porre attenzione.
Gli studi di etologia hanno messo in evidenza il fatto che la formazione di un’associazione fra uno stimolo e un’emozione “positiva” salvaguarda dal successivo sviluppo di un’associazione negativa con lo stimolo stesso. Per quanto riguarda ad esempio gli animali domestici come gatti e cani, possiamo quindi ritenere che se li mettiamo nelle condizioni di poter fare esperienza con una vasta gamma di eventi sociali e fisici, facendo in modo che formino con questi eventi associazioni emotive positive, li potremo proteggere in seguito dal sviluppare risposte negative (ad esempio stress e paura) correlate a tali eventi.
Una volta creata un’associazione fra uno stimolo e una risposta emotiva positiva, è molto più difficile per l’animale associarlo successivamente con una risposta emotiva negativa, rispetto al caso in cui non sia stata fatta alcuna associazione in precedenza. Questo processo è chiamato “inibizione latente”.
A fronte di questo, considerando in particolare il caso della visita veterinaria, può essere utile quindi che i nostri animali abbiano una piacevole esperienza nell’ambulatorio veterinario: è importante che in occasione della prima visita sperimentino eventi postivi, come complimenti bocconcini, prima di essere sottoposti a qualsiasi altro tipo di trattamento. Questo aiuterà a ridurre la possibilità che sviluppino un’associazione fra paura e ambulatorio, anche se in seguito vi entreranno per una prassi meno piacevole.
Se la prima esperienza con l’ambulatorio è anche solo un po’ sgradevole, sarà molto più facile che imparino ad associare allo stesso una risposta correlata alla paura (Appleby et al., 2002; Casey, 2004).
Questo fattore è emerso anche nel già citato studio di Doring e colleghi (2009), che hanno appunto rilevato il fatto che tra i cani testati durante la visita, quelli che in precedenza avevano avuto esperienze positive durante i trattamenti, si sono mostrati meno “paurosi” rispetto a quelli che avevano invece avuto esperienze negative.Un altro elemento da considerare è l’influenza che il proprietario può avere sull’animale (Campbell, 1985). È importante che il proprietario si mostri il più rilassato possibile durante questa occasione. Se il cane ci vede preoccupati sarà portato a ritenere che l’evento della visita sia effettivamente una situazione “paurosa” da temere (Heath, 1996; Jones, 1997).
È controproducente poi cercare di calmare o rassicurare il cane che si mostra impaurito, in quanto tutto ciò non farà che rinforzare, seppur involontariamente, quella che è la paura dell’animale (Hart and Hart, 1985; O’Farrell, 1987; Eckstein, 1996; Askew, 1997; Walker et al., 1997).
Anche punizioni sgridate sono del tutto inutili, in quanto non faranno che aumentare ancora di più la paura del cane (O’Farrell, 1987).Si è visto inoltre che anche il modo in cui il veterinario tratta l’animale è un fattore determinante per ridurre o eliminare lo stress o la paura della visita. Un veterinario che si mostra “amichevole” e gentile con cane e proprietario metterà a loro agio entrambi, creando così una situazione piacevole, e contribuirà quindi a rendere la visita un evento positivo (Schmidke, 1973; Richardson, 1976; Bergler, 1988; Case, 1988; Simpson, 1997).
Questi ed altri elementi, di cui molti ancora oggetto di studi e ricerche, potranno essere utili per far sì che le visite veterinarie non diventino causa di problemi per i nostri amici a quattro zampe.
Puppy Vet
BIBLIOGRAFIA

  • Sara Maffi, (2014), “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde, Facoltà di Veterinaria, Università degli Studi di Milano.
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  • Döring D., Roscher A., Scheipl F., Küchenhoff H., Erhard M., (2009), Fear-related behaviour of dogs in veterinary practice, Vet J., 182; 38-43.
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  • Walker, R., Fischer, J., Neville, P., (1997), The treatment of phobias in the dog. Applied Animal Behaviour Science 52, 275–289.
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Dott.ssa Sara Maffi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
Specializzata in Interazione Uomo-Animale
E-mail: [email protected]

Interazione Uomo-Animale

“I nostri animali possono essere i nostri più grandi insegnanti nella vita.

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Se li osserviamo attentamente e cerchiamo di metterci dalla loro parte, possiamo avere l’opportunità di vedere la vita dalla loro prospettiva.

Il punto di vista dell’uomo non è l’unica via possibile. Possiamo imparare molto se prendiamo in considerazione anche il punto di vista degli altri animali.

Per questo è importante però essere aperti e pronti a voler scoprire e conoscere cose nuove, nuovi concetti, anche l’esperienza è poi fondamentale.

Ci vuole pazienza, motivazione ed entusiasmo a voler capire, conoscere ed esplorare quello che è il modo di comportarsi, agire, vivere degli altri animali.

Anche gli animali imparano tutto il tempo e ci osservano molto attentamente, spesso più di quanto non facciamo noi.

dog observer

Tutte le volte che interagiamo con gli animali, volenti o no, noi trasmettiamo e comunichiamo qualcosa, non lo facciamo solo quando decidiamo consapevolmente di voler “insegnare” o educare.

Spesso infatti può capitare che influenziamo il comportamento degli animali inavvertitamente tramite nostri comportamenti inconsapevoli o stimoli esterni.

Dobbiamo esser consapevoli che nell’interazione tra individui di una specie o di specie differenti avviene sempre una comunicazione e uno scambio di informazioni.

Per questo è necessario che, se vogliamo comunicare e interagire nel miglior modo con i nostri animali, dobbiamo metterci nelle condizioni di voler imparare anche da essi, cercare di capire anche quello che loro vogliono comunicare a noi, in che modo ci comunicano e quali sono le loro caratteristiche”.

By Sara Maffi

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Dog VS Cat

Cane e Gatto a confronto

“Il rapporto tra uomo e gatto è stato assai diverso da quello tra uomo e cane. Gatto e cane hanno mantenuto molti aspetti della loro vita selvatica. In natura il primo è solitamente un cacciatore solitario, e per lo più è attivo di notte. Il secondo allo stato libero è un animale sociale, lavora in gruppo ed è attivo tra l’alba e il tramonto. Il suo bisogno di socializzazione è tale che senza un padrone o una famiglia sembra infelice, quasi perduto. Un cane, se si sente solo e ha voglia di stare in compagnia o di giocare, è capace di intromettersi nelle attività di un umano. I gatti, al contrario, spesso durante il giorno non si fanno vedere, e sembra che si facciano vivi solo alla sera, specialmente  se è quella l’ora in cui si dà loro mangiare. Può capitare che un gatto interagisca o giochi con un essere umano, ma il suo interesse è limitato. Di solito dopo qualche minuto abbandona il gioco e se ne va. Il cane invece si impegna (per esempio a riportare una palla) anche per delle ore, e normalmente è l’uomo il primo a voler smettere. Anche quei comportamenti che noi interpretiamo come segni di affetto o socievolezza felina, quali l’abitudine di strofinarsi contro le gambe del padrone, non sono fatti con l’intenzione di socializzare. I gatti hanno alcune ghiandole odorifere particolari, localizzate presso le tempie, l’apertura della bocca e la base della coda. Una parte del loro rituale di pulizia consiste nello spargere questi odori su tutto il corpo. Quando il gatto si strofina contro la nostra gamba ci sta segnando con il suo odore, come a dichiarare che facciamo parte del suo territorio e dei suoi possedimenti”. – Tratto da “Cani e Padroni” di Stanley Coren

 Un po’ di Humor 😀

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…Tornando “seri”, riflettiamo:

Dopo aver letto la citazione scritta sopra, direi: “A ognuno il suo COMPORTAMENTO!” … Siamo abituati a vedere cane e gatto come i nostri animali domestici che fanno parte della vita di tutti i giorni di molte persone, senza magari pensare però che in passato queste specie hanno invece avuto sviluppi ed esistenze diverse spesso determinanti su quelle che sono oggi le loro caratteristiche sia fisiologiche che comportamentali.

Leggendo questo confronto diretto quindi può essere utile riflettere sul fatto che ogni animale ha caratteristiche comportamentali diverse, a volte simili a volte contrapposte.

È perciò importante quando ci si relaziona con gli animali, conoscere quelle che sono le caratteristiche proprie della specie: Etologia e Psicologia Comparata possono aiutare in questo. Mettere a confronto specie diverse può essere interessante per  conoscere maggiormente i nostri amici animali, capire quelle che sono le dinamiche dei loro comportamenti…

A questo proposito si possono considerare le 4 domande del famoso etologo Niko Tinbergen:

1) Qual è la CAUSA di un certo comportamento? Da quali FATTORI è stato CAUSATO?

2) Qual è la FUNZIONE di un comportamento? (Significato FUNZIONALE, ADATTATIVO o “di sopravvivenza”)

3) Come si è SVILUPPATO/ cambiato nel corso della vita di un individuo? (ONTOGENESI)

4) Come si è EVOLUTO nel corso della vita degli individui di una certa specie? (FILOGENESI)

Se vogliamo conoscere e comprendere meglio gli animali è importante prestare attenzione a quelle che sono le caratteristiche proprie di ognuno, sia a livello di individuo che di specie.

Possiamo chiederci in generale: ”Perché fanno così?”

…Parola chiave quindi: OSSERVARE! 😉

By Sara Maffi

Siamo Tutti Animali: Comunicare, Capire, Ascoltare…

“Lots of people talk to animals… Not very many listen though…that’s the problem” ― Benjamin Hoff, “The Tao Of Pooh”

“Tante persone parlano agli animali… Non così tante però stanno ad ascoltare… È questo il problema”. – Traduzione citazione di Benjamin Hoff, “The Tao Of Pooh”

LingueComunicazione

Come scrive Danilo Mainardi nel libro “L’ uomo, i libri e altri animali. Dialogo tra un etologo e un letterato” scritto in collaborazione con Remo Ceserani, “Il mondo vivente produce messaggi entro la specie e tra le specie”, secondo l’ottica evolutiva di Darwin e quella sistematica di Linneo, l’uomo e gli altri animali sono tutti legati da una parentela. Si ha comunicazione a tutti i livelli: anche la natura produce messaggi, biocomunicazione, e si ha un’ estensione dei fenomeni comunicativi naturali a tutte le specie animali.

Specie

“Ogni specie e ogni individuo animale comunica a livelli differenti e si ha così uno scambio di messaggi tra tutti gli esseri viventi.
Ogni specie usa però linguaggi e modi di comunicazione differenti ed è importante quindi che, se gli uomini vogliono capire quello che gli altri animali ci vogliono comunicare, imparino ad ascoltarli veramente, osservando attentamente il loro comportamento.
È importante cercare di entrare in “empatia” con gli altri animali evitando di trasferire quelli che sono i nostri modi, pensieri e sentimenti su di essi.
È in questo modo che si può stabilire un rapporto costruttivo con gli altri animali.
Abbiamo tanto da imparare ancora sulle altre specie animali e la natura, ma anche sulla nostra specie stessa.
Imparando ad ascoltare maggiormente gli altri forse impariamo anche a conoscere meglio noi stessi”. By Sara Maffi
 SpecieAnimali

 

 

“Dog Guilty Look” …colpevole o innocente?

A quanti proprietari di cani sarà capitato di rientrare in casa dopo aver lasciato da solo il proprio amico a quattro zampe e trovare cuscini distrutti, mobili a soqquadro e carta igienica dappertutto? Al primo impatto si è presi da sensazioni di incredulità, fastidio e magari anche rabbia. Poi, si gira lo sguardo e ci si trova “faccia a muso” col colpevole che mostra un’espressione oppressa e la coda che batte sul pavimento. “Sa di essere colpevole” pensiamo… E invece no! Ci stiamo ingannando da soli! Le cose non sono come ci sembrano… e a dimostrarlo sono una serie di ricerche condotte di recente che vengono riportate in questo articolo.

https://www.thedodo.com/community/JulieHecht/does-your-dog-really-have-a-gu-394593941.html

Spesso il proprietario del cane ritiene che si è comportato male nonostante conosca le regole della casa. E il comportamento post-misfatto dell’animale che si mostra con quei grandi occhi tristi sembra confermarci che lui sa di avere fatto qualcosa di sbagliato.

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Si può definire il tutto come “Sguardo Colpevole” che viene di solito descritto dai proprietari di cani con una serie di comportamenti come il distogliere lo sguardo, avvicinarsi lentamente, immobilizzarsi oppure scappare. Alcuni si mettono a pancia in su, le orecchie si appiattiscono e la coda smette di muoversi. E se li si guarda attentamente, alcuni alzano una zampa.

Secondo queste ricerche che si stanno effettuando lo “Sguardo Colpevole” non è però legato al fatto di aver tenuto un cattivo comportamento.

In un esperimento che è stato fatto si è rilevato che i cani mostravano lo “Sguardo Colpevole” solo quando venivano rimproverati dal proprietario al di là del fatto che avesse commesso qualche misfatto o no. Il risultato appare evidente: lo “Sguardo Colpevole” non è associato a quello che ha fatto il cane ma a quello che fa il proprietario al suo rientro.

Se si vanno a considerare gli studi di etologia si può vedere che nei cani i comportamenti quali: mettersi a pancia in su, alzare la zampa o distogliere lo sguardo, sono ritenuti essere segnali di sottomissione, che vengono mostrati anche nei casi in cui i cani hanno paura o sono sotto stress.

I comportamenti che i proprietari descrivono come segnali di “colpevolezza” corrispondo in realtà ai segnali di “pacificazione” che i cani mostrano in situazioni di paura o stress. Se il proprietario torna e si mostra turbato, il cane mette in atto questi segnali per cercare di appacificarlo.

Gli studi in atto stanno confermando, tramite diversi esperimenti, che  i cani possono manifestare il cosiddetto  “Sguardo Colpevole” per diverse ragioni ma in ogni caso la sua manifestazione non può essere collegata alla consapevolezza da parte del cane di avere commesso un misfatto.

Conoscere tutto ciò è importante in quanto andare a punire il cane dopo il misfatto non risolverà il problema in futuro, anzi si può arrivare a peggiorare la situazione e mettere i nostri amici a quattro zampe in uno stato confusionale.

Bisogna prestare attenzione quindi a non essere tentati a credere che il cane agisca in una certa situazione come ci aspetteremmo si comporterebbe un individuo della nostra specie.

guiltyDog

pubblicato anche su:

http://www.petsandthecity.it/articoli/l_ha_combinata_grossa_ma_si_sente_davvero_colpevole.html 

“Gli manca solo la parola…?”

“Gli manca solo la parola…” diciamo spesso riferendoci agli animali, ma è del tutto vero? Dipende in che senso lo intendiamo e possiamo trarre un buono spunto di riflessione leggendo questo estratto dal libro“L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz.

“Gli animali non possiedono un linguaggio nel vero senso della parola, ma ogni individuo appartenente alle specie superiori, e soprattutto alle specie che vivono in società, possiede fin dalla nascita tutto un codice di segnali e di movimenti espressivi. E innata è tanto la capacità di emettere tali segnali quanto quella di “interpretarli correttamente”, cioè di rispondervi in modo coerente e propizio alla conservazione della specie… …il misterioso apparato trasmittente e ricevente che provvede alla comunicazione inconscia di sentimenti e affetti è molto antico, assai più antico della specie umana, e certamente esso si è andato atrofizzando con l’evolversi del nostro linguaggio verbale. L’uomo non ha bisogno di minimi movimenti che ne svelino le intenzioni per comunicare i suoi umori del momento, perchè può esprimerli con le parole. Gli animali superiori che vivono in società hanno per la comunicazione degli stati d’animo un apparato sia trasmittente sia ricevente assai più elaborato e specializzato di noi uomini, e tutti i suoni coi quali gli animali sono soliti esprimersi, non sono comparabili al nostro linguaggio verbale. Gli animali hanno un apparato trasmittente assai più efficace di quello dell’uomo, e lo stesso si può dire dell’apparato ricevente, che non solo è in grado di distinguere selettivamente un gran numero di segnali, ma anche di captare una energia trasmittente assai inferiore alla nostra. Gli animali sono capaci di cogliere e di interpretare correttamente un numero incredibile di segnali minimi che per l’uomo sono del tutto impercettibili. L’enorme sensibilità di certi animali che colgono movimenti espressivi quasi impercettibili, come ad esempio del cane che percepisce i sentimenti amichevoli o ostili del suo padrone verso un’altra persona, è una cosa veramente straordinaria, e non è quindi strano che l’osservatore ingenuo, portato ad antropomorfizzare, creda che una creatura, capace “perfino” di indovinare dei pensieri così intimi e inespressi, debba a “maggior ragione” comprendere ogni singola parola del suo padrone. A questo proposito si dimentica però che negli animali sociali la capacità di comprendere anche i più lievi movimenti espressivi è così enormemente sviluppata proprio perchè essi non comprendono la parola, proprio perchè non sono in grado di parlare. Tuttavia, un cane che vuole indurvi ad aprire la porta o il rubinetto cerca coscientemente e volontariamente di influenzare il suo amico uomo…il suo comportamento è frutto di apprendimento e dettato da una vera comprensione della situazione in cui si trova. Ogni singolo cane ha metodi diversi per farsi capire dal suo padrone, e anche lo stesso cane per raggiungere questo scopo adotterà sistemi diversi secondo le varie situazioni”. Tratto da “L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz.

Dopo aver letto questo testo quindi possiamo dire che “la parola” nel senso stretto del termine manca davvero agli animali, essi non possiedono il nostro linguaggio verbale. Tuttavia le specie superiori, e in particolare gli animali sociali, hanno anch’essi i loro sistemi di comunicazione che per certi aspetti possono essere più sviluppati di quelli dell’uomo: sono ad esempio capaci di cogliere e interpretare minimi segnali (espressioni, movimenti, gesti…) che l’uomo non è in grado di percepire.

Gli animali sono quindi in grado di comunicare con noi, anche loro “ci studiano”, cercano di capirci e interpretarci ottenendo spesso risultati che ci sorprendono.

Anche loro  ci osservano e spesso sono in grado di “dirigere” e “manipolare” i nostri comportamenti.

…Come si può dar torto al famoso Bracchetto Snoopy quando ritiene che è lui ad avere addestrato il suo amico Charlie Brown? :)

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“L’Etologia applicata agli animali domestici”

http://www.justdog.it/blog/224/l-etologia-applicata-agli-animali-domestici.aspx

L’Etologia applicata agli animali domestici

L’importanza di conoscere il comportamento degli animali per poter avere un corretto approccio con essi

di Dottoressa Sara Maffi
pubblicato su http://www.justdog.it/    mercoledì 25 giugno 2014   
 
L’Etologia è lo studio biologico del comportamento animale.Il comportamento può essere definito come ciò che un animale fa e come lo fa, l’insieme delle attività direttamente e oggettivamente osservabili nell’individuo. Tutte quelle azioni e reazioni manifestate in risposta a fattori interni e/o stimoli esterni. Va posta attenzione sui “fattori interni”, in quanto parlando di comportamento bisogna tenere in considerazione anche la mente animale e tutti i processi mentali che avvengono nel sistema nervoso centrale e che non sono direttamente osservabili (processi cognitivi, emotivi, motivazionali).

Studiare la cognizione animale significa studiare i processi mentali degli animali e in che modo questi processi determinano il comportamento adattativo, ossia studiare come un animale acquisisce, elabora, immagazzina le informazioni e utilizza la conoscenza che ha del proprio ambiente fisico e sociale per agire su di esso (percezione, apprendimento, memoria e processi di decisione).Uno strumento importante nell’Etologia è l’Etogramma, ovvero la classificazione del repertorio comportamentale delle specie animali. Ogni specie animale ha dei comportamenti specifici che sono innati, presenti già alla nascita e codificati nel genoma.

Nel comportamento in generale entrano però in gioco anche tutti quei comportamenti che vengono appresi dopo la nascita attraverso l’apprendimento (comportamenti appresi).L’apprendimento è un processo di acquisizione di informazioni caratterizzato da modificazioni durature della capacità di comportarsi di un organismo in seguito a particolari esperienze specifiche.Attraverso l’apprendimento si ha l’acquisizione di nuove informazioni, conoscenze, risposte, comportamenti, tramite l’interazione con l’ambiente (fisico e sociale).L’apprendimento determina un cambiamento nel comportamento di un individuo che non sempre è immediatamente osservabile.Il comportamento viene considerato come il risultato dato dall’interazione tra genetica(comportamenti innati “scritti” nel DNA) e ambiente (comportamenti appresi interagendo con l’ambiente esterno). GENETICA + AMBIENTE = COMPORTAMENTO.

Il comportamento degli animali è considerato in continua evoluzione; interagendo con il mondo esterno, dopo la nascita, ogni individuo modifica il suo comportamento.Studiare l’etologia ci permette di conoscere meglio gli animali: quali sono i loro bioritmi (ritmi di attività e di riposo), i loro sistemi di comunicazione, il loro comportamento sociale e le gerarchie di gruppo, come usano il territorio (territorialità), il temperamento, le variabilità individuali, le loro attitudini, le loro tendenze reattive, i loro sistemi di apprendimento, ecc.

Avere una maggior consapevolezza di tutto questo serve per poter stabilire meglio una relazione con gli animali (rapporto uomo-animale), anche quando si svolgono delle particolari attività con i quadrupedi (sport, lavoro…). Un fattore molto importante nell’interazione uomo-animale è la comunicazione. Gli animali non ci parlano nel vero senso del termine, ma sono comunque in grado di comunicare con noi attraverso un loro linguaggio e comportamento. Hanno anch’essi un’intelligenza sociale.

comunicazioneAd esempio il cane, ormai da tempo fedele compagno dell’uomo, ha acquisito nel tempo abilità sociali e cognitive che gli consentono di interagire e comunicare in modo unico con gli esseri umani. Nella relazione uomo-cane la comunicazione ha un ruolo fondamentale e i cani sono ottimi «etologi».Il cane ha mantenuto i moduli comportamentali del lupo sviluppando alcune abilità peculiari per comunicare con l’essere umano. Nella comunicazione entrano in gioco tutti i 5 sensi: vistauditotattoolfattogusto.Ci sono diversi modi per comunicare e diversi segnali di comunicazione che possono essere usati sia tra conspecifici che tra eterospecifici.

husky

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I segnali di comunicazione possono essere:

  • Visivi: posture, posizioni orecchie/coda, localizzazione nello spazio
  • Acustici: vocalizzazioni
  • Olfattivi: feromoni (molecole prodotte dall’organismo)
  • Tattili: grooming, ecc…

uditolupoululatoNell’interazione uomo-animale i segnali di comunicazione sono molto importanti. Ad esempio, l’uomo comunica con il cane con il linguaggio del corpo, anche senza rendersene conto.

posizioni

Il busto inclinato in avanti viene interpretato come un approccio da dominante, verticale è indice di neutralità, inclinato all’indietro indica sottomissione.La velocità degli spostamenti: rapidi costituiscono segnale di aggressione, a velocità costante sono interpretati come approccio neutro, a velocità incostante vengono associati ad atteggiamento sottomesso.La traiettoria: verso la testa è atteggiamento dominante; se l’avvicinamento avviene da dietro è interpretato come approccio da sottomesso.Se non si pone attenzione ai segnali di comunicazione propri di ogni specie, ci possono essere dei malintesi quando si interagisce con l’animale.Ad esempio il “mostrare i denti” ha un significato diverso nelle seguenti tre specie:

espressioni

  • Per l’uomo equivale ad un sorriso
  • Nella scimmia indica paura
  • Nel lupo e nel cane aggressività

L’abbraccio ha un significato diverso nella specie umana e nel cane: per l’uomo è un gesto d’affetto, mentre per il cane è segno di dominanza.Anche lo sguardo ha importanza e significato sociale: uno “sguardo diretto” indica dominanza/sfida.

La conoscenza dell’Etologia può quindi esserci molto utile quando interagiamo con i nostri animali. Conoscendo il comportamento degli animali si può interagire in modo più consapevole con essi, mantenendoli in una miglior condizione di benessere, prevenendo errori e possibili incidenti.

BIBLIOGRAFIA

  • Abrantes R., “Il linguaggio del cane”, Editore Olimpia (2008).
  • Casey R., “Paura e stress”, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188 (2004).
  • Houpt K.A., “Il comportamento degli animali domestici” – Ed EMSI, terza edizione. Prima edizione italiana. Roma (2000).
  • Immelmann Klaus and Giorgio P. Panini, “Introduzione all’etologia”, Bollati Boringhieri (1988).
  • Verga Marina and Corrado Carenzi, “Il comportamento degli animali domestici: introduzione allo studio della etologia zootecnica”, Edagricole (1981).

“A ciascuno il suo… cane!”

http://www.justdog.it/blog/220/a-ciascuno-il-suo-cane.aspx

A ciascuno il suo… cane!

La scelta di un cane non è semplice: è necessario prestare attenzione e non sottovalutare alcuni aspetti importanti, tra cui l’intelligenza dell’animale stesso

di Dottoressa Sara Maffi
pubblicato su http://www.justdog.it/  venerdì 02 maggio 2014

Quando si prende la decisione di far entrare nella propria vita un cane, che sia all’ interno di un nucleo famigliare o come singolo individuo, è importante valutare attentamente le caratteristiche del quadrupede, per far sì che ci sia un equilibrio con le esigenze dei futuri proprietari.
È importante che il temperamentoil livello di attività, le caratteristiche di razza dell’animale siano adatte allo stile di vita e alle esigenze del proprietario o della famiglia in cui andrà ad abitare.

Se si cerca un cane per poter partecipare a gare di obbedienza, Agility o altre competizioni e attività cinofile, bisognerà prendere in considerazione certi parametri; se si vuole un cane che svolga un compito preciso come cacciarefare la guardia o proteggere il gregge, si dovrà far attenzione ad altri elementi; se si desidera un cane da accogliere semplicemente come animale da compagnia, andranno tenute in considerazione anche in questo caso una serie di caratteristiche che l’amico a quattro zampe dovrà possedere.
La scelta di un cane da compagnia infatti, non è così semplice come può all’apparenza sembrare. È necessario prestare attenzione e non sottovalutare alcuni aspetti importanti delle caratteristiche del nostro futuro compagno.
A questo proposito, c’è un elemento importante da non sottovalutare, ossia l’intelligenza del cane.
Al riguardo ho trovato un buono spunto di riflessione in un capitolo del libro “L’intelligenza dei cani” di Stanley Corey, in cui l’autore chiede ai suoi lettori: “Volete veramente un cane intelligente?”.

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Come spiega approfonditamente l’autore del libro, ci sono diversi tipi di intelligenza: ubbiditivalavorativaistintiva.

Parlando di intelligenza in generale, Corey riporta la scoperta fatta dagli psicologi tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui si è notato che spesso per molti mestieri avere un’intelligenza elevata costituisce un ostacolo, soprattutto per quanto riguarda lavori ripetitivi e con ritmi lenti di attività. 

Questo viene spiegato col fatto che gli individui con un’intelligenza generale superiore hanno bisogno di stimolisfide e attività variate, altrimenti si annoiano e diventano negligenti, frustrati e infelici. 
Al contrario, i soggetti meno brillanti hanno bisogno di meno sfide e variabilità e si adattano più facilmente alla routine traendo appagamento dal lavoro che riescono a svolgere, risultando così i più produttivi.

Questo discorso può essere fatto anche nel caso dei cani: come gli esseri umani, i cani più intelligenti riescono peggio in circostanze in cui animali meno dotati eccellono.

Per questo, quindi, è importante far coincidere le caratteristiche del cane con le esigenze del proprietario o del nucleo famigliare.
Un cane con un’elevata capacità di apprendimento impara più facilmente le cose che riguardano il suo ambiente e crea velocemente associazioni tra gli stimoli che si trova ad affrontare. È più veloce e attivo ad assimilare la routine domestica in cui viene posto e spesso riesce ad anticipare determinati eventi. 
Un cane più intelligente è più reattivo e pronto ad imparare, ma non per questo è più facile da addestrare e gestire… anzi! A tal proposito, Corey riporta nel capitolo una serie di esempi ed esperienze su cui riflettere.
Un cane meno intelligente sarà invece meno reattivo, non andrà alla ricerca di troppi stimoli o novità, preferirà starsene maggiormente tranquillo e sarà meno portato a fare associazioni o previsioni, ma non per questo sarà più difficile da addestrare o meno portato ad imparare.

Anche l’ambiente, il tempo che ognuno avrà da dedicare al nuovo compagno, gli stimoli e le attività a cui il soggetto verrà sottoposto sono elementi che vanno tenuti in considerazione per decidere se si è più adatti ad ospitare un cane più intelligente oppure uno meno dotato.
Se si è alla ricerca di nuove attività e stimoli, se si ha molto tempo e desiderio di nuove esperienze, un cane intelligente saprà di certo come metterci alla prova.
Se al contrario si desidera un compagno che arricchisca semplicemente il nostro focolare domestico, che porti affetto e compagnia in casa, senza avere la necessità che sia un campione di prodezze e di inventiva, sempre alla ricerca di qualcosa da combinare, allora un cane meno dotato che rimane appagato nelle piccole abitudini di un ambiente tranquillo e confortevole può essere quello che fa al caso nostro.

Questi, ovviamente, vogliono essere solo degli spunti e delle riflessioni, utili da considerare quando si è di fronte alla scelta del nuovo amico da adottare. 
Quando ci si trova poi a valutare i singoli casi, le variabili e le casistiche saranno più complesse: non ci saranno regole generali e non per tutti varranno le stesse cose.
Chi si prende la responsabilità di accogliere nella propria vita un cane, è importante che sappia e consideri bene che quello che cerca e che desidererebbe nel nuovo compagno andrà relazionato ed eventualmente adattato alle proprie caratteristiche personali e alle esigenze dei membri della famiglia. 


BIBLIOGRAFIA

  • L’intelligenza dei Cani, Stanley Coren, 1996, Mondadori Editore. 

“Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare”

http://www.justdog.it/blog/219/lo-stress-nel-cane-un-argomento-importante-su-cui-indagare.aspx

Lo stress nel cane: un argomento importante su cui indagare

Avere una buona conoscenza dello stato di stress nel nostro cane ci permette di tutelare la sua salute

di Dottoressa Sara Maffi

pubblicato su http://www.justdog.it/  giovedì 17 aprile 2014

Capita spesso di sentire parlare di stress, sia per quanto riguarda gli umani che gli animali. 

Volendo dare una breve definizione, si può dire che lo stress è quel meccanismo che consente agli individui di reagire rapidamente ad un evento che cambia il loro stato omeostatico, ossia il loro equilibrio interno.

È una risposta fisiologica e comportamentale dell’organismo che si verifica in relazione ad una gamma di cambiamenti che avvengono in un individuo, sia a livello emotivo che motivazionale. 
Si usa invece il termine “stressor” per indicare quell’evento o situazione che dà avvio alla “risposta allo stress”, ossia tutta quella serie di avvenimenti e cambiamenti a livello fisiologico e comportamentale che avvengono durante lo stress.
Lo stress è un meccanismo normale e altamente adattativo nell’uomo e negli altri animali ed è importante per la sopravvivenza. 
I cambiamenti a cui dà avvio, infatti, forniscono all’individuo le risorse necessarie o per un’immediata attività scheletrica (attacco o fuga), ottimizzando lo stato di vigilanza e la reattività, o per far fronte ad un evento interno, attivando ad esempio il sistema immunitario (Casey, 2004).

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INDICATORI COMPORTAMENTALI DI STRESS NEI CANI (WWW.DOGGIEDRAWINGS.NET)

Si è visto poi che la paura e l’ansia sono due stati emozionali importanti nei cani che possono causare reazioni di stress (Wolfle, 2000). 

I cani possono mostrare spesso problemi legati all’ansia quando si trovano di fronte a stimoli che fanno presagire situazioni potenzialmente pericolose o imprevedibili (Bamberger e Houpt, 2006, Casey, 2004). 
Un cane ansioso mostra spesso comportamenti agitati, come ad esempio leccarsi eccessivamente in particolari parti del corpo, masticare oggetti o mobili ed è timoroso e diffidente nelle nuove situazioni (Diverio et al., 2008). 
La paura, invece, è un’emozione scatenata dalla presenza di uno stimolo potenzialmente pericoloso e può causare stress in un individuo quando è esposto a quello stimolo. 
Anche solo una persona in particolare può diventare uno stimolo che induce paura in un cane; ad esempio, il cane può considerare un certo veterinario particolarmente pericoloso se ha avuto in precedenza un’esperienza negativa con lui (Wolfle, 2000). 

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SEGNALI DI ANSIA E PAURA NEI CANI(WWW.DRSOPHIAYIN.COM)

Nonostante, come detto in precedenza, la risposta allo stress è un meccanismo importante per gli organismi ed essenziale per la sopravvivenza, quando diventa esagerata incontrollata può essere però essa stessa causa di danni. 

Infatti, quando lo stress si prolunga o diventa cronico, si verificano effetti negativi prolungati sulla salute, sia fisica che emotiva dell’individuo.
Gli effetti fisiologici di uno stress prolungato che si possono avere sono molteplici e vari, per esempio si può avere aumento della pressione sanguigna, diabete, infertilità, inibizione della crescita, calo della libido, riduzione del livello d’attenzione e della capacità di concentrazione, alterazione della memoria, inibizione delle risposte infiammatorie e alterazioni della funzione immunitaria. Inoltre, si possono avere alterazioni e problemi anche a livello comportamentale (Casey, 2004).

Da questo, quindi, si può comprendere come sia importante avere una buona conoscenza dello stato di stress nei nostri cani per poter così tutelare maggiormente la loro salute.
Per questo le ricerche e gli studi che vengono fatti per valutare lo stress nei cani sono molto importanti e complessi: devono tenere in considerazione le diverse variabili legate allo stress (variabilità individuale, genetica, esperienza…) e devono poi essere utilizzati e messi a confronto diversi parametri (fisiologici e comportamentali), che sono ritenuti essere indicatori di stress (Beerda et al., 1997; Beerda et al., 1998).
È utile, perciò, effettuare e mettere a confronto diversi studi per poter indagare sullo stress in tutti gli ambiti e per avere informazioni su come intervenire in modo corretto per migliorare le condizioni di vita dei nostri animali.

 BIBLIOGRAFIA

  • Bamberger M., Houpt K.A., (2006), Signalment factors, comorbidity and trends in behavior diagnoses in dogs: 1644 cases (1991-2001), Journal of the American Veterinary Medical Association 229 (10), 1591-1601.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H. W., (1997), Manifestations of chronic and acute stress in dogs., Applied Animal Behaviour Science, 52, 307-3 19.
  • Beerda B., Schilder M.B.H., van Hooff J.A.R.A.M., de Vries H.W., Mol, J.A., (1998), Behavioural, saliva cortisol and heart rate responses to different types of stimuli in dogs, Appl. Anim. Behav. Sci., 58, 365–381.
  • Casey R., (2004), Paura e stress, In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.
  • Diverio S., Tami G., Barone A., (2008), Prevalence of aggression and fear-related behavioural problems in a sample of Argentine Dogos in Italy, Journal of Veterinary Behaviour 3, 74-86.
  • Döring D., Roscher A., Scheipl F., Küchenhoff H., Erhard M., (2009), Fear – related behaviour of dogs in veterinary practice, Vet J., 182; 38-43.
  • Kuhne F., Struwe R., & Balzer H. U., (2009), Noninvasive assessment of specific strain in dogs, Journal of Veterinary Behavior: Clinical Applications and Research, 4 (2), 92.
  • Pastore C., Pirrone F., Balzarotti F., Faustini M., Pierantoni L., Albertini M., (2011), Evaluation of physiological and behavioral stress-dependent parameters in agility dogs, Journal of Veterinary Behavior, Vol. 6, No 3, 188-194.
  • Wolfle T.L., (2000), Understanding the role of stress in animal welfare: Practical Considerations In The biology of animal stress – the principles and implications for animal welfare Edited by Moberg G.P. and Mech J.A., CABI Publishing, Wallingford, UK, ISBN: 0851993591, pp. 355-368.