• MENTE, BIOLOGIA, EVOLUZIONE

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  • Servizi Cinofili

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MENTE, BIOLOGIA, EVOLUZIONE

Passo tratto dal libro: “La mente che scodinzola- Storie di animali e di cervelli” di Giorgio Vallortigara , un interessante spunto di riflessione sul nostro mondo: animali, biologia, comunicazione, evoluzione…

“Ci sono due idee sulle menti e sui cervelli che diamo per assodate. La prima prende origine dalla concezione secondo cui esisterebbe una sorta di scala ascendente delle creature viventi, che vedrebbe collocate sui gradini più bassi le creature meno complesse e meno evolute e agli apici quelle più complesse ed evolute. Tale gerarchia si applicherebbe a tutte le strutture dell’organismo, cervello incluso. Vi sarebbe perciò anche una scala ascendente e progressiva delle funzioni mentali, con la sommità occupata dalla nostra specie. La seconda è l’idea che i cervelli servano a darci una rappresentazione veridica della realtà. Le due idee hanno in comune vari aspetti tra cui quello di essere sbagliate.

I biologi sanno che per gli organismi viventi – gli unici che possiamo studiare direttamente per ciò che riguarda il comportamento e i tessuti molli come il cervello – non ha alcun significato parlare di specie più o meno evolute. Tutte le specie viventi sono egualmente evolute. […]

mente-natura

Tuttavia quel che si ha in mente di solito quando si parla di specie più o meno evolute non è un criterio di storia filogenetica, bensì di complessità di struttura. […]

È un fraintendimento comune quello per cui l’evoluzione determinerebbe un aumento di ordine e complessità. […] Non è questo il modo in cui la biologia moderna concepisce l’evoluzione. L’evoluzione implica cambiamento, ma non necessariamente progresso. E progresso poi, rispetto  a che cosa? Gli ambienti cambiano e ciò che è ben adattato oggi può non esserlo più domani, in circostanze diverse. È sbagliato ritenere che una struttura che mostra una certa complessità in una specie quale la conosciamo oggi non possa essere derivata da una struttura che era in origine più complessa, anziché meno complessa, nella specie ancestrale. […]

Perciò l’evoluzione per selezione naturale non implica la costruzione di cervelli sempre più complessi, perché non è la complessità di struttura il criterio su cui opera la selezione naturale, bensì la sopravvivenza selettiva e la riproduzione. Chi ha detto che ci si debba riprodurre di più con un cervello più complesso? […]

La complessità della vita mentale è associata tradizionalmente al fatto che gli esseri umani possiederebbero una migliore, più completa rappresentazione della realtà. Non c’è dubbio che il confronto tra le diverse specie riveli capacità differenti.[…]

Intuitivamente diremmo che poichè gli organismi vivono e agiscono in questo mondo, i cervelli dovrebbero essersi evoluti per darne una rappresentazione fedele. Cervelli con complessità differenti dovrebbero cioè approssimare sempre meglio la complessità del mondo.[…] Ma non è detto che una rappresentazione fedele sia più efficace di una una infedele ai fini della sopravvivenza e della riproduzione.[…]

Il mondo naturale è ricco di fenomeni che rappresentano trucchi e inganni espliciti rispetto all’effettivo stato delle cose: dagli stimoli-chiave, ai segnali infantili, al mimetismo, solo per menzionarne alcuni.[…]

Gli etologi hanno compiuto grandi progressi nello studio della comunicazione animale quando si sono resi conto della falsità dell’assunto secondo il quale la comunicazione serve a trasmettere informazioni veridiche. In natura la comunicazione animale serve principalmente per ingannare e imbrogliare. La percezione dovrebbe essere considerata alla stessa stregua: le nostre percezioni non sono state plasmate dalla selezione  naturale per darci un’immagine veridica del mondo, quanto piuttosto per ingannarci sufficientemente bene per sopravvivere nel mondo.[…]

Se quello che conta per gli organismi è sopravvivere e riprodursi, la selezione naturale deve avere inventato (come in effetti ha fatto) una varietà di trucchi e scorciatoie ai fini dell’esecuzione del comportamento più adeguato in un certo ambiente. Trucchi e scorciatoie che fanno del nostro mondo percettivo non un’approssimazione a come il nostro mondo è davvero, ma a come sia più conveniente rappresentarlo. Un teatrino, una grande illusione. La nostra prigione.”

citazione11

Cit11

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APPRENDIMENTO

Cosa significa APPRENDERE?

L’apprendimento è un processo vasto e complesso presente sia nell’uomo che negli altri animali. Iniziamo col dare alcune definizioni e in seguito presenteremo e descriveremo brevemente i diversi tipi di apprendimento.

dog laying head on a pile of books

DEFINIZIONI

Immelmann (1988): “l’insieme di tutti i processi che portano ad un adattamento individuale del comportamento in relazione alle condizioni ambientali” – “Un processo di apprendimento si verifica quando un certo comportamento, in un preciso quadro di stimoli, subisce mutamenti come conseguenza del fatto che l’animale si è già trovato in precedenza nella stessa situazione”.

Hilgard et al. (1982): “una modificazione relativamente persistente del comportamento che ha luogo per effetto dell’esperienza”.

Lorenz (1969) definisce apprendimento ogni modificazione adattativa del comportamento.

–> Possiamo quindi dire che l’APPRENDIMENTO è un processo di acquisizione di informazioni caratterizzato da modificazioni durature della capacità di comportarsi di un organismo in seguito a particolari esperienze specifiche.

Tramite l’apprendimento si ha:

@acquisizione di nuove informazioni, conoscenze, risposte/comportamenti attraverso l’interazione con l’ambiente (fisico e sociale).

@cambiamento nel comportamento di un individuo (non sempre immediatamente osservabile).

L’APPRENDIMENTO è importante PER SOPRAVVIVERE.

Caratteristiche dell’apprendimento:

_È una modalità naturale di adattarsi all’ambiente diffusa in moltissime specie (dagli insetti all’essere umano).

_È un processo che continua per tutta la vita dell’ individuo.

_Non è direttamente osservabile; viene dedotto dal comportamento osservabile (performance).

_Non sempre produce una modificazione comportamentale immediatamente osservabile (es. apprendimento latente).

_Richiede la presenza di un‘esperienza diretta o indiretta.

_Ha una relativamente lunga durata nel tempo.

Elementi importanti dell’APPRENDIMENTO sono la BASE GENETICA dell’ individuo e l’AMBIENTE in cui esso si trova ad agire.

OGNI INDIVIDUO, SULLA BASE DELLE PREDISPOSIZIONI INNATE, IMPARA QUANTO L’AMBIENTE GLI INSEGNA (vanno quindi tenute conto variabili come: la DISPOSIZIONE SPECIE-SPECIFICA, il SUBSTRATO NERVOSO del singolo individuo che determina la sua CAPACITÀ di: IMPARARE, IMMAGAZZINARE, MEMORIZZARE e i suoi diversi MECCANISMI PERCETTIVI).

I moduli geneticamente predeterminati si perfezionano quindi con l’apprendimento in seguito all’interazione con l’ambiente.

Altre variabili da considerare nell’apprendimento sono:

-la MOTIVAZIONE dell’individuo = ossia ciò che spinge ad agire e predispone il soggetto all’azione.

-le diverse FASI DI SVILUPPO COMPORTAMENTALE in cui si trova il soggetto.

@Altro elemento essenziale per l’apprendimento è la MEMORIA. Apprendimento e memoria sono entrambi processi cognitivi.

L’Apprendimento è l’insieme dei processi che consentono l’acquisizione di informazioni e comportamenti, mentre la Memoria è l’insieme di quei processi che consentono il mantenimento nel tempo di informazioni e comportamenti.

@—> Consideriamo ora i diversi tipi di APPRENDIMENTO:

>IMPRINTING,

>ABITUDINE,

>CONDIZIONAMENTO CLASSICO,

>CONDIZIONAMENTO OPERANTE O STRUMENTALE,

>GIOCO,

>IMITAZIONE / FACILITAZIONE SOCIALE,

>INSIGHT (INTUITO/intuizione).

_IMPRINTING: è una forma di apprendimento caratteristica dei vertebrati che ha luogo durante le prime fasi di vita (periodo sensibile), quando l’animale può facilmente venire “impressionato” (imprinting in inglese significa “impressione”) da un oggetto che ha vicino, su cui dirigerà in seguito particolari reazioni istintive. Il termine “imprinting” fu coniato dall’etologo tedesco K. Lorenz.

Caratteristiche:

-si verifica solo nel ‘periodo critico’ o ‘sensibile’ (la cui durata varia a seconda delle specie).

irreversibile.

-implica l’attaccamento ad un oggetto che evocherà poi comportamenti tipici dell’adulto, quali il comportamento sessuale.

-le reazioni all’oggetto si generalizzano successivamente a tutti gli oggetti di  quella determinata classe.

@APPRENDIMENTO NON ASSOCIATIVO:

-Facilitazione= secondo Lorenz è la forma più primitiva di apprendimento e consiste nel miglioramento della funzione grazie al suo funzionamento.

-ABITUDINE (abituazione o assuefazione):

Stimolo A (ad esempio un rumore)–> attivazione della risposta

Stimolo A (ripetuto)–> attivazione debole

Stimolo A (ripetuto)–> NESSUNA REAZIONE

Abituazione: scomparsa o indebolimento di una risposta  in seguito all’ esperienza (ripresentarsi dello stimolo). Imparare a non rispondere a stimoli privi di conseguenze rilevanti, a non emettere risposte inutili. Si verifica spontaneamente e può essere indotta.

Caratteristiche:

-I soggetti giovani acquisiscono abitudini più facilmente degli adulti.

-Abituarsi a uno stimolo non implica generalizzare ad altri tipi di stimoli (specificità del fenomeno).

-Le abitudini si possono perdere quando lo stimolo non viene più presentato per molto tempo (ricomparsa della risposta).

-Sensibilizzazione=è l’aumento di intensità di un comportamento che può risultare dalla ripetuta presentazione dello stimolo scatenante.

@APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO:

_CONDIZIONAMENTO CLASSICO (Pavlov):

-Stimolo neutro –> risposta nulla od irrilevante

-Stimolo incondizionato (SI) –> risposta incondizionata (RI)

-Stimolo neutro (condizionale)(SC) + Stimolo incondizionato (SI) –> risposta incondizionata (RI)

-Stimolo condizionato (SC) –> risposta condizionata (RC)

_L’individuo impara ad associare tra loro due eventi che si verificano in contiguità temporale.

-uno stimolo inizialmente “neutro” (SC) se presentato ripetutamente prima di uno stimolo che provoca una risposta riflessa (SI) diventa in grado di provocare una risposta riflessa simile (RC o risposta condizionata)

-Risposte proprie del repertorio comportamentale vengono emesse in  situazioni nuove che prima non le evocavano.

Apprendimento (2)

_Acquisizione della risposta:

–> lo SC deve precedere immediatamente lo SI (valore predittivo)

–> il numero di appaiamenti necessari SC -SI varia (condizionamento avversivo)

_Estinzione della risposta: lo SC non è più seguito dallo SI

–>recupero spontaneo e riapprendimento

_Generalizzazione e discriminazione:

–>Altri stimoli simili a quello condizionato determinano la risposta condizionata

>Con il condizionamento classico possono venire associate a stimoli neutri risposte emotive spiacevoli e piacevoli.

_CONDIZIONAMENTO OPERANTE O STRUMENTALE (Skinner):

Tre elementi base: comportamento operante, eventi conseguenti il comportamento, stimolo discriminativo che ha portato al compimento del comportamento.

Motivazione –> Comportamento –> Rinforzo

@ l’individuo impara che una data risposta/comportamento porta a una particolare conseguenza.

Con il condizionamento operante (apprendimento operante, per tentativi ed errori) comportamenti nuovi: si sviluppano, si mantengono e cambiano nel tempo in quanto influiscono (operano) sull’ambiente.

_Il condizionamento operante è un processo di apprendimento naturale e avviene continuamente e spontaneamente.

_Molti comportamenti possono essere condizionati involontariamente o volontariamente da altri individui/ persone.

_Si può avere un “controllo” sull’apprendimento intervenendo sugli stimoli, le risposte e le loro conseguenze.

–>L’ambiente fisico e sociale è una fonte continua di rinforzi positivi, negativi e punizioni.

–>Molti comportamenti, consapevoli e inconsapevoli, sono prodotti e modulati da condizionamenti operanti.

Apprendimento (3)Conseguenze di un comportamento:

1) RINFORZO: un evento che segue un comportamento ed aumenta a probabilità futura che quel comportamento si ripeta.

2) PUNIZIONE: un evento che segue il comportamento e diminuisce la probabilità futura che quel comportamento si ripeta.

-POSITIVO/A= Introduzione di uno stimolo dopo che è stato emesso un comportamento.
-NEGATIVO/A= Sottrazione di uno stimolo dopo che è stato emesso un comportamento.

RINFORZO

R+ = compare uno stimolo piacevole

R-  = scompare uno stimolo spiacevole non troppo forte  (informativo) = unito ad alternativa

PUNIZIONE

P+ = compare uno stimolo spiacevole

P- = scompare uno stimolo piacevole

Il RINFORZO:

-Incrementa sempre la probabilità della risposta comportamentale

–positivo: comparsa di un evento piacevole o desiderabile dopo un comportamento

–negativo: scomparsa di uno stimolo spiacevole/ doloroso a seguito di una risposta comportamentale (alla base di risposte di evitamento/fuga).

La PUNIZIONE:

Esistono punizioni diverse:Punizione fisica, Rimprovero/intimidazione, Time out: sospensione di un rinforzo.

-La punizione dovrebbe essere immediata e mai occasionale.

-La punizione applicata inconsapevolmente o impropriamente è rischiosa.

-I rimproveri verbali possono agire da rinforzi positivi (attenzione sociale).

–> La punizione ripetuta senza un’alternativa  di un comportamento adeguato può inibire completamente il comportamento dell’individuo (impotenza appresa).

_GIOCO:

Caratteristiche:

-) è apparentemente privo di senso

-) è costituito da azioni senza un concatenamento temporale finalizzato

-) non è soggetto ad assuefazione

-) è spesso formato da moduli esagerati ed energeticamente dispendiosi

_POSSIBILI FUNZIONI:

–>immediate = influenza sui processi di maturazione

–>a lunga scadenza = esercizio; socializzazione; apprendimento

_FACILITAZIONE SOCIALE (Apprendimento sociale/imitazione-cognizione sociale):

Quando un individuo acquisisce informazioni nuove o un nuovo comportamento attraverso l’esperienza sociale e le interazioni sociali si parla di PROCESSI di APPRENDIMENTO SOCIALE.

L’apprendimento sociale può dare vita ad una trasmissione sociale (culturale) di informazioni che può essere vista come un’alternativa alla trasmissione genetica del comportamento.

Possiamo suddividere i processi sociali in due grosse categorie:

-L’INFLUENZA SOCIALE = l’osservatore è influenzato dal modello, cioè dall’animale che sta compiendo l’azione, ma non apprende da esso.

-L’APPRENDIMENTO SOCIALE = l’osservatore apprende parte del comportamento dal modello che lo sta eseguendo.

Gli animali possono ricevere, e quindi acquisire, informazioni secondo due modalità:

-direttamente (direct reputation): qualora siano coinvolti, come soggetti agenti all’interno di una specifica situazione.

-indirettamente (indirect reputation): osservando, da spettatori silenziosi, l’interazione tra altri soggetti.

@L’ ‘eavesdropping’, letteralmente l’atto di origliare, permette a un individuo di apprendere senza doverlo fare per tentativi ed errori. L’eavesdropping = acquisire informazioni utili osservando l’interazione tra terzi, è stato studiato in diverse specie animali.

_INSIGHT (INTUITO/intuizione):

L’ intuito consente a un animale di risolvere una situazione nuova applicando le esperienze fatte in passato, senza ricorrere a tentativi preliminari. È la forma più elevata di apprendimento ed è tipica dell’uomo. È stata studiata anche dal punto di vista etologico ed è stata riscontrata anche in altri animali.

 

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Immelmann K.,1988, “Introduzione all’etologia”, Bollati Boringhieri, Torino;

Lorenz K., 1978, “L’Etologia”, Boringhieri, Torino;

Mainardi D., 1992, “Dizionario di etologia”, Einaudi;

Poli M., Prato Previde E., 1994, “Apprendere per sopravvivere. L’apprendimento animale tra psicologia ed etologia”, Raffaello Cortina Editore.

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CONOSCI IL TUO CANE?

“Non è cane. Non è lupo. Sa soltanto quello che non è. Se solo capisse quello che è.” – Cit. Dal Film “BALTO”

conosciCane-Balto (2)conosciCane-Balto (1)

E noi sappiamo davvero chi è il nostro cane? Conosciamo quelle che sono le sue caratteristiche che lo distinguono come specie animale diversa dalla nostra? Sappiamo quali sono i suoi bisogni a livello fisiologico e comportamentale? Sappiamo comunicare con lui? Siamo in grado di costruire un buon rapporto e sviluppare un buon legame con lui che durerà per tutta la sua esistenza con noi, nella nostra vita e all’interno della società?

Tante sono, o dovrebbero essere, le domande e le questioni da porsi prima di fare entrare un cane all’interno della nostra esistenza in quanto è solo conoscendo quelle che sono le sue caratteristiche comportamentali, ad esempio i suoi modi di comunicare, e i suoi bisogni a livello fisiologico (ex. di cosa ha bisogno a livello nutritivo, quale ambiente è meglio predisporre per lui ecc.) che possiamo pensare di poter costruire un buon rapporto con lui, garantendogli un buon livello di benessere.

Potrà sembrare strano, ma in realtà, se ci pensiamo bene, ci rendiamo conto che forse, quello che da millenni è stato il primo compagno dell’uomo che ha condiviso la sua esistenza e il suo sviluppo con la specie umana, ovvero il cane, non è ancora del tutto ben conosciuto dal suo compagno umano.

Sono ancora tanti, infatti, gli errori che possiamo commettere quando ci approcciamo a lui e tante sono ancora le cose che restano da chiarire o scoprire riguardo questa specie.

Come detto, il cane è stato il primo animale ad essere stato addomesticato dall’uomo, appartiene alla famiglia dei canidi e, in base agli ultimi studi compiuti, la specie da cui discende è quella del lupo Grigio, Canis lupus (J. Bradshaw, 2011)*.

Il lungo e complesso processo di domesticazione ha però fatto si che il nostro cane domestico, Canis familiaris, si distinguesse molto sotto diversi aspetti, soprattutto a livello di comportamento, dal suo antenato comune.

Per questo quindi, se vogliamo conoscere veramente chi è il nostro cane, il fattore principale da considerare è tutto ciò che è avvenuto durante tutto il processo di domesticazione ed è inoltre utile tenere presente che cane e lupo derivano a loro volta da un’ ampia famiglia, quella dei Canidae, a cui appartengono anche altre specie come sciacalli, coyote ecc. dalle quali possono avere preso diverse caratteristiche.

Il processo di domesticazione ha fatto si che gli attuali cani avessero e sviluppassero nel corso del tempo le caratteristiche che li hanno resi adatti a vivere con la specie umana seguendo il nostro sviluppo e la nostra evoluzione, evolvendosi e modificandosi a loro volta sotto numerosi aspetti: etologici, fisiologici, morfologici (pensiamo ad esempio a tutte le razze che si sono create nel corso del tempo) ecc. Tutto ciò li ha quindi differenziati sotto molti aspetti dai loro antenati e queste differenze spesso emergono principalmente a livello comportamentale.

conosciCane-razze (1)

Nel corso del tempo il cane ha sviluppato e stabilito un legame con l’uomo. Cane e uomo hanno imparato pian piano a comunicare e a vivere insieme, il cane ci ha accompagnato nel tempo seguendoci e adattandosi di volta in volta ai cambiamenti avvenuti nella nostra società.

Per anni il cane è stato compagno dell’uomo svolgendo anche diverse attività utili all’uomo (ex, cani da pastore, cani da guardia, cani da caccia ecc…) ed è in queste occasioni che spesso l’uomo ha poi avuto modo di selezionare e creare le diverse razze.

conosciCane-razze (2)

Questo processo di evoluzione delle due specie (cane e uomo) è continuato e continua fino ai giorni nostri. È sempre più in crescita in questi ultimi anni il numero di cani domestici che entrano a fare parte della nostra società, nelle nostre città, nelle nostre case, nelle famiglie e in diverse e nuove attività sociali e di lavoro.

L’attuale contesto sociale dell’uomo ha però avuto nel giro di poco tempo un grande cambiamento, le società sono sempre più tecnologiche e urbanizzate, e i cani si trovano a loro volta di fronte a un ambiente molto diverso da quello cui erano abituati in passato (spesso più rurale e con routine meno frenetiche di quelle che spesso comportano quelle della vita in città).

Cane e uomo, riusciranno anche in questo caso, a portare avanti quella che è stata fino ad oggi la loro lunga convivenza?

Per far si che ciò sia possibile l’uomo dovrà tenere in considerazione tutto ciò di cui ha bisogno il cane, conoscerlo veramente in quelli che sono i suoi aspetti di base e tenere presente quelli che sono i comportamenti tipici della specie per far si che ai cani sia data possibilità di esprimerli e soddisfarli.

Il cane è una specie sociale, ed è proprio questo uno dei fattori che ha fatto si che potesse dividere fin’ ora la sua esistenza con noi. Il cane quindi ha bisogno di poter stare con noi e della nostra presenza il più possibile costante.

Un altro dei bisogni dei cani da non sottovalutare è il bisogno di attività. Non basta dare cibo e riparo al cane per far si che possa vivere bene e in salute. Come detto in precedenza infatti, spesso molte razze attuali si sono selezionate proprio in seguito alle attività in cui i cani collaboravano con l’uomo e le caratteristiche che si sono create nel tempo e che hanno reso i cani adatti per queste attività sono rimaste e le ritroviamo tutt’oggi nei nostri cani. Anche se spesso oggi molte di queste attività umane sono cambiate e ai cani non viene più richiesto di compiere questi ruoli, essi hanno però bisogno comunque di poter esprimere e svolgere quelli che sono i loro comportamenti e le attività per cui si sono evoluti. Potremo quindi cambiare i modi con cui interagire coi nostri cani ma in loro resta comunque il bisogno di soddisfare in qualche modo queste loro esigenze.

Come possiamo vedere quindi questi e tanti altri sono i fattori a cui porre attenzione se vogliamo far si che la nostra convivenza coi cani continui e si mantenga in modo sano e pacifico per entrambi nei nostri contesti urbani, nelle nostre città e nelle nostre case.

Spesso quando ci si accinge a prender un cane con noi, ci si aspetta che sia ubbidiente, educato, che stia dove vogliamo noi e si adatti a quello che facciamo noi. Non è, o non dovrebbe essere, cosí un buon e sereno rapporto di convivenza. Per  poter vivere insieme infatti gli “sforzi” per conoscersi e adattarsi andrebbero fatti da entrambe le parti. Non è solo il cane che deve “obbedire ai nostri ordini”, “capire quello che gli diciamo” o “fare e stare dove vogliamo”. Se vogliamo un rapporto che sia davvero biunivoco e gratificante per entrambi, anche noi dobbiamo “andare incontro” a quelle che sono le esigenze del nostro cane, andare incontro e soddisfare i suoi bisogni. Un vero rapporto biunivoco in cui entrambe le parti sono soddisfatte, non è un rapporto di “dominante” e “dominato/sottomesso” ma un rapporto in cui entrambe le parti riescono a comunicare e soddisfare parallelamente le loro esigenze. Per avere cani che siano felici di vivere e collaborare con noi, rispondere alle nostre richieste e adattarsi alle nostre routine quotidiane, anche noi dovremmo in qualche modo soddisfare e rispettare le loro esigenze.

Per farsi aiutare nella scelta di condividere la vita con un compagno canino, il proprietario può avvalersi del supporto di diverse figure professionali. Ad esempio: veterinari, allevatori, educatori cinofili, istruttori, addestratori, rieducatori, dog-sitter ecc. a seconda dell’ambito per cui ha bisogno. 

Dott.ssa Sara Maffi

*John Bradshaw – “Come diventare il migliore amico del tuo cane”

Servizi Cinofili

Servizi Cinofili

Sara e Biscotto comunicano con gran piacere la loro collaborazione con l’allevamento di Welsh Corgi Pembroke De “Il Larice Bianco”di Francesca Bertazzo http://www.illaricebianco.it/

Info e Dettagli del progetto:

I CORSI DE IL LARICE BIANCO

servizi3

Siamo lieti di offrire un aiuto per la gestione di cani di ogni razza (e non):

Puppy-school, educazione di base, dog-sitting, preparazione per esposizioni di bellezza.

I nostri sono corsi individuali e personalizzati.

servizi1

Vi comunichiamo la possibilità di consulenze con la Dott.ssa Sara Maffi, che ringraziamo per la  collaborazione al nostro progetto:

Consulenza comportamentale nella gestione e nello sviluppo del rapporto col cane per poter stabilire una corretta comunicazione,educazione e interazione con l’animale.

-Consulenza per stabilire e sviluppare una corretta gestione della routine quotidiana col cane, sia in ambito domestico e famigliare che nella società, per poter garantire e soddisfare i bisogni fisiologici e comportamentali dell’animale (elementi fondamentali per il benessere dell’animale e necessari per poter sviluppare un corretto rapporto con esso).

-Consulenza nelle eventuali problematiche comportamentali, educative e gestionali.

servizi2

Per informazioni:Tel.3926650210

http://www.illaricebianco.it/1/servizi_828185.html

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PAURA, ANSIA E STRESS

Paura, ansia e stress sono termini che ci troviamo ad usare nel quotidiano sia in riferimento a noi umani che negli altri animali.

In particolare, come potrete vedere nel corso dell’articolo e come spiegherò alla fine, la decisione di trattare proprio in questo periodo e in questi giorni dell’anno questi temi non è fatta a caso.

Per la complessità degli argomenti immagino risulterà piuttosto lungo e impegnativo per chi non ha ancora avuto modo di approfondire queste tematiche così importanti e complicate. Proverò a semplificare per quanto possibile. Buona lettura 😉

Iniziamo col dire che: paura, ansia e stress sono delle risposte adattative essenziali per la sopravvivenza degli organismi. Sono presenti come detto, sia in noi umani che negli altri animali. Vanno però distinti tra loro in quanto ognuno rappresenta condizioni e stati ben definiti.

La paura è considerata un’emozione primaria e fondamentale (Darwin, 1872; Ekman, 1999) che induce una risposta adattativa che consente all’individuo (umano e non umano) di evitare situazioni e attività che potrebbero essere pericolose. La risposta emotiva (che può o no implicare una componente cognitiva) ha inizio quando l’animale percepisce uno stimolo che riconosce come pericoloso, o interpreta come potenzialmente pericoloso, e dà avvio a una risposta correlata allo stress e a un’appropriata attività motoria.

L’ansia invece va distinta dalla paura, è generalmente descritta come uno stato “psicologico, fisiologico e comportamentale indotto negli uomini e negli altri animali da una minaccia al loro benessere o alla loro sopravvivenza, che può essere sia attuale o potenziale” (Steimer, 2002). È una risposta emotiva a uno stimolo che presagisce una situazione potenzialmente pericolosa o imprevedibile. In questo caso l’animale non si trova necessariamente già di fronte al potenziale stimolo di pericolo ma piuttosto anticipa una conseguenza negativa.

Dalla paura e dall’ansia deriva però una comune risposta correlata allo stress derivato da una reale o prevista minaccia (Casey, 2004).

Parlando di stress entrano invece in gioco i termini “risposta allo stress” e “stressors” (o eventi stressanti).

La risposta allo stress è un meccanismo normale e altamente adattativo nell’uomo e negli altri animali, importante per la sopravvivenza. Dà avvio a cambiamenti che forniscono all’individuo le risorse necessarie o per un’immediata attività scheletrica, ottimizzando lo stato di vigilanza e la reattività (Weipkema e Koolhaas, 1992), o per far fronte a un evento interno, come la risposta del sistema immunitario a una sfida interna (Ader e Cohen, 1993).

Il termine “stressor” indica invece un evento o situazione che ha un impatto acuto o cronico su un individuo e che provoca una risposta neuroendocrina allo stress.

Nell’uso quotidiano, il termine “stress” è utilizzato sia in riferimento alla risposta fisiologica descritta da Selye (1956) sia per definire un evento o una situazione che causa un impatto cronico e negativo sul comportamento, sulla salute, sul benessere (Casey, 2004). 

paura,ansia,stress  (1)

MECCANISMI DELLO STRESS

Tutti gli organismi cercano di mantenere in condizioni stabili l’ambiente interno per far sì che funzioni al meglio, per far questo usano una serie di meccanismi fisiologici: questo processo prende il nome di omeostasi.

Le variabili fisiche, chimiche o biologiche dell’ambiente esterno continuano a perturbare e influenzare questo sistema. I cambiamenti avversi percepiti dal soggetto riguardano stimoli stressanti o stressors. L’organismo tiene continuamente informato il sistema nervoso riguardo al suo stato in relazione all’ambiente esterno. Il cervello elabora queste informazioni e mette in atto risposte appropriate per mantenere l’omeostasi (Johnson et al., 1992).

Gli stimoli stressanti danno luogo a diverse risposte adattative da parte del corpo, che servono per mantenere stabili le funzioni dell’organismo quando si trova in circostanze e condizioni non ottimali (Gabry et al., 2002).

Lo stress è la condizione in cui il cervello interpreta il carico di stressors troppo eccessivo e risponde così in modo generalizzato.

Gli stimoli stressanti possono essere fisiologici, biologici o fisici.

Nell’ambito di stimoli intensi e paurosi le risposte cognitive, fisiologiche ed emotive lavorano insieme per migliorare le possibilità di sopravvivenza. L’attenzione è tutta incentrata sullo stimolo pericoloso e le funzioni del sistema autonomo mettono l’organismo pronto per l’attacco o la fuga.

Gli effetti comportamentali della risposta allo stress includono un aumento di sensibilità, consapevolezza, cognizione, euforia e analgesia.

Gli adattamenti fisiologici riguardano l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), l’aumento del tono cardiovascolare, della frequenza respiratoria e del metabolismo.

C’è poi una generale diminuzione di quelle attività e funzioni che possono compromettere l’efficacia delle risposte messe in atto per affrontare e superare il pericolo (esempi di queste attività: il sonno, l’alimentazione, la crescita e la riproduzione).

Questa condizione è stata ben descritta e definita da Selye (1976) come GAS ossia Sindrome Generale d’Adattamento ed è convenzionalmente conosciuta come “risposta allo stress”.

Gli individui differiscono nella capacità di sopportare il carico allostatico e l’intensità delle sue risposte a stress acuto o cronico.

Nonostante la risposta allo stress è essenziale per la sopravvivenza, quando diventa esagerata o incontrollata può essere però essa stessa causa di danni (Rhodes et al., 2009).

paura,ansia,stress  (2)Risposta fisiologica allo stress (www.yogatradizione.it/biologia)

SINDROME GENERALE D’ADATTAMENTO (GAS)

Hans Selye ha goduto di molto credito nel ventesimo secolo per avere reso popolare il concetto di Stress nella letteratura medica e scientifica. Nel 1936 Selye ha introdotto la sua nozione di stress definendola come una “risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta posta a esso”. Ha inoltre avanzato il concetto di una risposta allo stress che si sviluppa secondo determinate fasi, arrivando così a parlare di GAS ossia Sindrome Generale d’Adattamento.

Quando un animale o l’uomo è esposto a uno stressor, ha inizio rapidamente la fase d’allarme. Questa fase viene a sua volta distinta in due fasi: shock e contro-shock. Gli effetti perturbatori dello stressor sono resi evidenti dai repentini cambiamenti che si hanno nel processo omeostatico: si modificano i processi regolatori che controllano la pressione  sanguigna, i livelli di glucosio circolante, il bilancio elettrolitico, la distribuzione del flusso  sanguigno, la permeabilità delle membrane. Queste immediate risposte di shock allo stressor sono in parte contro bilanciate dalle risposte di contro-shock della corteccia surrenale, attraverso il rilascio di corticosteroidi, e dal midollo surrenale, attraverso il rilascio di epinefrina.

Se lo stimolo stressante persiste oltre un periodo prolungato, ha inizio la seconda fase della Sindrome Generale d’Adattamento: la fase di resistenza. Durante questa seconda fase, l’organismo acquista un maggior adattamento agli effetti di questi imprevisti che si trova ad affrontare ma diventa più suscettibile agli effetti dannosi di altre sfide omeostatiche. In questa fase Selye ritiene che la corteccia surrenale svolga un ruolo chiave attraverso un rilascio bilanciato di ormoni steroidi “sintossici” e “catatossici”. Gli ormoni glucocorticoidi sintossici inibiscono le risposte infiammatorie, mentre gli ormoni catatossici promuovono il processo infiammatorio contro i patogeni.

A un certo punto, se lo stimolo stressante continua e aumenta d’intensità, l’organismo entra nella terza e ultima fase della Sindrome, la fase di esaurimento. Selye ha suggerito che l’inizio di questa terza fase è innescato dall’esaurimento delle riserve di energia. L’esaurimento di quest’energia è seguito da un aumento dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi- adrenocorticale e dall’inizio di cambiamenti pato-fisiologici a livello del sistema immunitario e del tratto gastrointestinale, che possono condurre fino alla morte dell’organismo.

Quando lo stress si prolunga per anni, infatti, l’organismo diventa sempre più suscettibile agli agenti infettivi e si hanno ulcere nel tratto gastrointestinale, tutti questi effetti deleteri della fase d’esaurimento a lungo andare possono quindi portare alla morte (McCarty e Pacak, 2007).

…PER CONCLUDERE: 

Come possiamo vedere quindi tutti questi stati, meccanismi ed eventi descritti fanno parte della vita di tutti gli esseri viventi e sono tutti molto importanti per regolare la sopravvivenza degli organismi. 

Come si può notare ci sono poi diverse e tante variabili coinvolte in tutto ciò e spesso le differenze dipendono da individuo a individuo.

La paura, l’ ansia e lo stress aiutano l’organismo ad affrontare gli eventi con cui si trova a che fare nel corso dell’esistenza.

Abbiamo visto però che, quando questi stati diventano prolungati nel tempo, tutti questi meccanismi possono avere invece conseguenze anche deleterie nel caso in cui gli organismi non riescano a far fronte alle avversità.

Come si può notare tutte queste tematiche e meccanismi, oltre ad essere molto importanti, sono anche molto complessi e difficili da spiegare e trattare. Molti studi e ricerche sono poi ancora in atto per capire sempre meglio il funzionamento degli organismi viventi.

La decisione di affrontare in questo articolo questa tematica cosí complessa proprio in questo periodo di feste, come dicevo all’inizio, non è stata fatta a caso e forse ora capirete maggiormente anche voi lettori il motivo 😉

La fine dell’anno infatti si avvicina e in molte città, ahimè, si sentono già colpi, spari e botti per i festeggiamenti del nuovo anno e così molti proprietari di animali domestici purtroppo si stanno già trovando ad affrontare i problemi che da essi derivano.

Questi rumori cosí forti, improvvisi e inaspettati infatti sono spesso esempi di eventi paurosi e stressanti per molti dei nostri animali, spesso anche per noi in realtà, che portano a una serie di eventi negativi. Causano poi stati di ansia in quanto spesso non ce li si aspetta. Inoltre i nostri animali nemmeno sanno di che si tratta e li percepiscono con intensità maggiori rispetto a noi.

Tutto ciò porta quindi stress e negatività e le feste invece che essere momento di semplice svago e relax diventano motivo di incubo per cose che, a mio parere, possono benissimo essere evitate o perlomeno fatte con un certo criterio, limitate magari nel momento della festa e non buttate a caso per dare sfogo a chissà cosa.

Speriamo quindi di saperci regolare nei festeggiamenti…

Auguro a tutti gli animali umani e non umani una felice fine dell’anno e un buon inizio…si spera con un po’ di calma e serenità :)

Sara e Biscotto ringraziano tutti i lettori che ci hanno seguiti in questi primi mesi di esperienza di questo blog e vi aspettano sempre più numerosi per il nuovo anno :)

Tanti saluti a tutti!

Woof woof da Biscotto 😉

paura,ansia,stress  (3)https://consultambientepsg.wordpress.com/2013/12/21/capodanno-2014-dire-no-ai-botti-e-un-segno-di-civilta/

Dott.ssa Sara Maffi

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali

Specializzata in Interazione Uomo-Animale

BIBLIOGRAFIA

Tesi di Laurea: Sara Maffi, (2014), “La termografia come potenziale strumento per valutare lo stress nel cane (Canis familiaris): uno studio pilota durante la visita veterinaria”, Relatore: Dott.ssa Clara Palestrini, Correlatore: Prof.ssa Emanuela Prato-Previde, Facoltà di Veterinaria, Università degli Studi di Milano.

Ader R., Cohen N., (1993), Psychoneuroirnmunology: conditioning and stress, Annual Review of Psychology, 44, pp. 53-85.

Casey R., (2003), Fear and stress, In: Horwitz, D.,Mills D., Heath S. (Eds.), BSAVA Manual of Canine and Feline Behavioural Medicine, BSAVA, Gloucester, pp. 144–153.

Casey R., (2004), Paura e stress., In: Horowitz D.F., Mills D.S., Health S., (eds): “Terapia Comportamentale del cane e del gatto”, UTET, Torino, 177-188.

Darwin C., (1872), The expression of the emotions in man and animals, London, Murray.

Ekman P., (1999), “Basic Emotions”, in Dalgleish, T; Power, M, Handbook of Cognition and Emotion, Sussex, UK: John Wiley & Sons.

Gabry K.E., Gold P.W., and Chrousos G.P., (2002), Hypothalamic–pituitary–adrenal axis: Introduction to physiology and pathophysiology. In: Pfaff D (ed.) Hormones, Brain, and Behavior, vol. 4, pp. 841–866. New York: Academic Press.

Johnson E.O., Kamilaris T.C., Chrousos G.P., and Gold P.W., (1992), Mechanisms of stress: A dynamic overview of hormonal and behavioral homeostasis, Neuroscience and Biobehavioral Reviews 16: 115–130.

McCarty R., Pacak K., (2007), Alarm Phase and General Adaptation Syndrome, Elsevier Inc., Vanderbilt University, Nashville, TN, USA, National Institutes of Health, Atlantic GA, USA, reproduction from the previous edition, volume 1, pp 126–130, 2000.

Rhodes M.E., McKlveen J. M., Ripepi D.R. and Gentile N.E., (2009), Hypothalamic–Pituitary–Adrenal Cortical Axis, Elsevier Inc., Saint Vincent College, Latrobe, PA, USA.

Selye H., (1936), A syndrome produced by diverse nocuous agents. Nature 138: 32.

Selye H., (1976), Forty years of stress research: Principal remaining problems and misconceptions. Canadian Medical Association Journal 115: 53–56.

Steimer T., (2002), The biology of fear-and anxiety-related behaviors, Dialogues in clinical neuroscience, 4(3), 231.

Weipkema P.R., Koolhaas, J.M., (1992), The emotional brain, Animal Welfare, 1, pp. 13-18.

 

Biscotto su T-Shirt

E da oggi la mia mascotte “Biscotto” è anche su T-Shirt! 😀

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Continuate a seguirci!!! 😉

by Sara Maffi e Biscotto “The Talking Dog”

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